
A partire dal clima classificatorio del '700 (Linneo, Buffon), applicato anche gli umani, si sviluppò il concetto di razza, nel tentativo di classificarli in maniera sistematica, come gli altri organismi viventi: piante, animali. Le classificazioni erano fondate su caratteri anatomo-morfologici poiché nulla si sapeva dei meccanismi genetici. Questo tentativo fiorì nel periodo di sviluppo del capitalismo industriale e del colonialismo, che lo assunse e sostenne come giustificazione del dominio, non solo politico e militare, ma anche scientifico e culturale dell'Occidente. Ad esempio, nella metà dell’800 il francese De Gobineau sosteneva una rigida gerarchia razziale con i bianchi ariani che incarnavano virtù superiori, mentre le razze gialla e nera erano istintive e materialiste. Inoltre, affermava che la mescolanza tra razze fosse causa della decadenza delle società evolute. Queste idee furono riprese successivamente dal nazismo.
Patrimonio genetico omogeneo
La scoperta del Dna, del codice genetico e la mappatura del genoma umano, completata nel 2000, hanno dimostrato che il patrimonio genetico umano è omogeneo al 99,9 per cento. Questo significa che le differenze genetiche tra due individui appartenenti alla stessa popolazione possono essere superiori a quelle tra due individui appartenenti a due popolazioni differenti. Esiste perciò la concreta possibilità che il lettore di queste righe sia geneticamente più simile a un eschimese piuttosto che al compagno di scuola che, da piccolo, veniva preso per suo parente.
Meticci
Homo sapiens ha avuto origine in Africa 200-300 mila anni fa e ha popolato l’intero pianeta negli ultimi 100 mila anni circa. È arrivato in Europa, dove ha incontrato e si è incrociato con l’uomo di Neanderthal, solo 45 mila anni fa, quando era ancora cacciatore-raccoglitore. Inoltre, gli umani da sempre hanno una importante tendenza agli spostamenti territoriali e ai contatti regionali, fatti che comportano un’ampia mescolanza genetica. In altre parole, noi siamo divenuti tutti più o meno meticci (o, detto volgarmente, bastardi).
Adattamento
Dunque, le differenze morfologiche non sono riconducibili a diversità genetiche ma sono il risultato di adattamenti organismo-ambiente. Ad esempio, le differenze di colore della pelle sono riconducibili al mantenimento dell’equilibrio complessivo dell’organismo: la vitamina D, fondamentale per la mineralizzazione del tessuto osseo, si forma nella parte profonda dell’epidermide. Alle alte latitudini ( ad esempio in Scandinavia), con minore irraggiamento solare, la pelle più adatta è quella chiara, poiché la pelle scura impedirebbe l’assorbimento dei raggi uv, necessario per la sintesi della vitamina (e si svilupperebbe il rachitismo). Nelle zone equatoriali (ad esempio centro Africa), la pigmentazione scura della pelle, necessaria per la protezione dal forte irraggiamento solare, riduce l’assorbimento dei raggi uv e la sintesi della vitamina, in modo da mantenere i livelli fisiologici, pur in quelle condizioni ambientali.
Unica specie
In altre parole, le differenze tra individui tradizionalmente attribuite all’esistenza di razze umane diverse non sono altro che differenze tra membri di quella che è invece una sola ed unica specie: quella degli homo sapiens. Di fatto, noi umani non ci siamo distinti per razza, ma ci siamo trasformati, con straordinaria plasticità adattativa per processi di adattamento organismo-ambiente. Pressoché ogni popolazione di sapiens, grande o piccola, limitrofa o distante rispetto ad altre, presente quasi isolata o ricca di immigrati ed emigranti, rivela una uniformità genetica propria della nostra specie.