02-05-2019 ore 19:41 | Rubriche - Costume e società
di Ramona Tagliani

Con L'HubOratorio e le Ortofficine creative Rivolta d'Adda recupera la storia locale

A Rivolta d'Adda, attraverso il progetto L'HubOratorio - cofinanziato dalla Fondazione Cariplo nell’ambito del bando Patrimonio culturale per lo sviluppo 2017 – l'associazione di promozione sociale Ortofficine creative, la parrocchia di santa Maria assunta e san Sigismondo e una fitta rete di soggetti territoriali, stanno attuando un progetto di riqualificazione e restauro del palazzo Celesia di Rivolta d'Adda e recupero della storia locale. Una collaborazione molto importante è quella con Industria scenica (www.industriascenica.com), giovane impresa creativa che dal 2012 si occupa di welfare di comunità e valorizzazione territoriale creativa, ovvero strumenti performativi per creare benessere sociale e incrementare le risorse creative della comunità.

 

Trasformazioni storiche

Per il 2019, Industria scenica ha come obiettivo la realizzazione di un breve video racconto che illustri le trasformazioni storiche di Rivolta e che vede come protagonisti i rivoltani e le loro memorie. La raccolta delle storie è avvenuta in modo creativo, con una bancarella performativa presso il mercato del mercoledì mattina. Un libro enorme su cui scrivere la propria storia, una polaroid, un album di vissuti, semi e terra per nutrire i ricordi. Ogni 15 giorni si raccoglievano storie, si facevano interviste e riprese. Ogni 15 giorni i cittadini tornavano con racconti proverbi, detti, modi di dire, canzoni, fotografie, ricette e tanto altro, eccone alcuni:

 

Com’era Rivolta un tempo?

Era come era il mondo una volta. Era un mondo affascinante con gente semplice. Il paese essendo in stile romanico era simile a come è ora a parte le strade, quelle non erano asfaltate, anzi qui proprio qui, nelle vie vicine alla piazza, partivano delle stradine sterrate che ti portavano dirette nelle cascine, nelle stalle. “Io da bambino giocavo con tutti in piazzetta a piedi nudi… quando uno urlava “lippa” l’altro urlava “lappa” e via così a correre dietro i legni. Si giocava alla lippa, alle biglie, a soffiarci i bussolotti, si giocava a pallone, tutte le sere, mentre le donne, le mamme, le nonne stavano sulla porta con la sedia a chiacchierare. Era bellissimo!”

 

Dal campanile si vede Milano

“Quando eravamo piccoli volevamo sempre salire sul campanile della chiesa a vedere la madonnina, perché non c’era niente qui intorno e da lassù, vicino alle campane, si vedeva Milano. Prendevamo una striscia di liquirizia, un limone e salivamo su in cima a far merenda rimirando la Madon. Una volta si è anche rotta la scala mentre scendevamo e io sono rimasta appesa alla corda delle campane! Le campane, sono belle e sono sempre state belle le campane. Io mi ricordo quando durante la seconda guerra mondiale, i fascisti hanno ordinato di farle scendere, di prenderle, di fonderle per fare le armi. In paese c’era un pianto costante, diffuso, erano le donne, le sorelle, le mogli, ma soprattutto le mamme che piangevano e gridavano “fondono le campane per fare le armi, per ammazzare i nostri figli”. Era uno strazio.

 

Il carretto del ghiaccio

“Io mi ricordo che non c’erano i frigoriferi e come ci divertivamo a correre dietro al carretto del ghiaccio quando passava. Era un carretto pieno di blocchi di ghiaccio. Mi ricordo che li faceva scivolare davanti alle case delle persone e li prendevano per appoggiarci su i cibi freschi. E poi c’erano le anguriere, dove ti giravi, giravi, c’erano i posti dove andare a mangiare l’anguria. Delle fette grandi così! Quando eravamo ragazzi, era tradizione trascorrere il pomeriggio di Pasqua all’Adda. Si andava sulla riva con il fiasco di vino, il salame, la chitarra chi sapeva suonare, la sedia e soprattutto le uova. Le uova, si! Si facevano bollire le uova e si mangiavano vicino all’acqua e si stava bene, si cantava, si rideva. Oggi è festa, i sciur cambian la vest, i puverel cambin nanca la camisola”.

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