16-10-2025 ore 16:40 | Politica - Bruxelles
di Elena De Maestri

Fondi di coesione: Lombardia scende in piazza a Bruxelles contro tagli da oltre quattro miliardi

Regione Lombardia è scesa in piazza a Bruxelles per dire no al taglio e alla centralizzazione dei fondi di coesione. Hanno presenziato gli assessori Guido Guidesi e Raffaele Cattaneo di fronte al parlamento europeo con la Cohesion Alliance, il movimento che riunisce le regioni contrarie alla proposta della Commissione europea di ridurre e accentrare le risorse destinate ai territori. Al centro le ripercussioni che una tale scelta potrebbe avere sul territorio lombardo:  “se andasse in porto il progetto di Ursula Von der Leyen, per la Lombardia verrebbero a mancare 4,4 miliardi di euro che la regione investe in modo virtuoso in molteplici settori, a cominciare dalle politiche di sostegno alle imprese per arrivare alla formazione e alla ricerca”.

 

Legame tra commissione Ue e territori

Secondo Guidesi: “tagliare i fondi di coesione significa mettere a repentaglio lo sviluppo dei territori. Indebolire le politiche di coesione comporta cancellare l’unico legame diretto tra la Commissione europea e i territori. La mobilitazione di Bruxelles significa che le regioni non subiranno passivamente questa decisione scellerata. la Lombardia risulterebbe danneggiata anche dalla gestione fondi che passerebbe allo stato centrale. Dovrebbe attendere i tempi di Roma, non propriamente celeri. Non ce lo possiamo permettere. Il nostro sistema economico-sociale ha bisogno di tempi di reazione lombardi: siamo uno dei principali motori economici d’Europa e dobbiamo poter continuare a correre”.

 

Si alla sussidiarietà

Il sottosegretario Cattaneo ha aggiunto: “da sempre la Lombardia è in prima linea per evitare che le regioni subiscano effetti pesantissimi a causa di scelte che vanno nella direzione opposta di quanto noi sosteniamo: no alla centralizzazione, sì alla sussidiarietà e alla valorizzazione del 'saper fare' dei territori. Il presidente Fontana, per primo a livello nazionale e anche su scala europea, sostiene che queste politiche siano inaccettabili e dannose verso la locomotiva economico-produttiva del paese".