04-05-2019 ore 16:05 | Rubriche - Musica
di Andrea Galvani

Steve Hackett, tutto esaurito a Bergamo coi fan estasiati da Selling England by the pound

La riproposizione integrale di Selling England by the pound - capolavoro dei Genesis del 1973 - ha portato Steve Hackett a raccogliere anche a Bergamo l’ennesimo tutto esaurito. Maestro di tecnica, nell’incidere il brano Dancing with the Moonlit Knight riscoprì trucchi risalenti anche agli anni ‘50 che l’heavy metal anni Ottanta seppe cogliere a piene mani: tapping, sweep picking e octave jumps. L'album viene inciso con grande calma, tre mesi. È quasi un concept, l'ultimo prima della 'svolta' pop anticipata qui da More fool me. All’epoca anche John Lennon apprezzò il disco; come poteva essere altrimenti: con Phil Collins alla batteria c’erano Tony Banks alle tastiere, Mike Rutherford al basso. Testi, voce, oboe e flauto (e costumi, meravigliosi, resi immortali dai live) portano la firma di un certo Peter Gabriel.

 

Musica senza tempo

Costruiti su un’arguta, dotta base di giochi di parole e tradizionali modi di dire, affrontava di petto la ‘predisposizione’ commerciale d’Albione e ne criticava l’ossessione per l’apparenza, ad evidente scapito della sostanza. Il mondo si stava globalizzando ad una velocità insostenibile e il consumismo aveva già iniziano a presentare i prezzi sociali ed ambientali. Eppure in molti - all'epoca ed oggi - fingono di non vedere. Classe 1950, originario della lussuosa Pimlico, tra Chelsea e Westminster, nel tour 2019 che ribadisce l’immortalità dei Genesis è stato accompagnato alle tastiere da Roger King (Gary Moore, The mute gods), alla batteria e percussioni da Craig Blundell (Steven Wilson), al sax e flauto da Rob Townsend (Bill Bruford), al basso e chitarra da Jonas Reingold (The Flower Kings), alla voce da Nad Sylvan (Agents of Mercy).

 

Melting pot

Durante la serata ha presentato anche alcuni brani da Spectral mornings, anno 1979, uno dei suoi dischi solisti più apprezzati dal pubblico. Lo scorso 25 gennaio è uscito il suo venticinquesimo disco: “At the edge of light accoglie musica e musicisti di tutto il mondo”. Un mondo che lo preoccupa, “perché i confini della musica popolare non sono più vasti come un tempo”. Da qui la necessità di creare arte che sappia unire, cogliere le differenze e valorizzarle. Costruire ponti. Il segreto per opporsi al declino culturale e morale di un Paese, oggi come nel 1973, rimane la conoscenza reciproca, il melting pot.

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