
Dall’idea di una studentessa di classe quinta del liceo linguistico, che ci aveva conosciuto quando avevamo incontrato le squadre giovanili (tutte femminili) del Crema Volley 2.0, la scorsa settimana siamo state invitate a intervenire nell’ambito del monte ore al liceo Racchetti-Da Vinci e, naturalmente, abbiamo accettato l’invito con grande piacere. Cinque operatrici del gruppo scuola di Rete Con-tatto hanno pertanto organizzato e condotto l’intervento presso l'Istituto scolastico. Si tratta di: Daniela Venturini, coordinatrice della rete ed educatrice presso la Comunità mamma-bambino Colbert, Laura De Poli, educatrice presso il consultorio dell’Asst di Crema, Jennifer Sorabella e Nuccia Sangiovanni, rispettivamente collaboratrice e neovolontaria del centro antiviolenza Associazione donne contro la violenza, e Cecilia Gipponi, avvocata volontaria per Rete Contatto.
L'indagine
Per l’occasione è stata elaborata un’attività della durata di 50 minuti circa, proposta a quattro diversi gruppi di studenti e studentesse, tra le 9 e le 13. Per tutta la mattinata si sono alternati giovani di ogni classe, dalla prima alla quinta, di tutti e tre i licei (classico, scientifico, linguistico). La riflessione si è articolata a partire dalla ricerca pubblicata il 14 febbraio scorso da Save the children, dal significativo titolo Stavo solo scherzando. L’indagine, commissionata a Ipsos Doxa, “nasce con l’intento di interpretare il tema specifico della violenza nelle relazioni affettive onlife (teen dating violence), ampliando lo sguardo anche alle relazioni amicali e sociali tra pari, un ambito di indagine recente e complesso, nonché ancora poco approfondito sul piano empirico e teorico. In questo studio, la chiave interpretativa della violenza di genere aiuta a leggere e riconoscere il presentarsi di comportamenti di controllo e violenza (e il loro eventuale acuirsi) tra ragazzi e ragazze”.

Confronto
Le cinque esperte hanno scelto alcune delle slides più significative con i grafici delle relative risposte, appese in aula affiancate ad altre domande, creando un percorso per stimolare i ragazzi e le ragazze a riflettere sulle loro esperienze personali e/o amicali. Le risposte, rigorosamente anonime e raccolte in varie scatole, sono state poi pescate in maniera casuale, e dalla loro lettura sono state intavolate discussioni e confronti.
È stato davvero bello ascoltare questi giovani, che si sono lasciati coinvolgere con la freschezza e la genuinità della loro età.
I campanelli d'allarme
Quanto emerso conferma in gran parte gli esiti della ricerca di Save the children: spesso nelle relazioni affettive tra teenagers si possono già scorgere quelli che noi individuiamo come campanelli d’allarme di un rapporto potenzialmente tossico: forme di controllo, possesso e condizionamento che, soprattutto inizialmente, non destano particolare sospetto ed anzi vengono confuse con dimostrazioni di cura e di amore. Allo stesso tempo i giovani e le giovani sembrano avere le idee chiare sui principi fondamentali di qualsiasi relazione, che sia d’amicizia o d’amore; sono state infatti pronunciate chiaramente le parole-chiave sulle quali sempre tentiamo di farli soffermare: rispetto, fiducia, libertà, responsabilità, parità. Più ci allontaniamo da questi punti fermi, più la relazione rischia di essere tossica. Purtroppo spesso non è facile parlarne: i giovani ci dicono che occorre ascolto senza giudizio, certezza di non peggiorare la propria situazione, profonda vicinanza e rispetto dei tempi della vittima. Abbiamo salutato gli studenti con questo ultimo stimolo: “anche io posso fare la differenza”, perché la violenza riguarda tutte e tutti, e ciascuno, ciascuna, può farsi portatore della cultura del rispetto.
