31-05-2021 ore 10:15 | Politica - Crema
di Andrea Galvani

Crema. La piscina in consiglio comunale: ‘comune succube’, ‘no riaprirà il 10 giugno’

“La piscina di Crema può riaprire il 10 giugno e riaprirà con Prime”. Anche perché “se non aprono entro il termine, il comune potrà avviare la procedura di risoluzione del contratto di gestione con Sport management”. Il consiglio comunale di ieri sera (dopo il commosso ricordo di Maurizio Redondi) ha fatto emergere le differenti posizioni sul tema. Al termine delle due ore e venti di dibattito, l’obiettivo condiviso è stato “la riapertura dell’impianto”. Differenti le posizioni, con la maggioranza intenta a riproporre la cronistoria dell’esternalizzazione della piscina (seguiranno approfondimenti) e la minoranza a puntualizzare i deficit dell’attualità.

 

Accordi e inadempienze

In estrema sintesi il comune attenderà il pronunciamento del tribunale di Verona sul piano di concordato preventivo, con particolare attenzione al recupero dei 150 mila euro di contributi assicurati l’anno scorso dal comune. Come più volte ribadito, anche in commissione (clicca per un approfondimento) la società veronese ha tenuto un comportamento “opaco”. Il centrodestra ha direttamente attaccato il sindaco: “non siamo chiusi per pandemia, ma per un cattivo rapporto col gestore e scarso coraggio” dell’amministrazione, che avrebbe potuto risolvere il contratto ma ha tergiversato. Molto critico Emanuele Coti Zelati: “avevo condiviso la scelta di esternalizzare il servizio, ma una gestione accurata di un bene pubblico avrebbe comportato un'attenzione costante, che a conti fatti è decisamente mancata”. Il nodo del contendere sono “la serie di interventi sull’impianto che il gestore non ha effettuato. Il comune non si è preoccupato di monitorate le inadempienze e di intervenire, ben prima della pandemia”. Un dato contestato dal sindaco, secondo la quale “il faldone delle contestazioni è molto corposo”. Per la Sinistra, comunque, “ad oggi non è dato sapere a quanto ammonta il valore economico dei lavori che avrebbero dovuto compiere”. Su tutta la vicenda, “c’è un problema di gestione e cura del bene pubblico in fase pre Covid, aggravata in seguito. Si è agito in maniera non condivisa”.


Inadempienze e carenze

Anche per Manuel Draghetti, M5s, la maggioranza è risultata “carente” nella condivisione delle problematiche. “Ha erogato risorse a una società privata senza chiarire le modalità di restituzione dei 185 mila euro (35 mila dei quali a fondo perduto), ai quali vanno aggiunti circa 14 mila euro di spese legali”. Per i cinque stelle “la piscina è chiusa e la società che la gestisce è inadempiente. Altri comuni, come Monza, hanno sacrificato una stagione estiva, hanno revocato la concessione a Sport management e nel settembre 2020 la piscina è ripartita con un nuovo gestore. Noi abbiamo fatto un'operazione scellerata che tutti sapevano ci avrebbe portato in un ginepraio”. Da sottolineare che “l'avvocato Zoppolato, legale del comune, ha definito un po' opaco l'atteggiamento tenuto dalla società veronese”. Per l'esponente cinque stelle il sindaco dovrebbe “chiedere scusa e farsi da parte per il bene della città”.


