12-03-2026 ore 20:48 | Politica - Crema
di Gloria Giavaldi

Referendum, tra 'una riforma di buonsenso' e la 'necessità di salvaguardare la Costituzione'

È alle battute finali la campagna referendaria in vista del voto per il referendum della giustizia in programma i prossimi 22 e 23 marzo. Sul territorio sono tantissimi gli appuntamenti in programma per conoscere più nel dettaglio le ragioni del Sì e quelle del No. Così come, altrettanti, sono i gazebo organizzati da partiti ed associazioni per incontrare e informare la cittadinanza. Non è importante come, ma è importante votare in modo consapevole, conoscendo gli effetti dell'una o dell'altra decisione. Abbiamo chiesto ai consiglieri comunali di Crema di esprimere la loro opinione e motivarla.

 

Opinioni diverse all'interno del Pd

Assolutamente degna di nota, la posizione del consigliere del Partito democratico Eugenio Vailati: “voterò sì al referendum, perchè si tratta di una riforma liberale attesa da tempo. Il, tema è tecnico, ogni strumentalizzazione politica è inutile”. Di un avviso opposto il capogruppo del Partito democratico Manuela Piloni: “io dico no convintamente a difesa della separazione dei poteri dello Stato. La destra ha polarizzato strumentalmente il voto attribuendo alla vittoria del sì le capacità di snellire i processi. Nulla di più falso: è una campagna con il chiaro scopo di indebolire e condizionare l’apparato giudiziario”. Allineata è anche la posizione della collega Nancy Pederzani: “Voterò no al referendum. Credo fermamente nell’importanza di mantenere un equilibrio tra i poteri dello Stato: è fondamentale per garantire una democrazia sana. Chi voterà Sì sosterrà, usando le stesse parole dei promotori, l’idea di “governare la magistratura”. Io non condivido affatto questa impostazione, anzi, mi preoccupa. Se un giorno dovessi trovarmi davanti a un giudice in un processo, vorrei essere giudicata da un esperto di diritto indipendente, libero nelle sue decisioni, che sceglie basandosi sulle leggi e non condizionato o governato da altri”.

 

No convinto

Per Teresa Caso della lista civica Crema Aperta: “La riforma non risolve i problemi dei cittadini che chiedono una giustizia più efficace. La separazione delle carriere è la foglia di fico che nasconde il vero obiettivo, chiaramente di natura politica, che è quello di mettere i giudici nella condizione di essere meno autonomi e indipendenti rispetto dalla politica. Così, sarà molto più difficile difendere i diritti dei cittadini nei confronti dei poteri più forti”. Identica la posizione di Danilo Savarè del Pd, che aggiunge: “il testo di riforma di emanazione governativa è stato blindato e non ha avuto pertanto possibilità di essere discusso democraticamente in Parlamento”. Anche la dem Donatella Tacca precisa: “secondo gli esperti che ho seguito, questa riforma non affronta questioni centrali come carenze di personale, risorse e durata dei processi. Il dibattito è accompagnato da toni molto duri verso la magistratura divenuta il bersaglio di questo governo incompetente e illiberale. La riforma introduce cambiamenti costituzionali senza un ampio confronto parlamentare. Tra i punti più contestati ci sono la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura e la creazione di un’Alta Corte disciplinare, misure che rischiano di indebolire l’indipendenza della magistratura e l’equilibrio tra i poteri previsto dalla Costituzione”.

 

Salvaguardare la Costituzione

Più mite, ma comunque convinta, la posizione di alcuni esponenti della lista civica Crema bene comune: “Questa modifica della Costituzione sottoposta a referendum, a mio avviso non comporta cambiamenti concreti per i cittadini”. È questo il pensiero di Francesco Lopopolo. “E' solo un modo .- prosegue - per colpire o sottomettere la magistratura. Rispetto profondamente chiunque sceglierà di votare sì, ma le mie perplessità restano. Io nel dubbio voglio salvaguardare la Costituzione. Il vero intento referendario è stato indicato in una diretta televisiva, dalla capo di Gabinetto del mi nistero della Giustizia invitando a votare Sì al referendum “per toglierci di mezzo la magistratura, definendo i giudici plotoni di esecuzione”. Walter Della Frera aggiunge: “la mia scelta sarà per il no, perché al di la dei vari tecnicismi per cui tutti hanno una parte di ragione, resta in fatto in estrema sintesi che una giustizia in mano al potere politico condizionerà inevitabilmente le decisioni della magistratura che rischia di non essere più autonoma”.

 

Nel merito

Più tecnico il parere di Valeriano Ciciriello per Crema Lab: “pur aderendo al principio della separazione delle carriere, esprimo perplessità rispetto a questa specifica proposta principalmente per due motivi. In primo luogo, per l'introduzione del sorteggio nella composizione del Csm, metodo che personalmente ritengo improprio per un organo di livello costituzionale. In secondo luogo, mi sembra critico il frequente rinvio alla riserva di legge, che delega al legislatore ordinario (e quindi alla maggioranza di turno) la definizione di profili per me essenziali che richiederebbero, invece, una rigorosa disciplina di rango costituzionale. Ci tengo inoltre a precisare che è avvilente trattare un argomento così cruciale e tecnico nella maniera in cui abbiamo assistito in questi mesi a livello nazionale”.

