19-06-2026 ore 20:13 | Politica - Crema
di Gloria Giavaldi

Asst Crema. Sinistra Italiana: 'è un disastro annunciato, frutto di una gestione miope'

“Il quadro che emerge dalle cronache locali delle ultime settimane riguardo la situazione dell’ospedale Maggiore di Crema e dell’intera Asst non è solo allarmante: è la cronaca di un disastro annunciato, frutto della miope gestione della sanità pubblica da parte di regione Lombardia. Come Sinistra Italiana - circolo di Crema e Cremasco, non possiamo più tollerare il silenzio e le rassicurazioni di facciata dei vertici aziendali e della politica di centrodestra. I numeri e i fatti parlano chiaro: raccontano un ambiente di lavoro ormai insostenibile, che si inserisce in una più ampia e malcelata politica di progressivo smantellamento e indebolimento della sanità pubblica perpetrato dai vertici di regione Lombardia e dall'attuale governo, a tutto vantaggio dei privati, accreditati e non”. Inizia così il comunicato stampa della segretaria del circolo di Crema di Sinistra italiana, Cecilia Gipponi. “I dati ufficiali raccontano un' evidenza: nel solo ultimo anno si sono registrate ben 157 cessazioni di personale. La cifra che deve far riflettere e indignare è che oltre il 70 per cento di queste (109 per l'esattezza) sono dimissioni volontarie. Medici, infermieri e tecnici sanitari hanno scelto consapevolmente di andarsene. A questo si è aggiunto negli ultimi mesi l’addio contemporaneo di tre stimati primari, alcuni dei quali storici”.

 

La situazione a fine 2025

Quanto affermato trova riscontro in quanto dichiarato dall'Asst di Crema nel rendiconto 2025, adottato con delibera 356 del 29 aprile 2026. Secondo quanto riportato nel prospetto relativo all'andamento occupazionale, nel 2025  sono intervenute 157 cessazioni di cui 31 della dirigenza (30 della dirigenza medica e un dirigente delle professioni sanitarie) e 126 del comparto (57 infermieri, 4 ostetriche, 14 personale tecnico sanitario, tre assistenti sanitari e tecnici della prevenzione, 12 personale della riabilitazione, un assistente sociale, tre del personale ruolo tecnico non sanitari, 13 di personale ruolo tecnico sanitario, ota e oss, 19 di personale amministrativo). Nonostante questo, il numero dei nuovi ingressi ha superato di poche unità le uscite, per un totale di 168 nuovi assunti. Il rendiconto conferma la carenza di infermieri, medici e tecnici sanitari. Più precisamente, a fronte di 57 dimissioni di infermieri ne sono stati assunti 34. I tecnici sanitari che hanno lasciato Largo Dossena sono stati 14, sostituiti con cinque nuovi ingressi. I medici dimessi sono stati 30 contro 27 nuovi ingressi. Per far fronte alla carenza d'organico, si legge nella relazione al rendiconto a firma del direttore generale, “l’azienda socio sanitaria territoriale ha progressivamente valorizzato l’integrazione con altre professioni sanitarie e con operatori socio-sanitari, al fine di garantire la continuità dei servizi e il mantenimento degli standard assistenziali, pur in presenza di condizioni di mercato non direttamente governabili” .

 

Le dimissioni continuano

“Il saldo positivo complessivo di pochissime unità reso noto dalla direzione generale nel rendiconto” è, secondo Sinistra italiana, “un’illusione ottica che non compensa la perdita di competenze storiche ed esperienza. I servizi territoriali e i reparti del Maggiore e di Rivolta d'Adda sono allo stremo”. Il trend delle dimissioni è confermato anche nel 2026. Secondo quanto emerge dall'albo pretorio, sono già oltre 50 le prese d'atto di dimissioni determinate dall'azienda dall'inizio dell'anno. Anche il numero dei direttori di struttura complessa pronti al passo d'addio sarebbe destinato ad aumentare a breve. Dopo il direttore delle cure palliative Sergio Defendi, quello della pediatria Maddalena Leone e quello della riabilitazione cardiologica, Marco Ambrosetti, anche il direttore della neurologia Luigi Caputi, il quarto in pochi mesi, sarebbe prossimo a salutare Largo Dossena, dopo essersi classificato al primo posto al concorso per la direzione di analoga struttura complessa all'Asst di Lecco. Lascerebbe Crema da dopo l'estate.

