04-04-2020 ore 20:37 | Rubriche - Costume e società
di redazione

Covid19. La politica dell'emergenza, scuole e sanità pubbliche e il rispetto dei diritti umani

"In questi giorni di disagio collettivo è inevitabile riflettere. Ci voleva un’emergenza simile per accorgersi che ai bordi della pianura ci sono i monti e possiamo vederli ben più spesso e più nitidamente grazie anche alla drastica riduzione del traffico. Ci voleva un’emergenza del genere per accorgersi che servizi essenziali come la sanità e l’istruzione pubblica svolgono ogni giorno un ruolo importantissimo e, sia pure con dei limiti, ci garantiscono diritti, uguaglianza e pari opportunità. Ma non siamo tutti uguali di fronte all’emergenza. Quando la scuola diventa smart scopriamo che non tutti gli studenti possono essere seguiti a distanza: i meno fortunati, quelli che solitamente frequentano la scuola con orario ridotto e si guadagnano l’integrazione scolastica a fatica per le risorse insufficienti, non ne possono fruire”.

 

Smarrimento e senso di abbandono

“Le persone con disabilità che, lasciata la scuola, frequentano strutture diurne, quando l’emergenza sanitaria ne decreta la chiusura, restano in famiglia. Quanti, ormai adulti, vivono in strutture dove affrontare quest’emergenza equivale ad un miracolo, al pari degli anziani, vivono nelle Rsa, pagano carissimo l’isolamento imposto, anche perché non ne possono comprendere le cause: la loro tristezza confina con lo smarrimento ed il senso di abbandono. Per questi ultimi, siano in questa condizione dalla nascita o per l’età avanzata, l’emergenza non offre alternative smart alla vita sociale. Quando le distanze fra persone devono essere aumentate continuano a necessitare di aiuti che li espongono ed espongono i loro care-giver al contagio. Quando le routine abituali vengono meno precipitano nell’abulia senza rimedio”.

 

Diritto alla diversità

“Se poi le cose si mettono male, anche le condizioni di accesso all’altro pilastro dell’uguaglianza, la sanità pubblica (pubblica per forza – e tanto di cappello – perché il privato questo servizio non lo fa) non possono entrare nelle strutture di pronto soccorso alle regole che l’emergenza impone. Chiunque si trovi a fare quest’esperienza in tempi normali si accorge che la diversità, quale che sia, mette in crisi un sistema sanitario che si è sempre più specializzato, standardizzato nelle risposte, contratto nei tempi da dedicare al paziente. Ma l’emergenza è per queste persone talmente prepotente da arrivare a negare loro o il diritto alla diversità o il diritto alla salute. È chiaro, la contingenza che attanaglia l’Italia ed il mondo oggi è tale da porre il sistema sanitario a durissima prova, costringendolo a trascurare brutalmente quanto non abbia la priorità del “salvare la vita”.

 

La politica emergenziale

“Ma al pari di quanto capita nella vita di tutti i giorni, quest’ultima missione non può esserci offerta senza riguardo alle differenze. Un paziente con malattia di Alzheimer non può rimanere solo due giorni in un corridoio di pronto soccorso o in un reparto in cui non riceve specifiche attenzioni, così come non può farlo un paziente con deficit fisico o psichico grave. La politica emergenziale che prevede una sorta di “deportazione” a livello regionale e oltre di pazienti isolati dai loro famigliari, mentre si trovano in una condizione di estrema fragilità, condizione alquanto traumatica per i più, non può essere applicata a persone scarsamente o per nulla orientate nel tempo e nello spazio, impossibilitate a riferire sintomi, rispettare regole di comportamento, ricevere comunicazioni sul loro stato di salute e trasmetterle ai familiari senza aiuto. In misura esponenziale rispetto alla vita di sempre, il loro grado di difficoltà è commisurato e dipendente dall’inadeguatezza dell’ambiente che li circonda. L’elenco delle cose che questa circostanza ci ha svelato è infinito, ognuno mette l’accento su ciò che lo colpisce di più”.

 

Sanità e istruzione

Per quanto mi riguarda è la resilienza che la sanità pubblica, e in subordine la scuola pubblica, duramente provate da politiche di tagli dissennati e datati limiti strutturali, sono riuscite a mettere in campo in questa occasione. La prima, sottoponendo la propria forza lavoro ad uno sforzo sovrumano, sta arginando le conseguenze del virus, la seconda sta inventando soluzioni nuove per salvaguardare la continuità di apprendimento e la validità dell’anno scolastico. E ancor più mi colpisce l’impegno che gli operatori impegnati nelle strutture residenziali, rimaste in funzione nonostante l’emergenza, hanno profuso nella cura e nell’assistenza della loro utenza, applicando tutte le misure a loro disposizione ed un eccezionale spirito di sacrificio, per preservare l’utenza dalla minaccia virale.

 

I diritti umani

“A sanitari, docenti e operatori che, dando prova di generosità e abnegazione, ci hanno offerto una protezione dal senso di sopraffazione e dal panico va tutta la nostra gratitudine. Ma allo stesso tempo non possiamo ignorare la forbice che divarica sempre più la “normalità” dalla “fragilità” nel passaggio dalla quotidianità all’emergenza. All’inizio della vicenda italiana mi era successo di temere che qualche bimbo o ragazzo potesse fare l’esperienza estraniante di essere curato con i protocolli applicati ai pazienti sospetti o accertati di covid19. Il virus, in realtà, non li contagia o raramente genera in loro complicanze gravi. Ma vorrei capire cosa sarebbe accaduto a quelle regole e a quei protocolli se fosse capitato il contrario. In nome dell’uguaglianza e dei diritti che fanno capo a ciascuno di noi, quando questa vicenda sarà alle nostre spalle, non ci potremo limitare alla conta delle vittime e dei danni economici. Dovremo seriamente rivedere un buon numero di cose, dagli stili di vita alle politiche economiche, dovremo ripensare al ruolo e alla riorganizzazione della sanità pubblica, finanziandola adeguatamente, ma dovremo darci una priorità assoluta: realizzare i dettati della Carta Costituzionale in primis e delle convenzioni sovranazionali per i diritti umani, adottando tutte le misure che li rendano effettivi per tutti, ma proprio tutti, nella vita quotidiana, e soprattutto, nelle occasioni straordinarie”. Lettera firmata

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