
“Chiederemo la convocazione della Commissione ambiente e territorio per farci illustrare il progetto esecutivo e gli imprevisti intervenuti. Presenteremo un esposto alla Corte dei conti per capire se i tanti dubbi che nutriamo sulle modalità di avvicinamento alla soluzione progettuale finale del ponte siano fondati e per avere contezza che non sia intervenuto uno sperpero di denaro pubblico. Chiederemo un Consiglio comunale aperto e andremo nei quartieri a presentare la nostra posizione nel merito di quanto avvenuto e la nostra proposta risolutiva”. Il centrodestra cremasco questo pomeriggio ha convocato una conferenza stampa per illustrare le linee d'azione in relazione “alle inefficienze di questa amministrazione sul ponte di via Cadorna. Da anni – spiega la capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale Laura Zanibelli – affrontano il tema in modo inconcludente sul profilo dei costi, dei tempi. Gli affidamenti vengono fatti sempre alla stessa società, senza tener conto del criterio della rotazione. Ora c'è da capire anche perché si sia reso necessario un ulteriore monitoraggio alla pila centrale, dopo anni di progettazione. E poi è stato fatto il carotaggio dove verrà installato il cantiere?”.
Fallimento annunciato
“Quello del ponte di via Cadorna – ha continuato Andrea Bergamaschini della Lega – è un disastro annunciato dal 2019, quando Bergamaschi era assessore ai lavori pubblici. É un disastro, su più fronti. Con un unico comune denominatore: il sindaco di Crema Fabio Bergamaschi. Le linee di azione del centrodestra ora sono già state chiarite. Vogliamo andare nei quartieri per illustrare la nostra proposta alternativa, ma anche per rendere chiaro che sul tema questa amministrazione non solo non sa dove sta andando, ma non è nemmeno d'accordo al suo interno: basta vedere le dichiarazioni discordanti sulle tempistiche dell'assessore Pagliari e del sindaco. Quello che è chiaro è che vogliono rimandare la patata bollente a dopo le elezioni. Evidenzio anche che nel tempo si sono sostituiti tre progetti con una chiara lievitazione dei costi da 850 mila euro del primo, a 1 milione e mezzo per il secondo fino a cinque milioni per il terzo. Sono cambiati tre assessori: Bergamaschi prima, Giossi poi, Pagliari, oggi. In tutto ciò vi è un secondo responsabile: il Partito Democratico”.
Annuncite
Anche per Giovanni De Grazia di Fratelli d'Italia “il sindaco nella gestione del ponte di Via Cadorna si è mostrato inadeguato al ruolo e alla città che rappresenta. Sta disattendendo il programma elettorale e soffre di una malattia diffusa: l'annuncite. Temo che in futuro potrà essere ricordato solo per la Festa del salame. Addirittura corre il rischio che i cittadini si chiedano Bergamaschi, chi? Non lascerà alcun segno sul territorio”. Simone Beretta di Noi moderati è terribilmente sintetico: “in 10 anni da assessore ai lavori pubblici non ha imparato niente o molto poco. Solo che oggi a fare brutta figura sono in due: lui e l'attuale assessore ai lavori pubblici Pagliari che era stato presentato come il risolutore di tutti i problemi. Ora viene da chiedersi perchè il monitoraggio sulla pila ora, i progetti precedenti erano errati?” Ilaria Chiodo della lista civica di Borghetti ha evidenziato “la totale mancanza di trasparenza e concretezza di questa amministrazione. Alimenta un senso di sfiducia nei cittadini, mi chiedo come possa ripresentarsi ogni volte disattendendo le dichiarazioni precedenti”.
Flop pesantissimo
Il gruppo ritiene che sia stato “pesantissimo il flop dell’amministrazione comunale nei confronti dei quartieri di Castelnuovo, San Bernardino e Vergonzana, e non solo. Pesantissimo anche il flop del sindaco Bergamaschi, quasi senza appello. Ci saremmo aspettati un granello di umiltà, ma la sua imbarazzante protervia, oggi unita a quella di Pagliari, è senza senso e irrispettosa nei confronti dei cittadini che vogliono conoscere per sapere. Solo che a Palazzo la trasparenza è poco esercitata. Dobbiamo forse affidarci a una dea bendata?”.
