17-07-2018 ore 20:15 | Politica - Crema
di Andrea Galvani

Scrp, Stefania Bonaldi: ‘cassaforte, non un carrozzone. I recessori? Un peccato di gola’

All’indomani dell’articolata risposta di Pietro Moro qui il dettaglio – alle contestazioni mosse da alcuni sindaci durante la riunione del 21 giugno scorso, oggi è da registrare l’intervento di Stefania Bonaldi: “Sicura di interpretare il pensiero di molti altri colleghi pongo io alcune domande. Se Scrp incorpora un valore di 30 milioni di euro, dato mai messo in discussione, allora perché alcuni la definiscono un “carrozzone”? Non dovrebbero piuttosto chiamarla cassaforte? Di quei 30 milioni, quanti ne hanno portati in dote, o costruiti nel tempo, i "recedenti”, quanti hanno contribuito a metterne in “cassaforte”? Più o meno di quelli che vorrebbero portarsi via uscendo?”

 

Il giudizio dei sette sindaci

Il sindaco di Crema si concentra sul “giudizio dei sindaci che intendono recedere da Scrp”: si tratta di Marco Arcari, sindaco di Ticengo, Rosolino Bertoni, sindaco di Palazzo Pignano, Luca Cristiani, sindaco di Casaletto di Sopra, Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco Vidolasco, Nicola Marani, sindaco di Salvirola, Attilio Polla, sindaco di Romanengo e il sindaco di Soncino, Gabriele Gallina. Scrp dovrà liquidarli entro il 31 dicembre 2018 con una somma complessiva di oltre 3 milioni e mezzo.

 

Peccato di gola

“Il loro giudizio si basa davvero sui fatti societari di questi ultimi anni o è piuttosto figlio di un “peccato di gola”, cioè indotto dal desiderio di "bruciare" loro, sindaci pro tempore, in quattro e quattr’otto, il frutto dei risparmi e del lavoro dei sindaci di ieri e dell'altro ieri, senza lasciar nulla in eredità ai sindaci di domani? Quei 30 milioni, un prezioso patrimonio ricevuto in dote dal passato e consolidato in questi ultimi anni, non possono essere dispersi". 

 

Dovere morale

"Anche Crema porterebbe a casa milioni, esercitando diritto di recesso, sia chiaro, ma noi crediamo sia moralmente doveroso investire questi denari, insieme, nel territorio, in forma oculata, in condivisione, sotto forma di opere o servizi, possibilmente incrementati da contributi regionali, nazionali, europei per progetti di sviluppo. Cosa che da soli, i singoli sindaci, specie i piccoli comuni, non possono fare”.

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