
I servizi idrici in provincia di Cremona sono gestiti da Padania acque. I numeri del primo semestre 2025 confermano un trend positivo: ricavi per 40.5 milioni di euro, un margine operativo lordo di 20.4 milioni e un piano di investimenti di oltre 20 milioni di euro. Nei giorni scorsi il bilancio di previsione è stato approvato all’unanimità. La società per azioni è partecipata dai 113 comuni del territorio ed è al centro di un movimentato dibattito per quanto concerne l’equilibrio di rappresentanza. In particolar modo in vista dei prossimi impegni amministrativi. Il consiglio comunale di Cremona nei giorni scorsi ha discusso degli auspicati cambiamenti dello statuto, con l’introduzione del voto di lista per la nomina degli organi sociali e del comitato consultivo.
“Qualche limite”
Il comitato di indirizzo e controllo è formato da 11 membri: sei vengono nominati dall’amministrazione provinciale, mentre per gli altri cinque non esiste un regolamento. Tutti i consigli comunali hanno già approvato l’introduzione di una ‘tutela di rappresentanza’, con la garanzia di nomina di almeno un rappresentante per le liste sottoscritte da un minimo del venti per cento dei soci. Il tema è stato affrontato pubblicamente anche da Fabio Bergamaschi. Il sindaco di Crema, durante la seduta del consiglio comunale di Crema di ieri, non ha nascosto vi sia stato “qualche limite”, o meglio, qualche “difficoltà” nell’arrivare ad una composizione. Una responsabilità che va attribuita “alla politica tutta, ad ogni formazione”. Eppure, ha aggiunto, “nel cremasco siamo abituati diversamente”.
La precisa modifica
“Nel cremasco abbiamo creato nel tempo le condizioni perché in certe situazioni, le nostre società, non vengano poste”. Argomentando, ha spiegato che “al netto della responsabilità corale, penso che sia stata posta una questione di merito degna di attenzione”. Il presidente della provincia “e in particolar modo il comune di Cremona”, nelle ore precedenti al dibattito hanno rilevato “un aspetto che è sfuggito a tutti: ovvero l’assenza del limite di mandati da parte dell’organo di revisione”. Si sono quindi create le condizioni perché “un gran numero di amministratori non votasse contro lo statuto, ma decidesse di astenersi in attesa di approfondimenti”. Approfondimenti “che ritorneranno nei consigli comunali, con questa precisa modifica”.
Tre mandati e statuto
In sostanza, “al di là della discussione all’interno del consesso, alla fine si è giunti a porre una pezza coralmente”. Bergamaschi ha ribadito “di non aver agito al di fuori del mandato ricevuto dal consiglio comunale”. Il punto è chiaro: “C’è la necessità di mettere un tetto al limite dei mandati nell’organo di revisione”. Dopo la modifica dello statuto con l’introduzione del vincolo dei tre mandati, il testo passerà al vaglio del comitato di controllo e indirizzo per la successiva ratifica nei consigli comunali. Organi di controllo che hanno cessato il mandato ma operano in regime di ‘prorogatio’. Verranno nominati i nuovi componenti dopo l’approvazione del nuovo statuto. Quindi si potrà lavorare speditamente per rispondere alle esigenze territoriali.