13-05-2026 ore 20:14 | Politica - Crema
di Gloria Giavaldi

Reindustria al capolinea. Il sindaco: 'scelta corale'. La minoranza: 'fallimento politico'

Lo si diceva da tempo: ora le sorti sono decise. Reindustria è ufficialmente al capolinea. Dopo gli altri soci, anche il comune di Crema ha deliberato la dismissione della partecipata mediante messa in liquidazione. La delibera è stata approvata in consiglio comunale con 15 voti favorevoli e sette astenuti (la minoranza). Ripercorriamo la vicenda. Dopo diversi passaggi in commissione garanzia, cambi di vedute in pochi attimi, i soci hanno “coralmente” posto la parola fine ad un'esperienza che segna gli ultimi 30 di storia cremasca.

 

Nuove configurazioni

“Reindustria – ha detto il sindaco nella seduta consiliare di lunedì - nasce da una felice intuizione: quella di dare nuova vita e prospettiva all’area nord di Crema dopo la dismissione dell’ex Olivetti, attraverso un percorso di reindustrializzazione che ha prodotto risultati concreti e riconosciuti nel tempo. Nel corso degli anni, tuttavia, il territorio e gli enti soci si sono interrogati sulle nuove configurazioni da attribuire a questo strumento, che da esperienza fortemente radicata nella dimensione cittadina si è progressivamente evoluto verso una funzione di agenzia di sviluppo territoriale su scala provinciale. Una dimensione che ha incontrato alcune criticità: lo sfilamento di alcuni soggetti, come il Comune di Casalmaggiore e successivamente la stessa Provincia, ha evidenziato come tale assetto non abbia mai raggiunto una piena stabilità e coerenza complessiva”.

 

Scelta corale

“In questo quadro si è inserita anche l’evoluzione normativa introdotta dalla cosiddetta legge Madia, che ha fissato parametri stringenti per la permanenza delle società partecipate, in particolare il raggiungimento di un fatturato annuo di almeno un milione di euro. Tale impostazione ha reso progressivamente più complessa la sostenibilità del modello societario e la possibilità di garantire una prospettiva di lungo periodo alle attività di Reindustria. I soci hanno affrontato questo percorso con senso di responsabilità e con un confronto serio e approfondito, consapevoli della rilevanza della decisione in oggetto. Due, in particolare, le preoccupazioni condivise: da un lato la continuità dei progetti in essere, affidata alla Camera di Commercio, con l’obiettivo di non disperdere competenze e progettualità maturate nel tempo; dall’altro la tutela del personale, rispetto alla quale è stato avviato un percorso di attenzione e accompagnamento. Il comune di Crema giunge oggi alla deliberazione di messa in liquidazione della società, in coerenza con le determinazioni già assunte dagli altri soci. Si tratta di una scelta condivisa e maturata coralmente, che avvia formalmente il processo di liquidazione e segna la conclusione di un’esperienza che ha avuto un ruolo significativo per il territorio, ma che oggi non presenta più le condizioni necessarie per proseguire nel quadro normativo ed economico attuale”.

 

'Fallimento politico'

“Progressiva riduzione degli affidamenti conferiti dagli enti soci, conseguente contrazione del volume d’affari, il deterioramento degli equilibri economico-finanziari, l’assenza, allo stato, di soluzioni alternative considerate praticabili, il rischio di futuri interventi di sostegno economico incompatibili con i principi di sana gestione finanziaria. A ciò si aggiunge una bozza di bilancio in perdita pari a euro 285.589 euro. Le motivazioni che portano a votare questa delibera sono chiare” ha esordito il capogruppo della Lega Andrea Bergamaschini. “Allo stesso modo appare chiaro che “questa sera si certifica anche il fallimento di una gestione politica che, per anni, ha rifiutato qualsiasi confronto critico salvo poi giungere improvvisamente alle medesime conclusioni che l’opposizione aveva posto all’attenzione dell’aula con largo anticipo. E soprattutto si apre una domanda che resta ancora senza risposta: quale modello di sviluppo economico e territoriale intende costruire il comune di Crema dopo Rei?”.

