01-12-2025 ore 18:54 | Rubriche - Fatto di ambiente
di Alvaro Dellera

Una giornata particolare, tra i pesci della roggia Vecchia Chignola, al seguito della Fipsas

La roggia Vecchia Chignola, continuazione della roggia Gradella, attraversa la frazione Barbuzzera costeggiando la via omonima per giungere poco più avanti nell’abitato di Dovera. È interessata da una manutenzione straordinaria, con un pesante intervento di sistemazione spondale con del pietrame. Per questo motivo è stato necessario mettere in asciutta la roggia e salvaguardare la fauna ittica con un’operazione di cattura e successivo rilascio effettuata dal personale qualificato della Fipsas, sezione provinciale di Cremona. Assistere a questa complessa ma affascinate operazione lascia stupiti per quanto sia curioso ma anche affascinante il modo di prelievo e di rilascio di tutto il pescato.

 

La nuova dimora

Costretti a lasciare il corso d’acqua dove sono nati e cresciuti questi pesci troveranno poco lontano da qui, nel fiume Tormo, la loro nuova dimora. I lavori imminenti non avrebbero loro lasciato scampo, perciò di necessità virtù; tutto sommato nel Tormo scorrono ancora acque limpide e questi nuovi inquilini potrebbero un domani ritrovare ancora la strada del ritorno. L’operazione si è svolta di buon mattino la roggia svuotata parzialmente della sua abituale portata ha permesso agli operatori di entrare facilmente. Risalendo la roggia hanno iniziato ad affondare i guadini lungo la vegetazione spondale e come per magia a raccogliere i primi pesci. La magia è data dall’apparecchiatura che uno dei due operatori tiene nelle mani. Con un tocco del pulsante, il guadino immerso nell’acqua, rilascia un breve e poco intenso campo elettrico in corrente continua di 200 volts e un amperaggio compreso tra 1,5 a 2 ampere.

 

Scopi scientifici

Questo effetto viene definito “galvanonarcosi” e determina l’interruzione momentanea delle funzioni motorie principali. Niente paura, i pesci si riprenderanno dallo “stordimento” in pochi secondi, entro un minuto al massimo. La pesca con questo sistema è autorizzata solo per scopi scientifici o conservativi ed è questo il caso. Diversamente è illegale. Nell’arco di un paio d’ore sono stati raccolti moltissimi pesci fra grandi medi e piccoli, prontamente versati in un grande contenitore opportunamente ossigenato nell’attesa di riversarli, ad operazione terminata, nel fiume Tormo. Fra una cattura e l’altra si ha anche il modo di analizzare le specie ittiche autoctone o alloctone presenti. Questa operazione è importante rivelatrice della salute delle acque cremasche, quali specie sopportano meglio i vari fattori di alterazione biochimica , inquinamento e/o predazione, e non mancano le sorprese.

 

 

L’assenza dei piccoli pesci

La prima raccolta a valle della roggia evidenzia la mancanza di pesci di piccola e media taglia, un fatto spiegabile con la forte predazione da parte di cormorani e marangoni minori, uccelli acquatici predatori infallibili, cresciuti in modo esponenziale anche dalle nostre parti, mentre vengono pescati diversi cavedani e barbi di notevoli dimensioni. I cavedani (sopra) risultano essere la specie più comune e abbondante presente nella roggia Vecchia Chignola. Nei guadini però finiscono anche altre specie autoctone se pur di poche unità come carpe, barbi, triotti, alborelle, vaironi, lucci perca e lucci italici. Immancabili le specie ittiche alloctone come tre piccoli siluri e alcuni rodeo amaro, entrambi provenienti dall’Europa orientale e Asia occidentale e diverse pseudorasbora provenienti dall’Asia orientale. Fra le sorprese il ghiozzo padano (bos) endemico dell’Italia settentrionale abbastanza raro e il cobite europeo (besacagna), specie originaria dell’Eurasia.

 

La deposizione delle uova

Solo in corrispondenza di alcuni anfratti, erbai e piccole buche è stato possibile raccogliere ancora una certa quantità di pesci piccoli (avannotti) nati da un mese o poco più, nonostante le fredde temperature, ma come è possibile ? I cambiamenti climatici in corso con primavere molto piovose e conseguenti piene travolgenti dei fiumi e l’eccessiva temperatura fuori norma del periodo, spiegano sempre gli esperti Fipsas, non permettono la regolare ovideposizione, la cosiddetta “fregola” spostando oltre l’estate, tra fine agosto e settembre la deposizione delle uova in acqua. Un effetto negativo che potrebbe compromettere il futuro ripopolamento della fauna ittica autoctona dei fiumi padani. Ecco che interventi in emergenza dei recuperi di fauna ittica come le catture che Fipsas regolarmente effettua garantisce ancora una buona presenza numerica di specie ittiche autoctone e tiene sotto controllo le specie invasive dall’impatto ecologico devastante. Si ringraziano il presidente Giuseppe Mazzoleni della Fipsas provinciale di Cremona e le guardie ittiche intervenute.