La 'storia'
Passa poi in rassegna i vari passaggi che hanno interessato il ponte di via Cadorna: “nel tempo si è susseguita una serie di errori a gogò, a partire da quando l’attuale sindaco fu assessore ai lavori pubblici. Licenziò un primo progetto, andato a gara per circa 850 mila euro e aggiudicato. Un progetto forse sbagliato nei presupposti tecnici ed economici, se è vero — come è vero — che la gara, per quanto aggiudicata, non ha mai visto la luce del sole ? Seguì un secondo progetto da circa 1.500.000 euro, che modificò profondamente il precedente senza che cambiassero, peraltro, i presupposti che portarono all’elaborazione del primo. Basta andare a rileggere i primi capitoli delle relazioni che accompagnano il primo e il successivo progetto del ponte — anch’esso di fatto successivamente cestinato — per scoprire che erano perfettamente identici. Non erano infatti segnalate variazioni nei riferimenti normativi e il modello di calcolo del ponte era il medesimo.
Modifiche sostanziali
Lo stato di degrado (ST2) nei due progetti era esattamente identico, segno che non erano intervenuti peggioramenti tali da richiedere una modificazione del progetto. Quindi? Ancora oggi ci si chiede quali motivazioni spinsero gli stessi progettisti del primo progetto a modificarlo in modo così sostanziale. Dopo, fatto fuori l’assessore alla partita come se fosse il colpevole degli errori del sindaco, ecco apparire miracolosamente, con il nuovo assessore, un terzo progetto che quintuplicava i costi rispetto al primo e triplicava quelli del secondo. Soprattutto un terzo, costosissimo progetto che, annullando il secondo, certificava le carenze strategiche messe in campo nei progetti precedenti. Pagliari, consciamente o inconsciamente, ha messo alla berlina gli amministratori che l’avevano preceduto. Solo che oggi anche lui, l’attuale assessore ai Lavori Pubblici, è messo alla berlina da un’opinione pubblica che non fa più sconti a chi fa promesse quando non è nelle condizioni di mantenerle e fa spendere una “mareggiata” di denaro pubblico, sempre più difficile da giustificare. Anche da parte di noi amministratori del centrodestra, e non solo.
Errori
Pantalone non può continuare a pagare per errori chiaramente intervenuti, di cui nessuno degli attuali amministratori si assume alcuna responsabilità. Tre progetti senza che i progettisti venissero cambiati: gli stessi per il primo, il secondo e il terzo progetto. Se poi l’esecutivo del primo progetto andato a gara venne affidato agli stessi progettisti, come si spiega che per l’ultimo progetto da 5 milioni di euro si sia ritenuto di affidare ad altri il progetto esecutivo rispetto a chi ha elaborato il progetto di massima del ponte? Tutto ciò che apparirebbe logico a questa amministrazione di sinistra non appare di certo logico né trasparente a nessun altro.
Uno sproposito
Ci hanno raccontato che è stato raggiunto un nuovo equilibrio con le Belle Arti, evidentemente diverso dal precedente, per poi scoprire che non solo le “spalle” vanno mantenute tali, ma che anche il nuovo impalcato deve rispondere al mantenimento dello stato dell’arte del precedente, salvo l’aggiunta di elementi atti a garantire una sicurezza maggiormente duratura nel tempo. Cosa che, evidentemente, i progetti precedenti non garantivano. O no? Bergamaschi non si rende conto che l’attuale proposta progettuale, che supera i 5 milioni di euro, è uno sproposito che fa tremare i polsi rispetto al punto di partenza.
Soluzioni alternative
A farne le spese restano i quartieri di San Bernardino, Vergonzana e Castelnuovo, e non solo, che si vedono privati di soluzioni alternative per ridurre al minimo i disagi che dovranno subire. Avrebbero trovato cinque milioni, ma non un milione per un ponte alternativo. Se fosse stato ritenuto buono il secondo progetto, ci sarebbero stati addirittura i soldi per realizzare due ponti provvisori. O no? Se i lavori fossero anche durati un anno, i ponti alternativi avrebbero garantito una viabilità adeguata e i quartieri non sarebbero risultati isolati rispetto alla città. Con il progetto da 5 milioni di euro promettevano quattro mesi di chiusura totale del ponte, altri tre mesi di chiusura parziale con senso unico alternato, ai quali andrebbero comunque aggiunti i mesi di cantierizzazione, arrivando alle 53 settimane già previste sia dal primo sia dal secondo progetto. Con il primo progetto, addirittura, ci avevano venduto una fiaba a lieto fine: il ponte sarebbe stato messo in sicurezza per altri cent’anni e senza chiuderlo al traffico. Mai visto, in cuor nostro, tanto pressappochismo politico e amministrativo. Dopo anni e soldi gettati al vento, il ponte — sempre più insicuro — non sarà più realizzato come promesso nel 2026, ma a elezioni amministrative avvenute, nel maggio 2027. Certo che, se tanto ci dà tanto, andando bene alle loro condizioni, non potrà che essere realizzato prima del 2028. È meglio per tutti se ci penseremo noi a mettere in sicurezza il ponte. Meglio mettere un punto fermo a una gestione amministrativa sempre più sui generis”.