24-11-2022 ore 14:32 | Politica - Crema
di Gloria Giavaldi

Il primo incontro del Festival dei diritti parla di rigenerazione urbana: 'pieni di spazi vuoti'

“L'uomo deve essere al centro della città, partecipare alla creazione di processi di rigenerazione. A partire dai luoghi sospesi, quelli dell'abbandono”. Ha preso il via focalizzando l'attenzione sul diritto alla città il Festival dei diritti in salsa cremasca, la manifestazione voluta da Csv Lombardia sud in collaborazione con le realtà del terzo settore del territorio. Protagonista dell'incontro realizzato presso la Casa del pellegrino, l'associazione Dodici nodi, sorta con l'obiettivo di fare cultura del concetto di rigenerazione urbana. Perché “siamo pieni di spazi vuoti”. Il concetto viene ben chiarito su un cartellone, dove vengono riportati alcuni luoghi meritevoli di rigenerazione della città di Crema. Su tutti, la Pierina o gli Stalloni. Per l'assessore al welfare del comune di Crema Anastasie Musumary “è importante che la cittadinanza sia parte attiva , che partecipi e chieda processi di cambiamento per rendere i luoghi vivibili, abitabili”.

 

Diritto alle città

Questi sono anche i capisaldi dell'associazione presieduta dall'architetto Lorenzo Marazzi, che punta allo zero consumo di suolo, al contrasto al degrado e all'inclusione sociale. Come? Con il dialogo e il confronto con i giovani, attraverso la sinergia tra associazioni. Sul tema del diritto alla città si è focalizzato l'urbanista Andrea Lori, per il quale, riprendendo le parole di Calvino, è importante dare forma ai desideri e dunque dare forma alle città di domani, diverse da quelle di oggi, perchè le esigenze cambiano. Le persone cambiano. Le città devono “smetterla di essere meri titoli onorifici: sono luoghi da abitare, teatri di processi innovativi di rigenerazione”.

 

Piattaforma di desideri

A Giovanni Campagnoli, di Fondazione riusiamo l'Italia il compito di “raccontare la relazione tra i tantissimi spazi vuoti presenti in Italia e la disoccupazione giovanile”. Serve mappare i vuoti e poi progettare, fare partnership anche temporanee per realizzare progetti. Serve creare luoghi dove dare spazio alle idee. Il concetto è semplice “meno mattoni e più neuroni”.Da qui prende le mosse Atlante second life, la piattaforma di idee, promossa dall'ordine degli architetti di Cremona, su impulso di quello di Bergamo. “Vogliamo raccogliere desideri e provare a concretizzarli, perché ciò che serve più di ogni altra cosa è prendere coscienza che lo spazio pubblico è nostro. Bisogna tornare a parlare dei progetti di città, a partire dalle nuove esigenze. Occorre mettere in relazione la qualità del territorio con gli aspetti sociali: l'uomo ha bisogno di spazi aperti e chiusi. Serve prendere consapevolezza del fatto che negli ultimi 100 anni abbiamo trasformato l'atmosfera in una discarica. Che gli spazi sono da riqualificare dal punto di vista energetico, che l'abbandono dei luoghi porta via la bellezza e genera degrado. Bisogna ripensare la mobilità e la logica green, che è come un presidio sanitario, perché il verde migliora la nostra salute”. In chiusura Francesco Fulvi ha portato alcuni esempi di opere rigenerate da cui trarre spunto.

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