
“Regione Lombardia è per la sanità un punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale”. Lo ha detto l'assessore regionale al welfare Guido Bertolaso intervenendo nel corso della seduta straordinaria del consiglio regionale dedicata alla situazione del Sistema sociosanitario lombardo. “Lo confermano i dati di Agenas e le analisi dei principali organismi internazionali. Il sistema vanta una capacità organizzativa e professionale, evidente anche nella gestione dell’emergenza di Crans-Montana”.
Prevenzione
Priorità alla prevenzione con la sperimentazione della tessera a punti: “ne valuteremo gli esiti, intanto siamo gli unici a promuovere una prevenzione strutturata sulle principali problematiche di salute. Attenzionata è anche la crescente carenza di personale sanitario, in particolare dei medici di base. “La medicina territoriale verrà riorganizzata. La dipendenza dei medici di medicina generale non è l'unica strada: crediamo in un sistema a doppio binario che consenta ai medici di restare liberi professionisti, garantendo però prestazioni nelle case di comunità con orari coerenti con le esigenze organizzative”. L'assessore vede un futuro in cui la formazione specialistica dei medici di base sia equiparata agli altri percorsi di formazione specialistica. “I medici di base non sono medici di serie b, ma il punto di riferimento per i cittadini”. Entro fine anno saranno operative le centrali Unica per la gestione di prestazioni sanitarie non urgenti: “ daranno un contributo importante all’integrazione del sistema. Per quanto riguarda case di comunità e ospedali di comunità, regione Lombardia rispetterà i tempi del Pnrr: probabilmente saremo l’unica regione in grado di garantirlo”.
Liste d'attesa e carenza di personale
Due i punti critici, particolarmente aggravati nei piccoli presidi: liste d'attesa e carenza di personale. “Sulle liste d’attesa, regione Lombardia applicherà un modello simile a quello adottato per la campagna vaccinale anti Covid. Analizzeremo le richieste dei cittadini e daremo indicazioni puntuali, che gli enti dovranno eseguire. Per la gestione informativa è stata scelta Poste Italiane, già protagonista nel 2021. Anche il Cup rientra nel piano: entro la fine dell’anno contiamo di renderlo omogeneo su tutto il territorio regionale. A Crema sta prendendo il via in questi giorni. Relativamente alla carenza di personale: “resta critica la mancanza di infermieri, stiamo lavorando anche sull’estero con l’obiettivo di far arrivare in Lombardia 3.500 infermieri entro il 2027. Segnali positivi si avvertono “per i medici in prospettiva 2030”.
Il presidio dell'opposizione
Di un avviso opposto il Partito democratico che aveva presentato un ordine del giorno, bocciato dalla maggioranza, finalizzato a “riportare al centro dell’agenda politica regionale la sanità pubblica lombarda e affrontarne le criticità strutturali, a partire dalle liste d’attesa, dal rafforzamento della sanità territoriale e dalla valorizzazione dei professionisti della salute”. La seduta è stata preceduta da un presidio dell’opposizione che sotto Palazzo Pirelli si è schierata dietro ad uno striscione con la scritta Vuoi farti curare? Paga! Basta con il ricatto della destra.
'La destra fa spallucce'
“Anche oggi – dichiara il consigliere regionale del Pd Matteo Piloni – abbiamo voluto che il consiglio regionale si confrontasse apertamente sulla sanità lombarda, perché i problemi ci sono e vanno affrontati. Ma, ancora una volta, la destra ha fatto spallucce, sostenendo che va tutto bene. La realtà è sotto gli occhi di tutti: i tempi di attesa continuano a essere lunghissimi e questo spinge sempre più persone a mettere mano al portafoglio per curarsi. Non si tratta di una libera scelta, ma di una condizione inaccettabile, soprattutto in una fase in cui il costo della vita è aumentato. Nel solo 2025 i lombardi hanno speso circa 11 miliardi di euro di tasca propria per accedere alle cure. Questo è il segno evidente di un sistema che non garantisce più il diritto alla salute”.
Le proposte
Le proposte dell'opposizione sono chiare: “un piano regionale vero per l'abbattimento delle liste d'attesa con l’attivazione finalmente del centro unico di prenotazione e una revisione del rapporto con la sanità privata accreditata. Il problema non è l’esistenza della sanità privata convenzionata, ma l’assenza di un reale governo pubblico delle erogazioni, che deve garantire che le prestazioni offerte rispondano ai bisogni di cura dei cittadini e non solo alle attività più remunerative”. E ancora servono “maggiori investimenti sulla medicina territoriale e sul personale sanitario”: “ non può esserci una sanità pubblica forte senza il riconoscimento e il sostegno ai professionisti della salute. Servono più assunzioni, condizioni di lavoro dignitose e una reale valorizzazione di medici, infermieri e operatori sociosanitari, che oggi tengono in piedi il sistema nonostante carichi di lavoro insostenibili”. Infine “abbiamo chiesto che la regione si facesse parte attiva nei confronti del governo per aumentare la spesa sanitaria in rapporto al Pil, una scelta indispensabile per salvaguardare il diritto alla salute. Anche questa richiesta è stata bocciata. Noi però continueremo a batterci perché curarsi non sia un privilegio per chi può pagare, ma un diritto garantito a tutte e tutti”.