
“Alla vigilia del 25 aprile, mentre il Paese si prepara a celebrare la Liberazione e i valori della nostra Costituzione, il Parlamento ha approvato il quarto decreto sicurezza di questa legislatura. Il quarto. Un dato che parla da solo: se ogni pochi mesi si riscrive la stessa legge, significa che le precedenti non hanno funzionato” così Stefania Bonaldi, membro della segreteria nazionale del Partito democratico “Questo nuovo decreto – sottolinea - non affronta le cause reali dell’insicurezza, di nuovo introduce nuovi reati, pene, restrizioni, ma non interviene su ciò che davvero servirebbe: organici adeguati per le forze dell’ordine, prevenzione sociale, investimenti nei Comuni, nelle scuole, nei servizi che intercettano il disagio. E mentre i provvedimenti si moltiplicano, i dati raccontano un’altra storia: reati predatori e violenti in aumento, territori più soli, cittadini meno protetti”.
'La sicurezza non è uno slogan'
La verità è che questo Governo continua a confondere la sicurezza con la propaganda. La sicurezza non è uno slogan, un elenco di nuovi reati, un decreto ogni tre mesi per nascondere il fallimento del precedente. La sicurezza vera è fatta di agenti nelle strade con stipendi dignitosi, di servizi sociali che funzionano, di scuole che trattengono i ragazzi, di politiche che non lasciano sole le donne, di salari che permettono di arrivare a fine mese. È fatta di legalità, di prevenzione, di giustizia che funziona. Questo decreto invece alimenta paura, restringe diritti, colpisce gli ultimi della fila. E contiene persino una norma che mina il diritto di difesa, tanto grave da richiedere già un nuovo intervento correttivo: un’ammissione implicita della sua incostituzionalità. Alla vigilia del 25 aprile, tutto questo pesa ancora di più, perché la nostra sicurezza - quella vera - è scritta nella Costituzione. Nella sua idea di libertà, di uguaglianza, di dignità della persona. Nella sua visione di una Repubblica che non reprime il dissenso, ma lo riconosce come parte essenziale della democrazia”.