28-02-2026 ore 09:58 | Politica - Crema
di Gloria Giavaldi

Referendum, le ragioni del no: 'questa riforma vuole cambiare i magistrati, non la giustizia'

Un fronte largo ed eterogeneo per dire No alla riforma sulla giustizia.  Tantissime persone hanno partecipato all'incontro informativo, promosso dal comitato cremasco nei giorni scorsi nella sala ricevimenti del palazzo comunale, per illustrare le ragioni sottese al no al referendum confermativo sulla giustizia. Tra i presenti in platea anche Stefania Bonaldi, attuale componente della segreteria nazionale del Partito democratico, il segretario provinciale di Sinistra Italiana Paolo Losco, l'assessore al commercio del comune di Crema Franco Bordo e quello alla cultura Giorgio Cardile, la consigliera comunale Teresa Caso. Al tavolo dei relatori sedevano la scrittrice e storica Benedetta Tobagi, l'avvocata cremasca Cecilia Gipponi e Luca Poniz, sostituto procuratore generale di Milano, già presidente dell'Associazione nazionale magistrati.

 

Una questione politica

L'assunto è semplice: “con questa riforma non vogliono cambiare la giustizia, ma i magistrati. Nessuna soluzione viene offerta ai tempi processuali troppo lunghi, al sovraffollamento delle carceri, alla carenza di personale del sistema giustizia. Banalizzando e guardando la riforma in un'ottica estremamente riduttiva il punto cruciale è uno: la separazione delle carriere. In realtà – hanno detto i tre – la questione è più complessa di come vogliono farla passare ed ha una evidente connotazione politica: si sta cercando di indebolire la magistratura per assoggettarla ad un maggiore controllo dell'esecutivo”. In altre parole, si tratterebbe di “un attacco alla separazione dei poteri. E poi, non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, lasciando, peraltro, la definizione degli elementi strutturali a legge ordinaria”. Tobagi, evidenziando il valore fondamentale e storico della Carta costituzionale, ha focalizzato l'attenzione sul meccanismo del sorteggio per designare i componenti magistrati di due Consigli superiori e dell'Alta corte disciplinare: “un metodo – ha detto – da avversare in ogni modo”.

 

Autonomia e indipendenza della magistratura

Poniz è andato dritto al cuore della riforma: la separazione delle carriere. “Un tentativo di riforma era già stato fatto in tal senso in passato e fallì clamorosamente. Ora, invece, le ragioni del sì stanno incantando. Oggi è prevista un'unica carriera ordinamentale per giudici e pubblici ministeri, ma una volta vinto il concorso, il magistrato è tenuto a scegliere la propria funzione, potendo cambiare idea una sola volta nella vita ed esercitando eventualmente l'altro ruolo in un distretto diverso. L'impianto attuale garantisce autonomia ed indipendenza della magistratura e soprattutto fa in modo che venga tutelata e preservata la cultura processuale”. Secondo Tobagi: “l'indifferenza delle carriere garantisce l'imparzialità del magistrato”.

 

'Il processo è già giusto'

Altro punto da avversare riguarda “lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura: uno per i giudici e uno per i pm. La materia disciplinare passa, invece, sotto la competenza di un'unica Alta Corte”. Tobagi ha rimarcato l'importanza di un giusto processo, che già c'è. Quello attuale non è sbagliato: basta leggere integralmente l'articolo 111 della Costituzione”. Gipponi ha raccontato lo sforzo di difendere la Costituzione, da avvocata: “la mia categoria – ha detto – si è schierata a favore del sì. Io credo che la Costituzione vada rispettata per il valore storico, prima che giuridico, che porta con sé. L'articolo 1 chiarisce bene che il potere ha e deve avere dei limiti, previsti dalla Costituzione. Non possiamo accogliere questo metodo che cambia la Costituzione a colpi di maggioranza. Il governo sta progressivamente erodendo il potere legislativo del Parlamento”.