Il consiglio comunale di Crema si è aperto con un minuto di silenzio in onore alle persone morte nel conflitto tra Ucraina e Russia, arrivato oggi al quarto anniversario. I lavori sono proseguiti con l’interrogazione sull’astensione del sindaco all’assemblea dei soci di Padania acque in contrasto con l’atto di indirizzo espresso dal consiglio comunale. In apertura Bergamaschi non ha mancato di evidenziare “il tenore di quanto formalizzato dagli interroganti”, “finanche contenuto in un esposto che i medesimi hanno voluto sottoporre all’attenzione del signor prefetto di Cremona”. Con garbo, ma con fermezza ha affermato che “il leaderismo e lo svilimento delle assemblee democratiche” non appartiene alla sua cultura politica. L’auspicio del primo cittadino è che quanto accaduto, o meglio, “la peculiare situazione creatasi durante l’assemblea dei soci di Padania acque” del 18 dicembre 2025, possa rappresentare “un’eccezione rispetto ad un più lineare processo deliberativo”. In ragione del fatto che “i criteri che ispirano la mia modalità di dare applicazione agli indirizzi consiliari sono rappresentati dalla volontà del perseguimento dell’interesse pubblico e della ragionevolezza”.
La riconsiderazione
Accusato dalla minoranza di aver mancato di rispetto al consiglio comunale, ha spiegato di avere “pieno rispetto e riconoscimento” per “la funzione di indirizzo che la legge riserva all’aula. Tanto in linea generale quanto nello specifico per ciò che attiene alle azioni di natura politica che il sindaco è titolato a mettere in atto”. Tuttavia, qui sta il punto dirimente, “diversamente da quanto avviene in altri ambiti, sul piano tecnico il sindaco non può essere considerato alla stregua di un soggetto giuridico al quale viene conferita una procura relativamente alla quale non può legittimamente promuovere un momento non di disconoscimento, ma di semplice riconsiderazione”.
Sospendere l’indicazione
Per Bergamaschi, “in ragione dell’attitudine a compiere valutazioni di discrezionalità politica che gli è propria, a fronte di ulteriori situazioni sopravvenute, il sindaco può non già disattendere l’indicazione ricevuta dall’organo consiliare, bensì sospenderla nella perfetta consapevolezza che sarà ancora il consiglio comunale l’organo a cui sarà rimessa una rivisitazione degli indirizzi a suo tempo dati. E ciò non è che quanto accaduto in riferimento alla vicenda di cui trattasi”.
Il limite dei mandati
Come spiegato all’epoca e ribadito ieri sera, durante l’assemblea di Padania acque l’astensione del sindaco “è stata dettata dalla necessità emersa di promuovere un momento di riconsiderazione dei consigli comunali soci relativamente ad una specifica previsione statutaria, ovvero la mancata previsione di un limite relativamente al numero dei mandati per quanto riguarda il collegio sindacale e l’organo amministrativo della società”. Per Bergamaschi “si tratta di una previsione che, per quanto astrattamente legittima, è stata evidenziata come incongrua da taluni soci di Padania acque intervenuti nell’assemblea del 18 dicembre 2025: hanno sottoposto al consesso un elemento di valutazione che era precedentemente sfuggito all’attenzione collettiva o comunque sottovalutato”.
Una rinnovata valutazione
In sostanza, a livello tecnico, l’astensione “ha rappresentato il meccanismo tecnico per far sì che questo specifico profilo divenisse oggetto di rinnovata valutazione da parte dei consigli comunali, a valle del mandato fornito dall’assemblea al consiglio di amministrazione della società volto ad “emendare lo Statuto, così come posto in deliberazione nella assemblea in seduta straordinaria, con una norma che preveda il limite di tre mandati” nonché “di trasmetterlo ai soci nel più breve termine”, evidenziando di fatto l’implicita cristallizzazione del testo, già oggetto di voto positivo dei consigli comunali degli enti soci”. La minoranza ha sollevato un problema di “compatibilità del voto di astensione con il mandato ricevuto dal consiglio”, mentre per Bergamaschi è pienamente rispettato, perché “di fatto ha consentito di sollecitare nuovamente il consiglio comunale ad intervenire relativamente ad un aspetto meritevole di riconsiderazione”.
Doveroso e necessario
La decisione presa dal sindaco “non ha neutralizzato la decisione del consiglio, ma l’ha coinvolto nuovamente in un adeguamento statutario, rispetto al testo sul quale ci si era originariamente confrontati”. Bergamaschi ha spiegato di averlo ritenuto “doveroso e necessario alla luce degli elementi di valutazione in seguito emersi”. La sua astensione è stata “un atto non solo legittimo, ma altresì opportuno proprio per non incorrere in quella che viene denunciata essere una “scelta personale”, dando modo a codesto consiglio comunale di poter formulare il proprio indirizzo su un aspetto di sicura importanza”.
La replica del centrodestra
Andrea Bergamaschini in fase di replica ha spiegato di intervenire “in difesa del ruolo del consiglio comunale” e con ironia ha ringraziato “per la non risposta data alla mozione”. Il capogruppo leghista si aspettava che il sindaco “venisse a chiedere scusa ai consiglieri che in commissione e in consiglio si erano espressi in maniera chiara e inequivocabile”. Lo scorso 24 novembre il consiglio comunale “non ha dato un suggerimento, ha formalizzato un mandato esplicito e un’autorizzazione a votare favorevolmente”. L’astensione ha invece “inciso direttamente al raggiungimento del quorum”. Non solo: “perché il consiglio comunale è stato coinvolto se poi la decisione presa da lei è stata diversa? I dubbi dovevamo emergere prima, non durante l’assemblea. Questo è il punto politico. Si parla di responsabilità personale perché non può trasformarsi in discrezionalità. La sua decisione crea un precedente”.
Il limite di mandato
L’esposto al prefetto nasce da una considerazione: “il consiglio comunale è l’organo di indirizzo, o non lo è?” “Sul tema del limite di mandato non ha efficacia retroattiva e non era posto come tema. È una motivazione presa dopo, il problema è politico. Abbiamo interessato il prefetto per tutelare il consiglio comunale, perché quando ne viene compresso il ruolo, è doveroso richiamare al rispetto delle regole”. Insomma, è stata “una triste pagina di politica amministrativa”. Il tema del limite di mandato “non ha efficacia retroattiva e non era oggetto di deliberazione” e “richiamarlo solo dopo l’assemblea appare una motivazione sprovveduta, è un problema politico”.