Il presidente dell'Area omogenea cremasca Gianni Rossoni ed il referente per la sanità Antonio Grassi incontreranno il direttore generale dell'Asst di Crema Alessandro Cominelli, mercoledì 24 giugno di prima mattina. Sul tavolo la situazione di crisi che la sanità locale sta attraversando in questo periodo, da differenti punti di vista. Il tema della carenza d'organico e della fuga di personale avranno la priorità. Secondo i dati rilasciati dalla stessa Azienda sociosanitaria territoriale di Crema con delibera numero 356 del 29 aprile 2026, nel 2025 si sono registrate 157 dimissioni e 168 assunzioni. Tuttavia, il rendiconto conferma la carenza di figure professionali fondamentali quali medici, infermieri e tecnici sanitari. Pure nel 2026 il trend non pare essersi invertito. Secondo i dati riportati sull'albo pretorio sono già oltre 50 le prese d'atto di dimissioni determinate dall'azienda dall'inizio dell'anno. Entro la fine dell'estate se ne andranno quattro primari: Sergio Defendi, a capo delle cure palliative, Maddalena Leone, a capo della pediatria, Marco Ambrosetti, a capo della riabilitazione cardiologica e Luigi Caputi, a capo della neurologia.
'Serve un cambio di rotta'
Sul tema sono di recente intervenuti diversi esponenti politici locali: dalla presidente della commissione welfare del comune di Crema Teresa Caso, alla segretaria del circolo di Crema di Sinistra Italiana, Cecilia Gipponi fino ai coordinatori di Rifondazione comunista a livello provinciale e locale Francesca Berardi, Simone Antonioli, Beppe Bettenzoli e Simone Frontoni. Tutti hanno auspicato un cambio di rotta ed un miglioramento del clima di lavoro e delle condizioni organizzative, rispetto al quale si sono espresse anche tutte le sigle sindacali. Rifondazione ha anche stimolato un intervento di regione Lombardia, per il tramite dei consiglieri regionali territoriali, per porre un freno alla fuga di personale.
L'Area omogenea incontra il Dg Cominelli
Come spiega il referente della sanità per l'Area Omogenea cremasca Antonio Grassi: “preso atto della situazione, ho sentito il presidente Gianni Rossoni ed abbiamo concluso che fosse necessario un incontro con i vertici dell’azienda ospedaliera per approfondire i termini del problema. Ho esposto questa nostra esigenza al dottor Alessandro Cominelli, direttore generale dell’Asst e gli ho sollecitato un incontro nel più breve tempo possibile. II dottor Cominelli ha condiviso i motivi della nostra richiesta, quindi mercoledì mattina io e Gianni Rossoni lo incontreremo. Se al termine del confronto emergerà la necessita di un intervento dell’Area omogenea in collaborazione con la stessa Asst, non ci tireremo indietro”.
Il punto in Provincia
Giovedì 25 giugno alle ore 17.30 è fissato un incontro anche nella sede della provincia di Cremona con tutti i sindaci del territorio ed i consiglieri regionali, convocato dal presidente Roberto Mariani. Attenzionate saranno le criticità che interessano tutta la provincia rispetto alle cure primarie, ovvero i medici di base. Nel Cremasco si sono ravvisate difficoltà nel quartiere di Ombriano e nel comune di Moscazzano. I medici che esercitavano hanno scelto di cambiare sede dell'ambulatorio, pur rimanendo nel medesimo ambito. La situazione sta creando disagio soprattutto a anziani e persone con fragilità. Il direttore generale di Asst Crema Alessandoro Cominelli, verrà audito insieme al collega di Asst Cremona Ezio Belleri. Nel Cremonese i comuni interessati attualmente da criticità sono Cingia De Botti, Pescarolo ed uniti, Cicognolo, Stagno lombardo e Torre de' Picenardi.
Carenza di medici di base
Sull'argomento sono intervenuti i consiglieri regionali Matteo Piloni (Pd) e Riccardo Vitari (Lega). “In Lombardia mancano complessivamente oltre 4.400 medici e solo nella provincia di Cremona i posti vacanti sono 156, 77 nel cremasco e 79 nel cremonese e casalasco" è il commento di Piloni. L'ultimo bando per coprire gli ambiti carenti, pubblicato a livello regionale, ha riguardato il cosiddetto medico di ruolo unico che ricomprende i medici di famiglia e la continuità assistenziale: “il punto è che questo modello parte già con una carenza enorme e il rischio è che il bando non basti. Se le condizioni di lavoro restano quelle attuali, molti posti continueranno a rimanere scoperti. Siamo di fronte a un problema strutturale che non si risolve solo con un bando. Negli ultimi anni la medicina territoriale è diventata sempre meno attrattiva: carichi burocratici elevati, isolamento professionale e condizioni di lavoro difficili stanno allontanando i giovani. Serve un cambio di passo, sia a livello nazionale che regionale: bisogna investire sulla formazione, aumentare le borse di studio e soprattutto migliorare le condizioni di lavoro dei medici, non solo con le case di comunità, ma mettendo loro a disposizione personale amministrativo che possa sgravare i medici da questioni più formali e burocratiche e che pesano nella quotidianità, insieme a disponibilità degli enti locali nel mettere a disposizione spazi pubblici che possano, per un periodo, sgravare sul costo dell'affitto. Se non si interviene in modo serio e pratico, il rischio è che interi territori, soprattutto quelli più periferici, restino scoperti. Il medico di base è il primo presidio della sanità pubblica: senza di lui, tutto il sistema va in difficoltà”.
'Un problema nazionale'
Per Riccardo Vitari “il problema è nazionale. Ne siamo ben consci, per questo come Lega in regione abbiamo recentemente approvato una legge che valorizza i distretti sanitari, che prima erano pochi e ora sono in numero maggiore e più incisivi sul territorio; abbiamo integrato i medici di base con la sanità territoriale e le farmacie, prevedendo premialità per i dottori che lavorano in gruppo, dando loro la facoltà di operare con molteplici competenze sul territorio, grazie anche ai fondi stanziati da regione Lombardia, contemplando per il futuro anche il finanziamento per gli ambulatori dei piccoli comuni. Certo, la via per risolvere il problema è ancora lunga e va affrontata a livello nazionale e la Lombardia, che da anni è la regione più avanzata in campo sanitario, farà la sua parte fino in fondo”.