24-02-2018 ore 18:51 | Politica - Crema
di Lidia Gallanti

Crema. Vendola torna per Liberi e Uguali, a sinistra l'aut aut: 'giustizia sociale o regresso'

Nichi Vendola passeggia nel centro di Crema. Sono passati sei anni dalla prima visita cremasca in occasione delle elezioni amministrative. Nel 2012 era presidente nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà - poi confluita in Sinistra Italiana - a sostegno del primo mandato di Stefania Bonaldi. Oggi accompagna la candidata al consiglio regionale Marta Andreola e il coordinamento cremasco di Liberi e Uguali. Un ritorno sul territorio defilato, ma saldo alle radici del suo percorso politico e a un'idea di sinistra che "deve rimettere la discussione politica con i piedi dentro la realtà".


Lombardia, tra varianti e alternative
"In Lombardia la partita sembra largamente ipotecata al centrodestra - afferma Vendola - titolare di un governo di lungo periodo, con una capillare presa nella società attraverso reti clientelari". Dall'altra parte, "l’offerta politica del centrosinistra non è in grado di contrastare il centrodestra. Più che un’alternativa, Giorgio Gori è parso una variante dello stesso modello di governo". Così spiega il motivo della mancata intesa tra coalizione di centrosinistra e Liberi e Uguali: "manca il coraggio di raccontare cosa c’è dietro la retorica dell’eccellenza nello smaltimento di rifiuti o della sanità privata, o dalla penetrazione della ‘ndrangheta di tutto il territorio lombardo, grande tema rimosso. Non è folklore, sta nei cicli economici fondamentali di questa regione".

 

Le parole d'ordine
Sul dopo elezioni non si sbilancia: “l'Italia è un paese curioso. Il dibattito politico si fa sui sondaggi, non c’è nemmeno bisogno di aspettare il voto. Dopo il 4 marzo dobbiamo renderci conto che avremo un Paese ancora più ferito e smarrito, è difficile governare sulle macerie”. A fronte di "un ampio disagio sociale che produce la polverizzazione della società, occorre rimettere al centro il tema cancellato: la giustizia sociale". Secondo Vendola "la sinistra deve ripartire dalla credibilità delle sue parole d’ordine, senza applaudire a precarizzazione lavoro, aziendalizzazione scuola o tagli a spesa sociale. Ciò che noi proponiamo non ha niente di bolscevico, è qualcosa di classicamente democratico: il welfare è al centro delle dinamiche di sviluppo perché produce crescita economica, così come la cura del territorio produce opportunità di lavoro".

 

Cultura e 'pensieri lunghi'
Il discorso si amplia alle estremizzazioni di destra, “è accaduto qualcosa che riguarda tutta l’Europa. Il fascismo è nato perché l’impoverimento, la crisi economica e le risposte date da classi dirigenti hanno alimentato l’idea che ti puoi salvare se difendi la tua piccola patria, chiudendo le frontiere e facendo una battaglia sovranista. O c’è giustizia sociale o c’è un regresso, che in tanti casi potrebbe somigliare al fascismo". L'ultimo appello è rivolto "alla sinsitra: deve rendersi conto che non c'è futuro se la politica divorzia dalla cultura. Bisogna reimmettere potentemente la cultura nel dibattito politico: senza quelli che Enrico Berlinguer chiamava i pensieri lunghi non si va da nessuna parte”.

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