12-05-2026 ore 19:50 | Politica - Dal mondo
di Gloria Giavaldi

Il deputato Arturo Scotto all'Arci: 'con la Flotilla ho scelto di stare dalla parte dei diritti umani'

Esserci è una scelta politica. Pensata, meditata e poi sposata appieno. Ieri sera, lunedì 11 maggio, il deputato del Partito democratico Arturo Scotto ha raggiunto l'Arci di san Bernardino per raccontare l'esperienza a bordo della Flotilla, alla volta di Gaza. L'ha dettagliata nelle pagine del libro Flotilla, in viaggio per Gaza, edito da Giunti. Con lui Barbara Donarini, in veste di moderatrice e Franco Bordo, assessore al commercio del comune di Crema e parte del consiglio direttivo del circolo Arci. Tra il pubblico anche Stefania Bonaldi, componente della segreteria nazionale del Partito democratico. “Quando la Ong Music for peace mi ha chiesto di imbarcarmi ho avuto due perplessità: il probabile esito negativo della missione, la strumentalizzazione e la difficoltà di comprensione legata alla mia scelta in Italia. Ci ho pensato e poi mi sono detto che esserci era un dovere, oltre ogni timore. Sono salito sulla nave Karma”. A convincerlo, oltre al confronto con la segretaria Elly Schlein, anche la grande mobilitazione che si è registrata nelle piazze. “E' stato un innesco di forza e di speranza poderoso, mentre da Israele continuavano ad arrivare messaggi bellicistici”.

 

Sulla Flotilla

Durante l'abbordaggio delle forze israeliane “non ho mai avuto paura per la mia vita. Ero consapevole che sapevano chi fossi”. Poi il trasferimento ad Ashdod, le perquisizioni, in assenza di ogni diritto di difesa e la detenzione. “in quei frangenti sono emersi tutti i limiti dell'ambasciata italiana, praticamente non pervenuta, così come sia a me che ai miei compagni, è subito stato chiaro che mancava una chiara comunicazione tra autorità italiane e israeliane”. I dettagli della detenzione passano veloci, come un ricordo da seppellire. Vivo resta invece il motivo per cui ha scelto di prendere parte alla missione: “vedere con i miei occhi, fare il possibile, scegliere da che parte stare: la parte dei diritti umani. Quella di un Occidente che si è sempre schierato dalla parte dei diritti, dei femminismi, delle libertà, che ha creduto nelle possibilità di un futuro diverso, non in un destino segnato”.

 

Morire in silenzio

Su Gaza non tentenna: “è un luogo dalla storia plurimillenaria. Non è solo Hamas. È stato un luogo di cultura, biblioteche e teatri, spazio in cui costruire libertà e diritti. Un luogo che pretendeva indipendenza, non un conflitto religioso”. La situazione a Gaza oggi è chiara: “la gente continua a morire. Oggi in silenzio: non ci sono farmaci, l'acqua potabile è insufficiente, il livello di malnutrizione è elevatissimo”. Gli aiuti arrivano con il contagocce, vengono bloccati, osteggiati: “l'obiettivo è disumanizzare la popolazione”. E così le derrate alimentari a bordo della prima Flotilla sono andate perse: “il rammarico è grande, ma non ci fermiamo. Dobbiamo continuare a fare ciò che ci è possibile: sensibilizzare le istituzioni, parlarne, manifestare e boicottare la tenuta di Israele”. Come? “A partire dalle nostre scelte quotidiane, dai consumi”. L'invito, quindi, è a non girarsi dall'altra parte. “Se c'è qualcuno da isolare, lo dico senza mezzi termini e senza timore, questo è Israele. La storia ci ha già confermato che da soli non si va lontano”.