È alle battute finali la campagna referendaria in vista del voto dei prossimi 22 e 23 marzo per la riforma sulla giustizia. Dopo un weekend sul territorio tra incontri pubblici e gazebo accanto ai cittadini “come nel nostro stile”, hanno detto i militanti, la Lega ora si affida ai big. Questo pomeriggio ha convocato la stampa alla sede del coordinamento provinciale di Crema (per la Lega Crema fa provincia) alla presenza dell'onorevole Silvana Comaroli e del sottosegretario al ministero della giustizia, senatore Andrea Ostellari. Con loro anche il coordinatore provinciale della Lega Tiziano Filipponi ed il militante Roberto Sensini.
Togliere potere alle correnti
In apertura, prima di lasciare la parola a chi è “tecnicamente più preparato”, Filipponi ha ricordato come “la riforma in passato era stata voluta anche dalla sinistra. Ora perchè non va più bene?”. Nel merito, poi, Silvana Comaroli ha “evidenziato l'utilità di questa riforma per tutti i cittadini. Ecco perché ogni voto conta ed è importante. Tentativi di riforme analoghe si ricordano nel 1989 e nel 1999, anche sostenute da parte avversa. La sinistra parla oggi di una strumentalizzazione politica, ma è la prima a politicizzare questa riforma. Noi l'abbiamo sostenuta perchè vogliamo che ogni cittadino si possa trovare di fronte ad un giudice davvero terzo ed imparziale. Con il meccanismo del sorteggio viene tolto il potere alle correnti e viene riconosciuto il giusto spazio al merito. Serve andare a votare per tutelare i nostri cittadini”.
A difesa dei magistrati
Il senatore Ostellari ha focalizzato l'attenzione su due temi: il riconoscimento del merito e l'istituzione dell'Alta corte disciplinare. “Da anni nel nostro Paese si parla di merito nel lavoro, nelle professioni e nella politica. È arrivato il momento di garantirlo anche nella giustizia. L'Alta corte? In passato era prevista anche nel programma del Pd. Ora non va più bene perchè il loro unico obiettivo è quello di colpire il governo. Con questa riforma non si vuole punire nessuno, tanto meno magistratura. Al contrario, la vogliamo libera ed indipendente e come tale la vogliamo difendere. Non vogliamo magistrati allineati, ma liberi di decidere. La separazione delle carriere è un'operazione di buonsenso. Sono deluso dalla campagna comunicativa fatta dal comitato del no: non è entrata nel merito di una riforma dalla portata storica e, proprio per questo, sostenuta anche da alcuni esponenti di sinistra, da ultimo Giuliano Pisapia. Dire sì a questa riforma significa compiere un passo in avanti per il sistema giudiziario e per tutti noi. Il sì è una scelta di responsabilità per migliorare la giustizia italiana ed avvicinarla ai sistemi delle democrazie europee. Dire no significa lasciare tutto com’è”.