20-10-2014 ore 20:36 | Politica - Crema
di Andrea Galvani

Crema. La Paullese fa discutere in Consiglio: dal tracciato totalmente sbagliato alla teoria delle code, fino alle responsabilità della Regione

La riqualificazione della Paullese ed i disagi delle migliaia di pendolari cremaschi è un problema irrisolto da decenni. Recentemente, grazie ad un'ordine del giorno presentato dai consiglieri comunali del Patto Civico, Dante Verdelli, Matteo Gramignoli e Sabastiano Guerini, il Consiglio comunale di Crema è tornata a discuterne. Ecco le diverse sensibilità emerse durante la serata.

 

L'argomento caldo

Per Gianlusca Giossi, capogruppo del Pd, la Paullese e le sue criticità sono “un argomento caldo, che riguarda la vita di tanti nostri concittadini, che per lavoro si recano quotidianamente a Milano. I ritardi nella realizzazione di un'opera così importante e strategica per il nostro territorio creano e creeranno anche nei prossini anni disagi enormi, di cui intendiamo farci capo e cercare in tutte le maniere di porr un'attenzione ed una possibile soluzione il prima possibile”.

 

Tracciato totalmente sbagliato

“Tutte le volte che percorro la Paullese mi rendo sempre più conto che il tracciato è totalmente sbagliato, che aver fatto il raddoppio dove è stato fatto è una sciocchezza”. Per Simone Beretta, capogruppo di Forza Italia, “per prima cosa andava fatto il ponte a Spino d'Adda”, quindi era necessario che “si lasciasse il vecchio tracciato che c'era e che si spostasse dall'altra parte rispetto alle aziende la nuova strada, anche se entravamo un pochino nel Moso”. L'esponente di centrodestra ha poi sollecitato il sindaco Stefania Bonaldi, membro della direzione nazionale del Partito Democratico ad usare “tutta la forza di persuasione che ha rispetto a Renzi, perché a volte il rapporto personale può aiutare”.

 

La responsabilità della Regione

“Condividiamo la preoccupazione di migliorare la viabilità della Paullese a vantaggio dei lavoratori pendolari e della sicurezza di questa strada, che è ritenuta tra le più a rischio nel panorama nazionale”. Così Mario Lottaroli, capogruppo di Rifondazione Comunista, l'unico, insieme al collega Camillo Sartori, che si asterrà dal voto. Perché? “Non condividiamo l'assenza, nell'ordine del giorno in discussione, di una critica puntuale e precisa alla politica che la Regione Lombardia ha condotto in tutti questi anni in merito al tema dei trasporti, privilegiando il trasporto su gomma e creando danni notevoli all'ambiente ed al territorio agricolo”.

 

La metro a Paullo e la Teem

Lottaroli ha sottolineato che la Regione “non ha rispettato l'accordo di programma del 5 novembre del 2007, che prevedeva anche il prolungamento della metropolitana fino a Paullo o a Zelo Buon Persico e che la tangenziale est esterna milanese fosse costruita con un finanziamente privato, mentre è stata costruita, grazie ad Decreto del fare di Letta, con un investimento pubblico pari a 330 milioni di euro”. Secondo Lottaroli, in sostanza, “questa Regione non ha assolutamente a cuore gli interessi dei lavoratori e dei territori”.

 

Lo sviluppo armonioso della viabilità

“Il trasporto lombardo – ha spiegato Emanuele Coti Zelati, capogruppo di Sel – non aveva bisogno del raddoppio della Paullese, perché non è compatibile con lo sviluppo armonioso della viabilità e del territorio. Rappresenta un enorme spreco di di territorio e di suolo. Siamo ancorati in logiche e in sistemi di trasporto vecchi e superati. In definitiva, la Paullese non mi piace, non mi piace il suo progetto di sviluppo e non mi piacciono i lavori che sono stati fatti. Tuttavia non possiamo tornare indietro, a malincuore, nel senso che non corrisponde a quello che immaginiamo come il trasporto in Lombardia. Comunque, con questo abbiamo a che fare, bisogna ballare con la musica che si ha”.

 

Il peggio e il meno peggio

Per Christian Di Feo, Movimento 5 Stelle, “oggi i pendolari devono scegliere tra il peggio e il leggermente meno peggio, cioè i treni o prendere la Paullese. Ha ragione Rifondazione quando dice che non esiste una reale politica del trasporto su strada e della sostenibilità”. Il progetto di riqualificazione della Paullese “è faraonico e inutile. Allargare la sede stradale non risolve il problema, lo sposta in là nel tempo perché fra 30 anni saremo ancora qui a parlarne”. Ad oggi, ha aggiunto Di Feo, “la Paullese è un'autostrada in cui le macchine vanno all'impazzata perché non c'è un autovelox. Se vi passa di fianco una macchina che va a 150 km sta andando piano. Quindi è anche una strada pericolosa”. Detto che “forse andava alzato il rilevato stradale di un metro”, la battaglia va fatta per realizzare le strade di arrocco.

 

La teoria delle code

“In tempi non sospetti ho sostenuto che invece del raddoppio, era meglio fare una strada a scorrimento veloce, eliminando tutti i semagori, rotonde e strozzature varie. In quel modo – argomenta Alberto Torazzi, Lega Nord - avremmo risolto il problema, perché Milano è talmente vicino a Crema che se non ci fossero tutti i rondò dove i camion si devono fermare, per la teoria delle code, probabilmente avremmo risolto il problema”.

 

La metro e il terremoto

“Sappiamo che oggi mancano i soldi, sappiamo che hanno fatto saltare una delle linee metropolitane di Milano per finanziare la ricostruzione del terremoto in Abruzzo e sappiamo che in futuro soldi per questi investimenti non ce ne saranno più. Ritengo che il lotto che va da Cremona a Crema sia abbastanza inutile, i problemi nascono a Spino, con la strozzatura del Ponte”. I problemi nascono dal fatto che “sostanzialmente Cremona non ha mai seguito con interesse il territorio cremasco, come è successo con la BreBeMi, che ha avuto un impatto pesantissimo sul nostro territorio dal punto di vista ambientale, ma che non ci ha dato nemmeno il casello che ci interessava”.

 

Il mestiere cremasco e quello italiano

“Ricordo che ancora facevo l'università e il ponte era chiuso e non si poteva passare. A volte - ha sottolineato Renato Ancorotti, Forza Italia – mi domando perché in Italia non abbiamo una strategia d'insieme, ma facciamo tutto a pezzi, il che ovviamente porta a quadriplicare anche i costi”. La necessità di raggiungere il posto di lavoro ed evitare il più possibile le code porta i pendolari a schiacciare l'acceleratore, con i rischi che ciò comporta. L'inverno sta arrivando – ha concluso Ancorotti – e con la nebbia e la stanchezza, il timore è che possano verificarsi situazioni spiacevoli. “Non ce la prendiamo con nessuno ma la riqualificazione della Paullese potremmo definirla, se non proprio un mestiere cremasco, almeno un mestiero un po' più italiano”.

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