
Il consigliere Matteo Piloni ha portato l’esempio della cascina Fornace di Spino d’Adda, nell’ambito della discussione sui beni confiscati alla mafia e in particolare, sulla decisione regionale di rivedere i criteri di assegnazione delle risorse per i comuni. "Nel settembre 2024 la commissione antimafia ha visitato la tenuta di Spino d'Adda, il secondo bene confiscato alla criminalità più grande della Lombardia, per estensione. Da quell'incontro era nata la necessità di impegnare la giunta regionale a rivedere i criteri di assegnazione delle risorse, troppo insufficienti per sostenere davvero i comuni".
Come gestire un bene
Fino ad oggi la norma infatti prevedeva um contributo non superiore alle 150 mila euro, e comunque al 90 per cento per i comuni sotto i cinquemila abitanti e al massimo del 50 per cento per i comuni sopra i cinquemila abitanti, come Spino d'Adda. "Una normativa che rendeva impossibile a molte realtà di poter gestire un bene confiscato una volta ottenuto dallo Stato. Ecco il perchè dell’iniziativa di una risoluzione, approvata all'unanimità dal consiglio regionale, che impegnava la giunta a rivedere i criteri in favore dei comuni, cosa che finalmente è avvenuta"
Le soglie
I nuovi criteri prevedono un aumento del tetto massimo delle risorse stanziabili, da 150 mila a 200 mila euro, "che possono raggiungere la cifra di 250 mila nel caso un bene abbia un valore sovracomunale, come nel caso di Spino d'Adda”. Anche le percentuali sono state riviste "al rialzo". Invariate per i comuni sotto i cinquemila abitanti, e ampliate all'80 per cento per i comuni tra i cinque e i settemila e al 60 per cento sopra i settemila. "Si tratta di criteri migliorativi, che vanno incontro alle esigenze che abbiamo manifestato partendo proprio dall'esperienza di Spino d'Adda. Certamente molto dipenderà da quanto risorse saranno stanziate, e su questo dovremo incalzare sia la giunta regionale che il governo, ma aver ottenuto la modifica dei criteri è già un risultato che siamo riusciti a concretizzare per dare una prospettiva ai beni confiscati e sostenere comuni e associazioni che, con coraggio e generosità, contribuiscono a restituirli alla collettività per scopi sociali, trasformando un simbolo di illegalità in un'opportunità di rinascita e legalità per il territorio".