21-09-2022 ore 11:23 | Politica - Crema
di Gloria Giavaldi

'La bicicletta è per tutti', a Crema lo sguardo sulla mobilità si tinge di rosa: 'sia inclusiva'

Uno sguardo rosa per pedalare insieme. E pedalare in sicurezza. È stato quello proposto da Fiab Cremasco nella serata di ieri, moderata da Gloria Bertolotti, presso la sala dei ricevimenti del palazzo comunale in occasione degli eventi pensati per la Settimana europea della mobilità. Ospiti Elisa Gallo, consigliere nazionale Fiab, Patrizia Spadaccini, campionessa di ciclismo, le cicloviaggiatrici Annalaura Maurin e Rita Sozzi, protagonista quest'ultima di impegnative pedalate in ogni posto del mondo. Da Roma al Portogallo, dagli Stati Uniti d'America all'America del sud, “sono una seminomade su due ruote, ma solo nei mesi estivi. La bicicletta è un mezzo attraverso il quale conoscere culture, ritrovare dal vivo ciò che ho sempre studiato sui libri”. Insegnante di lettere alla secondaria di primo grado, Sozzi è “entrata in contatto con la diversità culturale in punta di piedi. La bicicletta consente di farlo meglio, perché si viaggia piano, si incontrano persone, si conoscono tradizioni, luoghi, cibi”. Senza correre troppo. Dalle sue parole emerge passione, “al punto che non ho mai concepito la bicicletta come una questione di genere. Per me è sempre stata una fedele alleata per spostarsi, ma la scaletta di questo evento mi ha imposto di riflettere”.

 

Questione di genere

Sul tavolo a Crema, la questione è questa: “è vero che una donna che parte sola in bicicletta non viene ben vista. Quando vado ad acquistare materiale sportivo non trovo nei negozi lo stesso assortimento per uomini e per donne. È una questione culturale, figlia di una società che vuole (ancora!) la donna principalmente impegnata nelle faccende domestiche, nella cura dei figli e del lavoro e che, quindi, non può ricavarsi il tempo per pedalare per lunghi viaggi”.La soluzione balza rapidamente all'occhio, ma non è semplice da attuare. “Bisogna partire dalle scuole e fare concretamente educazione civica. È vero che in Italia le cicloturiste sono meno. Ho provato a chiedermi perché: la risposta che mi sono data è che spesso non si sentono in grado di affrontare lunghi viaggi perché la società glielo fa credere. Spesso mi hanno chiesto se, in quanto donna, non avessi timore talvolta a viaggiare in solitaria. Ho paura, sì, ma non in quanto donna. Ho paura in quanto persona esposta a rischi. Poi, obiettivamente, mi sono detta che dipende dalla destinazione e dalla considerazione che in ogni posto hanno delle donne”.

 

In viaggio

Anche secondo Annalaura Maurin “noi donne su due ruote siamo sempre troppo poche”. Una passione, la sua, “tardiva. Ho scoperto che mi piaceva viaggiare in bicicletta nel 2010, quando nell'anno della maturità mia figlia mi ha chiesto il permesso di partire per Roma. Dal suo racconto ho capito che mi stavo perdendo qualcosa di bello e così dalla semplice pedalata per andare a prendere il pane, sono passata alle due ruote per viaggiare. Ho realizzato più viaggi all'estero”. Il motivo è presto detto: “ci sono più ciclabili e più occasioni di dialogo e di incontro. Tuttavia, anche la nostra Italia è piena di meraviglie”, ma quello della bicicletta è un movimento che deve ancora decollare.

 

Sguardo rosa alla mobilità

Pure nelle piccole città. Secondo Elisa Gallole nostre città sono autocentriche e questo, ad oggi, penalizza soprattutto le donne, che sono portate a non utilizzare la bici quando le strade vengono percepite come insicure. Un approccio femminista alla mobilità renderebbe le strade più inclusive. Non dobbiamo dimenticarci, del resto, che il tema dell'inclusione è un tema di giustizia sociale”, che ha a che fare con l'educazione e che “passa prima di tutto da una corretta comunicazione”. Da un linguaggio semplice, immediato, ma che valorizzi e rispetti le peculiarità di ciascuno. Difficoltoso il collegamento online con la campionessa Patrizia Spadaccini, che ha potuto solo parzialmente raccontare la sua esperienza nel mondo sportivo: “quando ho iniziato io le donne erano pochissime. Non avevamo nemmeno le biciclette, usavamo nei momenti di pausa quelle dei maschi. E la società ci scoraggiava: ci dicevano che a fare sport diventavamo brutte e perdevamo la nostra femminilità”. Poi la narrazione è parzialmente cambiata, a partire dall'idea che “la bicicletta richiede lentezza, un lusso che una donna, mamma, moglie, lavoratrice, non può permettersi”. Invece, la bicicletta è per tutti, Patrizia lo dimostra quotidianamente anche allenando a livello agonistico persone con disabilità.

 

La situazione a Crema

Il cambiamento “si fa a piccoli passi”. Anzi, una pedalata dopo l'altra. A partire dalle piccole città come Crema. Dal 2011 al 2021 i chilometri di ciclabili in città “sono cresciuti del 45 per cento” spiega l'assessore alla mobilità Franco Bordo “passando da 28,180 km a 41,280 km. Ora le problematiche da risolvere riguardano per lo più le connessioni tra i vari tratti ciclabili. Quanto alla scelta di prendere la bicicletta è un percorso lungo, ma siamo sulla buona strada”. Gli amministratori di Crema da questo punto di vista vogliono metterci la faccia “giovedì 22 settembre in occasione del Car free day distribuiremo alcuni volantini di sensibilizzazione ai più giovani davanti alle scuole. Un modo per parlarne, per provare a gettare nuovi semi”. Per l'assessore alle pari opportunità Emanuela Nichetti “è importante che le ragazze, anche da questo argomento, non si sentano escluse. Anzi, si sentano valorizzate per le proprie peculiarità. A Crema stiamo lavorando per far sì che le giovani crescano con consapevolezza delle proprie potenzialità: le donne possono. L'hanno dimostrato nella storia, in tutti gli ambiti. Anche in bicicletta”.

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