 

Procedure in corso

Proprio in questi giorni l'Asst di Crema ha bandito gli avvisi per la direzione della pediatria e della riabilitazione cardiologica, rispettivamente con delibere numero 524 e 523 del 18 giugno 2026. Di qualche giorno fa, precisamente con delibera 452 del 28 maggio 2026, anche l'indizione del concorso per la direzione delle cure palliative. Vacanti al momento restano anche la direzione della struttura complessa di otorinolaringoiatria, vaccinazioni e direzione medica. La prima è rimasta vacante dopo il pensionamento di Pasquale Blotta, la seconda dopo il pensionamento di Edoardo Premoli, la terza per le dimissioni di Gianluca Avanzi, al quale è di recente subentrata, con un incarico in sostituzione nelle funzioni di direzione, nelle more dell'espletamento delle procedure, Veronica Ciorba. Le procedure per la nomina dei nuovi direttori sono in corso. Di recente, è stato nominato il nuovo direttore di terapia intensiva (anestesia e rianimazione) Giuseppe Lupi, dopo il pensionamento di Guido Merli.

 

Benessere organizzativo

L'attenzione di Sinistra italiana si focalizza anche sul tema del benessere organizzativo, su cui tanto nei giorni scorsi si sono espresse anche tutte le sigle sindacali del comparto e della dirigenza: “se il personale scappa non è per caso: è il sintomo evidente di un ambiente di lavoro non sano, logorato da turni massacranti, carenze strutturali e una totale assenza di valorizzazione e ascolto dei lavoratori, come denunciato a più riprese anche dalle sigle sindacali. Mentre regione Lombardia sbandiera lo stop ai medici gettonisti delle cooperative, all'Asst di Crema assistiamo al gioco delle tre carte per coprire i buchi nei reparti chiave, dal pronto soccorso alla psichiatria, dalla pediatria all'anestesia”.

 

'Urgente investire sul personale'

Prosegue Gipponi: “bloccate dai tetti di spesa sul personale imposti dall'alto, le Asst si vedono costrette a ricorrere a bandi urgenti per liberi professionisti e gettonisti mascherati. Una vergogna che non fa risparmiare un solo euro pubblico: questi professionisti esterni vengono infatti pagati attingendo a un'altra voce di bilancio (quella per l'acquisto di beni e servizi), con grandissimo sperpero di denari pubblici che dovrebbero essere investiti in assunzioni stabili e contratti dignitosi. È un sistema ipocrita che arricchisce le esternalizzazioni e impoverisce le corsie. In questo scenario di totale declino, assistiamo a una contemporanea e molteplice violazione dei diritti costituzionalmente garantiti: ci rimettono i lavoratori e le lavoratrici, privati del diritto a un lavoro dignitoso e sicuro, ma ci rimettono soprattutto i cittadini, privati del fondamentale diritto alla salute e a un servizio sanitario pubblico, efficiente e di prossimità. I cremaschi si trovano così di fronte a un'intollerabile ingiustizia sociale: quella di non ottenere più in servizi essenziali sul territorio ciò che regolarmente pagano attraverso le tasse, mentre le liste d'attesa infinite li costringono a pagare una seconda volta rivolgendosi alla sanità privata. È necessario e urgente investire sul personale con assunzioni vere, bloccando la privatizzazione strisciante dei nostri servizi essenziali. Sinistra Italiana continuerà a vigilare e a dare battaglia, al fianco dei lavoratori della sanità e dei cittadini del Cremasco, per il diritto costituzionale a una cura pubblica, universale e di qualità”.