Gestioni passate e tutela degli atleti

“È la terza volta che intervengo e spero che sia l'ultima”, ha esordito Tiziana Stella (della civica Crema città della bellezza), secondo la quale “negli ultimi 30 anni nessuno esce vittorioso, da destra a sinistra, dalla gestione della piscina”. Tra i maggiori elementi di criticità, progetti che in realtà si sono rivelati zavorre, “la piscina con le onde e la vasca delle immersioni, tombinata da anni”. Per la consigliera di maggioranza, “il nostro sindaco lo scorso anno ha fatto l'unica cosa possibile per riaprire la struttura”. Certo, “non tutto è andato come doveva nei rapporti con il gestore”. In futuro però “il comune dovrà dotarsi di strumenti adeguati per poter effettuare il controllo necessario”. La chiusura della piscina ha avuto un pesante impatto non solo sul nuoto libero, ma anche “sugli atleti e le loro società sportive”. Si tratta di oltre “un centinaio di persone”. Tiziana Stella ha chiesto si “agevolare il coinvolgimento delle società, attribuendo loro voce in capitolo” in questa fase di passaggio di consegne. A conti fatti, “per garantire la piena funzionalità dell'impianto, ha quindi assicurato il proprio appoggio all'amministrazione nella chiusura di un accordo con Prime per la riapertura per il 10 di giugno”.

 

Alla mercè

Secondo Andrea Agazzi “il nostro impianto è in grado di offrire possibilità di utile, nonostante i necessari investimenti”. La decisione di affidare a privati non ha portato benefici evidenti. La Lega non ritiene “serio avere per i prossimi 21 anni un gestore che ogni anno cerca di avere un contraddittorio, a proprio favore, col comune”. Un braccio di ferro che pare abbia terreno fertile solo a Crema, tra l’altro. A livello economico non tutto appare filare liscio: “La fidejussione scaduta nell'ottobre 2020 non sappiamo se sia stata rinnovata. Non dubito che il comune agisca con buona fede per la riapertura, contesto la capacità di controllo, la serietà e la voglia di collaborare del gestore della piscina, la voglia di ridare l'impianto a cittadini e atleti, costretti a recarsi in altri impianti”. Tra mille buone intenzioni sbandierate dall’amministrazione, la realtà è che “siamo alla mercé di un soggetto che sa benissimo cosa sta facendo. Da mesi. Noi li abbiamo sempre e solo inseguiti, nella speranza di avere un interlocutore adatto”. Par di comprendere, in sostanza, che tutti i nodi arrivano al pettine.

 

Il peso giuridico

Il capogruppo del Pd, Jacopo Bassi, ha voluto ribadire di “non aver negato le criticità”, comunque insufficienti per arrivare “ad una risoluzione del contratto”. Anzi: “Le minoranze non danno sufficiente peso al quadro giuridico che si è creato con la richiesta di concordato preventivo”. Bassi ha replicato a Rifondazione, “che ha spinto molto sul tema della gestione pubblica; ricordo che nel 2012 il debito della piscina era di 3 milioni, pagato anche dai comuni del territorio tramite Scrp. Riteniamo che non si debba far pagare anche ai piccoli comuni un servizio che viene utilizzato maggiormente dalla città”. Per Bassi “a fronte dell'atteggiamento opaco di Sm, il comune è molto rigido” nella ferma intenzione di avere garanzie di rientro del contributo dello scorso anno. La Prime, ha assicurato, “riaprirà l'impianto cremasco entro il 10 giugno. Rivendichiamo di aver rifiutato proposte più radicali venute dalla minoranza”.


Responsabilità oggettiva del comune

Venendo al dunque, per Antonio Agazzi, “la piscina è chiusa, con la montante insoddisfazione dei fruitori, che hanno dato vita ad una petizione per la sua riapertura. Piscina chiusa per responsabilità oggettive dell'amministrazione e in particolare del sindaco. Il verbo che rappresenta la modalità di gestione di questa partita è subire: avete subito tutte le inadempienze che vi abbiamo segnalato”. La società veronese “non eseguiva le opere nelle tempistiche pattuite e avete subito”. Forza Italia aveva “aiutato il comune ad arrivare ad una revoca”. Anche in maggioranza “erano emerse criticità, perché la gestione della piscina faceva acqua”. Eppure, ha proseguito il capogruppo di Forza Italia, il comune “non ha approfittato delle inadempienze di una gestione destinata a proseguire per altri due decenni”. Ora “siamo costretti a subire le decisioni del tribunale”. Al contrario, “è mancato il necessario coraggio e protagonismo” richiesto al comune. Del resto per Agazzi “l'amministrazione è in panne da tempo, tanto tempo, troppo tempo”.

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