 

Mancanza di confronto

Bergamaschini attacca il metodo utilizzato: “le minoranze da tempo avanzavano perplessità sul futuro di Rei, non ultimo nella commissione garanzia del 28 ottobre. In quella sede, invece, dal comune di Crema venne ribadita fiducia nell’operato della società, affidandole incarichi considerati rilevanti, nonostante chiare criticità. Per lungo tempo, tali osservazioni sono state sistematicamente respinte dalla maggioranza, che ha continuato a sostenere l’impianto di Rei senza aprire un reale confronto politico sul futuro della società e sulla sostenibilità del modello adottato. Ed è proprio qui che emerge una contraddizione politica che oggi non può essere ignorata. Per anni il centrosinistra ha difeso Rei come uno strumento strategico irrinunciabile. Oggi, nel giro di pochi mesi, assistiamo a un completo mutamento di impostazione politica, culminato nella proposta di liquidazione della società. Un cambio di linea così radicale avrebbe richiesto, a nostro avviso: un confronto preventivo e trasparente con il consiglio comunale, un percorso istituzionale condiviso, un coinvolgimento politico reale dell’assemblea elettiva cittadina. Invece il consiglio viene investito della questione soltanto nella fase conclusiva, quando il quadro appare già sostanzialmente definito da decisioni maturate altrove. Le istituzioni democratiche devono essere il luogo del confronto, dell’indirizzo politico e della condivisione delle scelte strategiche. Non il luogo della mera ratifica finale. Ed è difficile non rilevare come, ancora una volta, emerga la sensazione di un’amministrazione che rincorre dinamiche politiche esterne all’aula consiliare e che arriva al confronto istituzionale soltanto quando le decisioni appaiono già sostanzialmente assunte. Naturalmente, ciò non significa ignorare il quadro oggettivo oggi esistente”.

 

Nessun percorso alternativo

Secondo Laura Zanibelli, capogruppo di Forza Italia, la dismissione di Reindustria ha portato ad un'implementazione “della lista degli ex di questa città, grazie all'immobilismo politico del sindaco. Pur avendo dichiarato pubblicamente e anche nella sede istituzionale del consiglio comunale negli anni la rilevanza di Rei per Crema e il territorio, in men che non si dica, basta al sindaco di Crema che il Comune di Cremona, a guida Pd, decida di recedere da Reindustria, con il suo 8 per cento, per accodarsi al processo di messa in liquidazione.  Bergamaschi non ha promosso nessuna azione politica per guidare un percorso alternativo, evitando di disperdere sia beni patrimoniali (due edifici) che know how sviluppato, frutto di investimenti negli anni sul territorio cremasco”.

 

Centrodestra inascoltato

“In consiglio comunale, da anni stavamo rappresentando la necessità di valutare quali strade per garantire sviluppi per la società, sempre al limite del raggiungimento del fatturato limite di un milione, secondo la legge di Madia. Ma puntualmente ci veniva ribattuto dalla maggioranza che il ruolo ricoperto da Rei era imprescindibile. Tutto si afferma pur di non ascoltare il centrodestra. Il sindaco sapeva sin da inizio dell'anno scorso la situazione di difficoltà del bilancio 2025, ma mai ha pensato ad un coinvolgimento dei consiglieri tutti, inclusi quelli di minoranza, per valutare possibili sinergie con altre realtà territoriali e mai ha proposto possibili alternative agli altri attori coinvolti. Vedremo come il sindaco Bergamaschi, persi gli asset su cui si era investito fino ad ora, proporrà lo sviluppo di Crema e del territorio. Certamente sappiamo che il volano sarà rappresentato dalle aziende, che non mancheranno invece di fare la loro parte, come sempre”.