19-02-2026 ore 20:09 | Politica - Crema
di Gloria Giavaldi

Referendum. Camere penali: 'votiamo sì per un processo più giusto e una magistratura libera'

Un giudice terzo, ruoli diversi, processo davvero equo. La possibilità di ricostruire una giustizia realmente giusta, che non fa paura, la separazione delle carriere e dei ruoli come mezzo per garantire autonomia ed indipendenza del giudice. E ancora, il tentativo di superare le logiche del correntismo attraverso il sorteggio dei componenti del Csm. Verrà creata un'Alta corte disciplinare “per una giustizia che non risponda solo a se stessa”. Infine, si tratta di “una battaglia di libertà, non di potere”. Queste, in estrema sintesi, sono le ragioni del Sì al prossimo referendum confermativo sulla giustizia. Si vota il 22 ed il 23 marzo. Nel dettaglio sono state illustrate questo pomeriggio nel corso di un convegno organizzato dalla sezione di Cremona e Crema della Camera penale distrettuale della Lombardia orientale. I posti a sedere nella sala Bottesini della Fondazione san Domenico erano esauriti: tanti gli addetti ai lavori, ma tanti anche i cittadini desiderosi di esprimere il proprio voto con conoscenza e consapevolezza. A moderare l'iniziativa è stato il giornalista Cristiano Mariani.

 

Per un processo giusto

Come ha spiegato la presidente della sezione cremasca della Camera penale Micol Parati: “ quella della separazione delle carriere è una battaglia che l'Unione delle camere penali italiane sta conducendo da oltre 40 anni. È una questione tecnica, non un voto politico”. La presidente della Camera penale della Lombardia Orientale Maria Luisa Crotti ha illustrato nel dettaglio la natura sistematica della riforma: “questa riforma serve perchè il giusto processo, costituzionalmente previsto, stia ancora in piedi: oggi sta cadendo a pezzi. Ogni errore giudiziario è una perdita umana, prima che economica. La riforma non offrirà una soluzione concreta al sovraffollamento delle carceri, né processi più veloci, ma farà in modo che il processo torni ad essere davvero giusto. Mi sembra un primo passo necessario”.

 

Una magistratura più salda

Al tavolo dei relatori sedevano: Carlo Maria Grillo, già procuratore e presidente del tribunale di Cremona e presidente della Corte d'appello di Trento, Salvatore Scuto, già presidente della Camera penale di Milano e Andrea Cavaliere, componente di giunta dell'Unione camere penali italiane. Con loro anche Oliviero Mazza, ordinario di procedura penale all'università Bicocca. Grillo ha manifestato la sua posizione favorevole al referendum, da magistrato, spiegando come nell'impianto dato a questa riforma non vi sia nemmeno lontanamente il rischio, nel caso in cui il referendum avesse esito positivo, che la magistratura venga assoggettata al potere esecutivo. Sulla stessa linea il docente Mazza, che ha fatto chiarezza circa i dubbi avanzati dai sostenitori per il no sul sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura. “Lo sdoppiamento non porta ad un indebolimento, né fa in modo che l'esecutivo possa in alcun modo controllare e agire sulla magistratura Al contrario il Csm così strutturato tornerà ad essere organo di garanzia e non strumento di potere interno. La designazione della componente laica sarà affidata alla sorte, tra i professionisti scelti dal Parlamento. Come potrà quindi la rappresentanza politica essere affidata alla sorte?” ha chiesto ironicamente.

 

'Non dobbiamo avere paura'

Per l'avvocato Scuto: “la riforma sarà una grande occasione per superare un momento di grande crisi identitaria della magistratura e fare in modo che i cittadini tornino ad avere fiducia nella giustizia. Oggi il 99 per cento delle questioni disciplinari a carico dei magistrati vengono archiviate. La giustizia domestica è stata ostaggio del correntismo. L'istituzione di un'Alta corte disciplinare vuole garantire autonomia ed indipendenza”. Il cuore della riforma sta “nella separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice. Lo sdoppiamento del Csm, con buona pace dei sostenitori per il no, finirà per rafforzare la magistratura, non indebolirla, in particolare quella requirente”. Infine, Cavaliere ha evidenziato la “natura troppo aspra di questa campagna referendaria. Non è una battaglia politica o il tentativo di assoggettare la magistratura al controllo dell'esecutivo. È una battaglia giusta e sacrosanta. Non è una riforma di destra, né tesa a limitare l'autonomia della magistratura. Non dobbiamo avere paura di questa riforma, né temere alcuna deriva antidemocratica. È importante che la riforma passi per assicurare ad ogni imputato una netta separazione tra chi formula l'accusa e chi lo giudica. Le norme d'attuazione prevederanno anche una netta separazione dei percorsi formativi per pubblici ministeri e giudici: “così facendo la magistratura sarà più libera sia da condizionamenti interni, sia verso i cittadini, a garanzia degli stessi”.