22-01-2026 ore 20:00 | Politica - Area omogenea cremasca
di Gloria Giavaldi

Super Pgt cremasco, Aiolfi: 'la politica non basta, servono norme tecniche sovraordinate'

Di qualche giorno fa l'incontro della giunta dell'Area omogenea cremasca dedicato alla presentazione delle linee guida del Documento di indirizzo per la costruzione delle politiche territoriali del Cremasco.  Il suo obiettivo è “superare la visione dei singoli confini comunali per permettere al Cremasco di muoversi sempre più come un grande comune attraverso la definizione di azioni e progetti concreti”. Per tradurre questa visione in realtà, l'Area omogenea intende affidarsi alla competenza del Centro studi Pim di Milano, istituto specializzato nella pianificazione strategica di aree vaste, che si occuperà di predisporre il documento secondo un’agenda serratissima. Se è vero che l'immagine dei sindaci attorno al tavolo ha infuso speranza, è anche vero che c'è già chi avanza qualche dubbio. La voce è quella del consigliere del comune di Vailate, architetto ed ingegnere Luciano Aiolfi: “ Senza un cambio di paradigma che sposti il baricentro dalla volontà del singolo alla norma tecnica sovraordinata, il rischio è di servire l'ennesima versione di un’urbanistica pane e salame: buona per una foto di rito, ma indigesta alla prova del tempo”. Quello proposto non è, secondo Aiolfi, uno strumento innovativo: “esperienze simili, pensiamo ai PGT Integrati "Terre dei Navigli", o ai Piani d’area Vasta della Provincia o a quanto fatto nel Soresinese, sono naufragate. Quando il coordinamento non è un obbligo di legge ma un accordo tra sindaci (magari, come suggeriscono i critici, spinto da figure a fine carriera in cerca di un'ultima "bandierina" politica), diventa fragile. Basta un cambio di giunta, un nuovo sindaco con mire espansive o una diversa sensibilità economica, e il "modello decisionale" faticosamente costruito dai predecessori crolla come un castello di carte.

 

Pianificazione è tecnica

La pianificazione, invece, “è tecnica, non elettorale”. “L’urbanistica seria, quella difesa da figure come Bernardo Secchi o Giancarlo De Carlo, non si fa con le strette di mano, un panino col salame tagliato nella cantina di qualche Sindaco, ma con l’analisi dei flussi, della demografia e del paesaggio. De Carlo sosteneva che l'urbanistica dovesse essere partecipata, ma mai ostaggio del potere politico fine a se stesso. Il rischio di queste riunioni è che si trasformino in quella che Lewis Mumford definiva una gestione monotona e bidimensionale, dove il territorio viene trattato come una merce di scambio tra amministratori piuttosto che come un organismo vivente da tutelare per le generazioni future”.

 

Come evitare il fallimento

La soluzione per evitare il fallimento, risiede in “una struttura tecnica intercomunale permanente. Sarà solo utopia ma solo un serio ed indipendente Ufficio tecnico comune, dotato di poteri reali e sottratto alle pressioni dei singoli consigli comunali, può garantire che la visione di oggi non diventi il rimpianto di domani. Altrimenti, resterà solo una foto sul giornale: un'istantanea di una politica che prova a governare il futuro con gli obsoleti strumenti del passato. E poi servono regole chiare e accordi economici trasparenti”.

 

Due grandi assenti

Aiolfi infine evidenzia due “grandi assenti” nel documento: il tema degli oneri di urbanizzazione e delle compensazioni economiche tra comuni e la Valutazione ambientale strategica. Procediamo con ordine. “Senza un meccanismo di redistribuzione delle risorse, ogni comune continuerà a difendere il proprio interesse immediato, anche a costo di contraddire le strategie condivise”. Colpisce anche che l’assenza di Valutazione ambientale strategica (VAS) venga presentata come un vantaggio. In realtà, la Vas non è un fastidio burocratico, ma lo strumento che garantisce trasparenza, confronto pubblico e tutela del territorio nel medio-lungo periodo. Il rischio, concreto, è che questo documento resti una buona fotografia istituzionale: utile per intercettare bandi e finanziamenti, ma troppo debole per governare davvero le trasformazioni. Al primo cambio di amministrazione o alla prima operazione economicamente appetibile, gli equilibri costruiti a tavolino potrebbero dissolversi”.