 

Una riforma di buonsenso

Per il sì, i partiti di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia sono in prima linea “Sosteniamo con convinzione il Sì a una riforma di buon senso, attesa da anni”, dichiarano i consiglieri comunali della Lega Andrea Bergamaschini e Silvia Guatterini. “Il referendum sulla riforma della magistratura offre a noi cittadini l’occasione di cambiare ciò che non funziona, nel pieno rispetto del principio del giusto processo. Oggi il sistema mostra limiti evidenti, come dimostrano vicende ormai note a tutti. Maggiore responsabilità dei magistrati, meccanismi più trasparenti nell’amministrazione della magistratura stessa e una distinzione più netta tra chi accusa e chi giudica rappresentano quindi una garanzia per tutti: per i cittadini, per gli imputati e per gli stessi magistrati che svolgono con serietà il proprio lavoro. Votare sì significa voler superare le distorsioni che negli anni hanno indebolito la magistratura, riaffermandone al tempo stesso l’autonomia”.

 

Cinque ragioni

Il gruppo di Fratelli d'Italia in consiglio comunale, composto da Giovanni De Grazia, Beppe Torrisi, Emanuela Schiavini e Paolo Patrini agisce coeso: “le ragioni per il sì sono chiare: separare le carriere significa mettere il giudice in una posizione di oggettivo distacco rispetto a chi viene giudicato, rendendo evidente l'equidistanza tra accusa e difesa. Con carriere separate, il pubblico ministero avrà una formazione specifica per le indagini, e ciò creerà le basi perché siano più efficaci, mentre il giudice subirà minori condizionamenti dalla pubblica accusa. Con l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare, la responsabilità del magistrato sarà verificata in modo più serio, facendo prevalere solo professionalità, senza che incida l'eventuale appartenenza del magistrato a una corrente. Il sorteggio per la selezione dei membri del Csm porrà fine al potere delle correnti che molto spesso hanno determinato la progressione in carriera di alcuni magistrati. Con la separazione delle carriere e il nuovo sistema di autogoverno della magistratura, l'Italia si allinea agli standard di altre democrazie, come Francia, Germania e Stati Uniti, completando il processo avviato con il modello accusatorio”.

 

Una riforma giusta

Per Forza Italia si è espressa Laura Zanibelli: “grazie alla partecipazione al voto per il referendum potremo dare il nostro sì convinto al compimento di una riforma giusta, che vede nel suo cardine la tutela dei cittadini, già prevista come necessaria negli anni passati ma mai realizzata , grazie alla separazione delle carriere, e anche della stessa magistratura giudicante, con due Csm distinti. Non si tratta di un tema ideologico come alcuni lo vogliono rappresentare, basandosi su paure tanto paventate quanto fantasiose, ma di giustizia giusta, per tutti. Avrà un impatto su tutti i cittadini, anche su quelli che non hanno o pensano che non avranno problemi con la giustizia, perché una giustizia giusta è garanzia di democrazia, di non interferenza, di tutela degli innocenti, di reputazione e anche di maggior fiducia da parte di investitori esteri che sanno di entrare in un paese giusto, indipendentemente da chi governa”.

 

Sullo stesso piano

Anche Ilaria Chiodo della lista civica Borghetti sindaco si è espressa per il Sì al referendum: “La separazione delle carriere renderebbe il giudice davvero equidistante tra accusa e difesa. Oggi giudici e Pm condividono concorso, formazione e organi di autogoverno. Separando le magistrature, si eviterebbe uno squilibrio a svantaggio della difesa. La riforma sarebbe, inoltre, il tassello mancante per attuare il modello del processo accusatorio introdotto dal codice Vassalli nel 1989 e riformato 10 anni dopo. Ad oggi l’attuazione risulta incompleta poiché il Pm è a tutti gli effetti collega del giudice (avendo stessa formazione e stesso organo di governo), così la difesa non si trova in posizione paritaria. Introdurre il sorteggio per la scelta dei membri togati (la parte che viene estratta tra i magistrati in servizio) del Consiglio Superiore della Magistratura punta a spezzare il legame tra le nomine dei magistrati e le correnti (cioè le associazioni interne alla magistratura). Con il sorteggio i candidati non dovrebbero cercare voti e stringere accordi, riducendo e/o eliminando le logiche di scambio e potere. La creazione di un’ Alta Corte Disciplinare separata dai Consigli Superiori della Magistratura (con la riforma anziché un unico CSM verrebbero creati due consigli separati, uno per i magistrati PM e uno per i magistrati Giudici) servirebbe ad evitare che i magistrati siano giudicati dai loro stessi organi di governo. Ciò punta a garantire sanzioni più imparziali e rigorose contro chi sbaglia, aumentando la responsabilità dei magistrati. Infine, separare le magistrature fin dall’inizio permetterebbe di formare professionisti più specializzati nelle rispettive funzioni (giudicante o requirente), al fine di migliorare la qualità del servizio”. Nei prossimi giorni daremo spazio anche alla posizione del consigliere di Noi Moderati Simone Beretta. Per il momento dalla redazione gli auguri di una pronta guarigione.