20-07-2026 ore 11:30 | Politica - Crema
di Elena De Maestri

Crema. La consulta dei giovani ricorda le stragi di mafia che 'teme una società consapevole'

Sono stati un centinaio i cittadini presenti alla commemorazione della strage di via D’Amelio e al successivo spettacolo musicale dell’associazione Chakra e della flautista Sara Nallbani, con intermezzi di lettura recitata dell’associazione teatrale Triquetra. Giulia Sole Bergamaschi commenta la nona edizione della rassegna: “è stato impegnativo, ma mi sono tolta molte soddisfazioni. Ringrazio ogni componente del team, il loro aiuto è stato prezioso. Ringrazio anche tutte le realtà con cui abbiamo collaborato: Arci Porto Sicuro, Libera, Tenuta terre e libertà, l’associazione e la libreria La Storia, la Consulta Giovani di Castelleone, il comitato Bene Comune di Abbiategrasso, Ucapte, la scuola di formazione Antonino Caponnetto, CreMaggiore, Mosaico Dance And Arts School e l’istituto Bruno Munari”.

 

Fatti storici del 1992

Il presidente della Consulta Giovani Crema Marco Valcarcel ha dichiarato: “attraverso 57 giorni - Strade di legalità avevamo l’obiettivo di raccontare ai giovani, non solo i fatti storici di quel 1992, ma anche i valori dell’antimafia e la cultura della legalità. Dopo nove anni, possiamo dire di aver raggiunto l’obiettivo, ma ora non possiamo accontentarci e dobbiamo darcene uno nuovo: uscire dalla nostra bolla per raggiungere tutti quei ragazzi che hanno dei percorsi di vita diversi dai nostri.  In questo cammino non potremo che ripartire dalle testimonianze di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due persone che agirono contro la mafia per debellarla, arrivando infine a perdere la vita. Ogni giorno dovremmo ricordare il loro esempio. Come loro dovremmo essere coraggiosi e tenaci, resistendo alla tentazione di arrenderci davanti ad una sfida complicata. Come loro dovremmo coltivare il senso del dovere, ricordando che rimanere in silenzio davanti ad un’ingiustizia è un atto codardo. Come loro dovremmo mantenere l’integrità, rispondendo all’illegalità senza uscire dal perimetro della legalità”.

 

 

Già in programma la decima edizione

“Questi 57 giorni si concludono, ma i valori e le storie che di anno in anno rispolveriamo devono rimanere dentro di noi, non possiamo metterli da parte fino al prossimo 23 maggio. Gli obiettivi per il futuro, per la decima edizione, sono audaci, ma noi siamo giovani, possiamo sognare ed essere ambiziosi. Possiamo lavorare bene e lo faremo con la consapevolezza che anche noi, con la nostra rassegna, possiamo dare un contributo per rendere il nostro un paese migliore. Per questo dobbiamo continuare, più di prima, meglio di prima”.

 

Consapevolezza del destino

Alla cerimonia ha partecipato anche il sindaco Fabio Bergamaschi. “Un tempo breve se misurato con l'orologio della storia, ma infinito se vissuto nel peso della consapevolezza. Sono i 57 giorni che separano la strage di Capaci da quella di via D'Amelio. I giorni che hanno racchiuso il dolore di un paese ferito, ma anche la straordinaria testimonianza di uomini e donne che hanno scelto di non arretrare davanti alla paura. Dopo il 23 maggio 1992, Paolo Borsellino sapeva che il suo nome era scritto tra gli obiettivi della mafia. Sapeva che il tempo davanti a lui poteva essere poco. Eppure quei giorni non furono giorni di resa né di attesa. Furono giorni vissuti con ancora maggiore intensità, con il senso profondo di chi aveva scelto il proprio dovere come ragione di vita. Paolo Borsellino non si fermò”.

 

Non solo passato

“Continuò a lavorare, a cercare la verità, a incontrare cittadini e giovani, a difendere l'idea che lo stato dovesse essere più forte della paura. In quei 57 giorni c'è tutta la grandezza della sua testimonianza: il coraggio non di chi ignora il pericolo, ma di chi lo guarda negli occhi e sceglie comunque di andare avanti. Il 19 luglio 1992, in via D'Amelio, la mafia colpì ancora, sferrando un nuovo, terribile attacco alla Repubblica. Con Paolo Borsellino morirono gli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Non furono soltanto vittime di una strage. Furono servitori dello stato che avevano scelto di stare accanto a un uomo impegnato a difendere la democrazia, la giustizia e la libertà di tutti noi. A distanza di trentaquattro anni, il significato di quei 57 giorni non appartiene soltanto al passato”.

 

‘La mafia teme una società consapevole’

“Continuiamo a vivere dentro quel tempo sospeso, nel quale ogni comunità è chiamata a scegliere se abbassare lo sguardo oppure continuare a interrogarsi, a vigilare, ad assumersi la responsabilità di difendere i propri valori. La mafia è cambiata. Ha compreso che non sempre servono il fragore delle bombe e la violenza eclatante per esercitare il proprio potere. Oggi preferisce spesso il silenzio, l'infiltrazione, la convenienza economica, la costruzione paziente di relazioni, connivenze e complicità. Cerca gli spazi dove la società è più fragile, dove l'attenzione si abbassa, dove prevale l'illusione che certi fenomeni appartengano ad altri territori e ad altre comunità. Ma è proprio questa apparente invisibilità a rappresentare uno dei pericoli più grandi. Perché quando la mafia smette di fare rumore, il rischio è che siamo noi a smettere di ascoltare. Quando le immagini delle stragi diventano soltanto pagine dei libri di storia, il rischio è che la memoria perda la sua forza. Quando la legalità diventa soltanto una parola pronunciata nelle commemorazioni, il rischio è che venga meno ciò che Falcone e Borsellino hanno difeso fino all'ultimo giorno: la responsabilità quotidiana di una comunità. La mafia teme soprattutto una società consapevole.