Radicali, ecco il Referendum per la Giustizia Giusta: "abolizione dell'ergastolo, responsabilità civile per i magistrati, divorzio breve, revisione dell'8x1000"
Presso l'ufficio segreteria del comune di Castelleone sono stati depositati i moduli per la raccolta delle firme per la presentazione dei Referendum per la Giustizia Giusta: "dodici temi che riguardano i diritti, la vita, le libertà di decine di milioni di italiani. Temi che il Parlamento non metterà mai all'ordine del giorno perché sgradite ai potenti e che noi radicali non mettiamo mai da parte".
Referendum abrogativi
Si tratta di 12 referendum abrogativi nazionali "per una nuova politica su immigrazione e droghe, contro l'abuso del carcere preventivo, per riformare la magistratura - introduzione della responsabilità civile dei magistrati e della separazione delle carriere; rientro nelle funzioni proprie dei magistrati fuori ruolo - per abolire una volta per tutte il finanziamento pubblico dei partiti e rivedere il sistema dell'8x1000, per il divorzio breve, per l'abolizione dell'ergastolo.
I primi sei punti
Il primo pacchetto di sei referendum è stato depositato da Radicali italiani lo scorso 10 aprile ed ha incontrato un primo sostegno di forze politiche e sociali riunite nel Comitato Cambiamo Noi. Un secondo pacchetto di altri sei quesiti è stato depositato il 28 maggio dal Comitato Giustizia Giusta, presieduto da Marco Pannella e ha raccolto subito l'adesione di personalità politiche e giuristi. L'obiettivo è raccogliere 500 mila firme entro settembre, perché nella primavera del 2014 gli italiani possano essere chiamati a votare per 12 riforme possibili.
Responsabilità civile dei giudici
Con questi due quesiti si intende rendere più agevole per il cittadino l’esercizio dell’azione civile risarcitoria (indiretta) nei confronti dei magistrati, e ciò anche per i danni da questi cagionati nell’attività di interpretazione delle norme di diritto o nella valutazione dei fatti e delle prove.
Magistrati fuori ruolo
Perché centinaia di magistrati dislocati nei vertici della Pubblica Amministrazione tornino alle loro funzioni originarie, così da smaltire l’enorme quantità di processi che si sono cumulati, destinati inesorabilmente a diventare carta straccia per prescrizione. Si intende porre un freno al fenomeno dei cosiddetti fuori ruolo, ai magistrati collocati presso gli uffici legislativi dei gabinetti ministeriali garantendo con ciò la separazione dei poteri ed eliminando la commistione tra magistratura e alta amministrazione.
Contro l'abuso della custodia cautelare
Attualmente migliaia di cittadini vengono arrestati e restano in carcere in attesa del processo per mesi in condizioni incivili. Il referendum vorrebbe che il carcere preventivo, cioé prima della sentenza di condanna, venisse applicato solo per reati gravi: "Lo strumento della custodia cautelare in carcere ha subìto una radicale trasformazione: da istituto con funzione prettamente cautelare a forma anticipatoria della pena con evidente violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza". Con questo referendum si intende quindi limitare la possibilità di ricorrere al carcere prima di una sentenza definitiva.
Abolizione dell'ergastolo
"Vogliamo sia applicata la Costituzione" spiegano i proponenti: "La detenzione deve avere, come finalità la rieducazione del condannato: è un principio di civiltà giuridica in clamorosa contraddizione con il carcere a vita e il 'fine pena mai'. Abolire il carcere a vita significa superare il concetto di pena come vendetta sociale. In molti Paesi europei e non solo europei, l’ergastolo non è previsto neppure come ipotesi. Quello che deve essere chiaro, al di là delle opinioni politiche e personali, è che la nostra Costituzione afferma che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. E il ‘fine pena mai’ è incompatibile con questo principio costituzionale.
Separazione delle carriere dei magistrati
E' un diritto del cittadino essere giudicato, come avviene in tutte le democrazie occidentali, da un 'giudice terzo', obiettivo e imparziale. Obiettività e imparzialità che si ottiene, come diceva Giovanni Falcone, solo separando le carriere del Pubblico Ministero e del Giudice. Il modello processuale del Giusto Processo imposto dall’art. 111 della Costituzione e proprio di ogni democrazia liberale, non può realizzarsi senza un giudice “terzo”, ossia realmente equidistante tra il Pubblico Ministero e il difensore.