
Proseguono gli incontri sul territorio in vista del referendum che si svolgerà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Il tema è la giustizia. A Pandino, Stefania Bonaldi, avvocato e già sindaco di Crema, ora nella segreteria nazionale del partito democratico, ha sviluppato i nodi della riforma costituzionale insieme alla sostituta procuratrice Carmen Santoro e alle avvocate Mimma Aiello e Cecilia Gipponi. Dalla divisione del Csm alla nuova alta corte disciplinare, è stato ricostruito in modo semplice cosa prevede la riforma e perché non è un tema da addetti ai lavori: riguarda l’equilibrio dei poteri e, quindi, i diritti di ciascuno.
Giudice disciplinare
È stato affrontato uno degli argomenti più ripetuti dai promotori: l’idea che giudici e i pubblici ministeri siano troppo vicini. Dati e pratica quotidiana alla mano, è emerso un quadro molto diverso da quello raccontato. Il sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura, poi, presentato come soluzione alle correnti, è stato analizzato per ciò che è: un meccanismo che rischia di indebolire il potere giudiziario e spostare l’ago della bilancia verso la politica. La creazione di un nuovo giudice disciplinare è uno dei punti più delicati.
Garanzie di tutti
Le relatrici hanno spiegato perché rappresenti un passo indietro rispetto alle garanzie costituzionali e cosa significhi, concretamente, per un cittadino togliere al magistrato l’accesso alla Cassazione. La riforma viene presentata come un modo per migliorare la giustizia. Le relatrici hanno mostrato perché, invece, si rischi di produrre l’effetto opposto. Con un costo che si attesta intorno ai cento milioni di euro che ben potrebbe invece destinarsi a potenziale l’organico giudiziario e di cancelleria. Rendere il pubblico ministero più di parte, soprattutto nella fase delle indagini preliminari, significa alterare un equilibrio che oggi tutela i cittadini, non i magistrati. Insomma, tante ragioni per cui votare no per difendere l’indipendenza della giustizia e, con essa, le garanzie di tutti.