
Definire un percorso condiviso per far fronte ad una grave criticità, nota a livello nazionale: la carenza di medici di assistenza primaria, quelli che tutti noi conosciamo come medici di famiglia. Questo l'obiettivo dell'incontro voluto dal presidente della Provincia Roberto Mariani tra tutti i sindaci del territorio e i vertici aziendali dell'Asst di Cremona e dell'Asst di Crema. L'appuntamento si è tenuto ieri nel tardo pomeriggio nella sala del consiglio provinciale. Come ha spiegato il vicepresidente Luciano Toscani, “pur non avendo competenze dirette sul tema, la Provincia ha inteso facilitare il confronto tra le aziende sociosanitarie e i primi cittadini del nostro territorio, che, soprattutto nel cremonese e nel casalasco, stanno affrontando una situazione critica per l'assenza di medici negli ambulatori comunali”.
La situazione nel Cremasco
Ad illustrare la situazione nel Cremasco, il direttore sanitario dell'Asst di Crema, Alessandro Malingher. Con lui anche il direttore amministrativo Giuseppe Ferrari e il direttore della struttura complessa di cure primarie Guendalina Givoia. “Oggi illustriamo una fotografia che potrebbe rapidamente cambiare” ha esordito Malingher, “la criticità è nota a livello nazionale”. E interessa profili differenti. Il ruolo del medico di base non è più particolarmente attrrattivo per i giovani professionisti. “Dati alla mano – sottolinea Givoia – 227 borse di studio per corsisti sono andate deserte. Il 20 per cento degli iscritti cessa l'attività prima di concludere il percorso formativo”. Nel Cremasco vi sono 87 medici di assistenza primaria, 7 dei quali over 70. Attualmente i comuni senza medico sono tre: Trigolo, Cumignano sul naviglio e Genivolta. A questi si aggiungono le criticità già rappresentate per Ombriano e Moscazzano. Lì la decisione del medico di accorpare, ovvero di trasferire l'ambulatorio in un luogo vicino, ma diverso, sta creando difficoltà a persone anziane e con fragilità. L'Asst di Crema ha comunque annunciato di essere prossima ad una soluzione delle problematiche.
Trecento senza medico, ma nessun orfano
Sono trecento le persone nel Cremasco che risultano prive di medico, perchè, pur avendo la possibilità di scegliere tra gli ottomila posti disponibili, “magari attendono che sia presente il medico nel proprio comune”. Non ci sono orfani: significa che tutti, se lo volessero, potrebbero essere assisti da un medico di base tra quelli disponibili nei vari ambiti. La criticità principale, come accade a livello nazionale, è data dal fatto che gli inserimenti si contano sulle dita di una mano e all'orizzonte vi sono alcuni pensionamenti.
Una nuova idea di prossimità
“L'equilibrio è fragile” riprende Givoia. “Da parte nostra il dialogo con i medici è costante. Attraverso l'attivazione di nuovi servizi, quali la telemedicina ed il teleconsulto, stiamo plasmando una nuova idea di prossimità”, che va di pari passo con quella di rete. Nella casa di comunità di Crema oggi esercita un medico di assistenza primaria. “E' un modo diverso e nuovo di intendere la medicina di prossimità”. Nella stessa direzione sta andando l'Asst di Cremona: “a fronte di sempre nuovi e crescenti bisogni di salute – ha spiegato il direttore generale Ezio Belleri accompagnato dal direttore sociosanitario Giorgio Scivoletto e da quello delle cure primarie Lucio Aramini – i servizi si riorganizzano facilitando l'integrazione e l'uso di strumenti digitali e della telemedicina per ampliare la possibilità di accesso alle cure. In questa logica la casa di comunità diventa il punto di riferimento della rete territoriale. L'ambulatorio diurno attivato presso le case di comunità di Cremona e Soresina attualmente ospita tre medici a Cremona e sei a Soresina. Il servizio non è al momento attivo nella casa di comunità di Casalmaggiore.
Nel Cremonese
Nel distretto cremonese al 18 giugno si contano 687 persone senza medico di medicina generale. Ciò perchè non hanno scelto, nonostante 5763 posti disponibili. La situazione cambierà e diventerà più critica dal primo luglio, quando a seguito di cessazioni, le persone senza medico saranno 6.298. Dal primo luglio, infatti, sette comuni cremonesi resteranno senza medico. Belleri ha spiegato che il tentativo di arruolamenti mediante concorso è continuo, ma con scarsi esiti: “da aprile abbiamo arruolato un solo medico. Abbiamo richiesto ad alcuni professionisti di aumentare i massimali per assistere più pazienti: su 109 medici operanti nel distretto cremonese uno solo ha accettato. Dal corso di formazione in medicina generale possiamo contare su due specializzati l'anno”. Utile è anche una collaborazione tra istituzioni per garantire condizioni di lavoro sostenibili.
La voce dei sindaci
Ad aprire gli interventi dei sindaci, il medico di base Fabio Calvi, di Rivolta d'Adda. “ho 70 anni. Esercito da 40 anni, assisto 2000 pazienti. Passo in ambulatorio fino a sei ore al giorno, dovendo fare i conti anche con la burocrazia. È vero, i giovani non vogliono più fare questo lavoro, ma anche noi non ce la facciamo più. Ed è vero, la medicina di rete può essere la soluzione, ma crea un disagio non indifferente ai pazienti fragili”. Sulla stessa linea il sindaco di Ostiano Canzio Posio: “Anni fa sono stato tra i primi sostenitori della medicina di gruppo, garantendo servizi integrati tra cui lo svolgimento dell'elettrocardiogramma e holter. Oggi non ci sono più medici. Chiediamoci perchè. Cosa è cambiato? Cosa deve cambiare per rendere di nuovo attrattiva questa professione?”. E poi un affondo sulle case di comunità: “sono servizi standard pensati e adeguati a città di grandi dimensioni. Non risultano funzionali per i piccoli paesi dove la gente è abituata ad avere l'ambulatorio ad un passo da casa”. Andrea Rivieri, sindaco di Casteldidone, ha evidenziato l'assenza del medico nel comune da sei anni: “nella zona est della provincia la situazione è critica: per essere visitati dobbiamo andare lontano. Da sei anni”. Nel comune di Gadesco Pieve Delmona dal tre luglio un giovane medico lascerà l'ambulatorio e “saremo sguarniti” evidenziano gli amministatori. “Lo sappiamo da tempo, ma non abbiamo notizie. Chiediamo all'Asst di migliorare la comunicazione in tal senso”.
Collaborazione tra istituzioni
Il sindaco di Gussola Stefano Belli Franzini, comune al momento non interessato da criticità, ha suggerito di “creare dei presidi che rispondano al fabbisogno di più comuni limitrofi: se non si affronta insieme, la situazione peggiora”. Da bocciare anche “il centralismo, bisogna diffondere presidi nelle zone periferiche”. Per fronteggiare l'emergenza nel casalasco “la soluzione non è la casa di comunità, ma il costante confronto con medici e sindaci”. Il sindaco di Casalbuttano Paolo Bandera ha evidenziato “la necessità di gestire meglio la logistica in caso di assenza del medico per garantire a ciascuno un'assistenza in grado di essere chiamata tale”. Infine il sindaco di Pescarolo ed uniti, Graziano Cominetti ha raccontato di aver messo un giovane medico nelle migliori condizioni organizzative, pur di farlo restare: “eppure ho ricevuto un no. É un grande problema per le nostre piccole comunità, non possiamo affrontare da soli. Abbiamo bisogno della collaborazione delle Asst. In gioco c'è la salute dei nostri cittadini e delle nostre comunità”.
