
Un altro giovane di 19 anni è morto in pieno centro a Crema. L'aggressione è avvenuta ieri sera attorno alle 23.30 nei pressi di viale Repubblica. Soccorso dal personale del 118, il ragazzo è stato trasferito d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Maggiore di Crema, dove è morto poco dopo il ricovero. Lo scorso aprile, a san Bernardino, era stato ucciso per strada un altro ragazzo.
Sicurezza, bene comune
Sulla vicenda è intervenuto il sindaco Fabio Bergamaschi: “un altro accoltellamento, un'altra giovane vittima. Di fronte a una tragedia come questa il primo dovere è quello del rispetto per la vittima, per la sua famiglia e per il lavoro degli investigatori. Ma sarebbe sbagliato fermarsi a questo e fingere che la sicurezza non sia una preoccupazione reale dei cittadini. Anzi, che non sia un problema reale: lo è e va affrontato con grande decisione dallo Stato. Ne sono convinto da sempre: la sicurezza è un bene comune. Rende possibile la serenità e la stessa coesione sociale. E’ un patrimonio di tutti, anche e soprattutto dei più fragili. Certamente per tutte le persone perbene, quale che sia la loro provenienza e il loro contesto sociale di riferimento: sono la grandissima maggioranza e non vogliono e non possono sentirsi ostaggio di giovani e giovanissimi delinquenti che usano il coltello con una disinvoltura agghiacciante. Non vogliono che accada nelle metropoli e a maggior ragione che accada nelle piccole città di provincia, la cui vivibilità è un elemento da custodire in modo ancor più geloso”.
Sicurezza, un tema da affrontare insieme
“A Crema abbiamo affrontato il tema della sicurezza sempre con spirito unitario: all’unanimità, sinistra, destra o centro che sia, abbiamo votato tanto il Patto per la sicurezza che il Regolamento di polizia urbana. Significa che, al di là della reciproca caricatura che la politica oggi induce a fare per ragioni di consenso (una dinamica stupida e improduttiva per il Paese), c’è una serietà tra i rappresentanti politici e civici locali che si svolge nelle stanze istituzionali, a dispetto di ciò che capita talvolta sulle pagine dei giornali. Con quella stessa serietà, con quello stesso spirito, in qualità di sindaco di Crema sento di dover esprimere nuovamente, ancora più chiaramente, tutta la preoccupazione che la nostra comunità nutre rispetto all’esplosione di questi fenomeni. Da molto tempo il Comune di Crema, nelle sedi istituzionali competenti, ha rappresentato con chiarezza la necessità di rafforzare il presidio del territorio e le capacità investigative delle forze dell'ordine, chiedendo maggiore attenzione per Crema e per il Cremasco, specialmente in determinati luoghi (più o meno sempre gli stessi ed esattamente quelli, guarda caso, in cui sono avvenuti i vari episodi). E’ un tema che abbiamo posto con continuità. Oggi lo ribadiamo, con ancora più forza, avvertendo ancor di più l'urgenza che questi episodi, sempre legati ai giovani, sempre legati a determinati contesti sociali, vengano affrontati in modo risoluto dallo Stato”.
'Più Stato sul territorio'
“Serve più Stato sul territorio. Più Stato nella comunità. Per questo ribadiamo la necessità di un incremento delle risorse a disposizione delle forze dell'ordine, una richiesta che avevo già formalmente indirizzato al governo, al ministero degli interni, negli scorsi mesi. Proprio in questi giorni anche il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana ha evidenziato come l'assegnazione di circa 180 nuovi agenti alla Lombardia sia largamente insufficiente rispetto al peso demografico ed economico della nostra regione, parlando di una distribuzione che non risponde alle reali esigenze del territorio. Servono più uomini, più presidi e strumenti adeguati per garantire la sicurezza ai cittadini. Strumenti repressivi, strumenti di indagine, ma anche strumenti preventivi, sociali ed educativi”.
Le azioni in atto a Crema
“In questo senso a Crema stiamo estendendo la rete di videosorveglianza e la polizia locale è sempre più una forza in sostegno delle altre forze dell’ordine (anche stanotte, sulla rissa iniziale, è stata la prima ad intervenire). Dall’altro lato, l’attività di educativa di strada recentemente messa in campo porterà i suoi benefici. Ma bisogna avere il coraggio di pensare e ripensare in profondità ogni strumento. E di farlo insieme, nella pluralità degli sguardi del sociale, della formazione, dell’ordine pubblico. Spesso anche della sanità. Tutti settori del pubblico che faticano ad interagire e che, quando lo fanno, spesso si limitano alle formalità, legati da una burocrazia che ne depotenzia il contributo, dettando rigidamente i confini delle competenze e dei poteri, mentre i problemi continuano a stare lì, in mezzo alla gente. Non possiamo accettare che la delinquenza giovanile diventi una nuova normalità. Non possiamo accettare come normale il giovane sangue riverso sull’asfalto. A Crema e ovunque".