
“Il referendum del prossimo 22 e 23 marzo riguarda la separazione delle magistrature, non delle carriere”. Secondo il consigliere regionale del Partito democratico, Matteo Piloni, “le carriere sono già fortemente separate attraverso la riforma Cartabia, entrata in vigore tre anni fa limitando molto la possibilità ai magistrati di cambiare funzione, senza tra l'altro modificare la Costituzione. Oggi solo lo 0,3% dei magistrati (una quarantina) ha cambiato carriere, e solo una volta. Ottenendo che chi indaga, indaga, e chi giudica, giudica”.
“Divisione del Csm”
“Il referendum propone invece la divisione del Consiglio superiore della magistratura, il Csm. Dividere il Csm, per me, significa indebolirlo. E prevedere il sorteggio solo per i membri togati (i magistrati), togliendogli inoltre la competenza disciplinare, porta inevitabilmente al rischio di indebolire l’autonomia della magistratura stessa. Autonomia che è una garanzia per i cittadini. Indebolirla significa indebolire questa garanzia. Per tutti. Si chiama eterogenesi dei fini: si dice che non si vuole questo, ma si creano le condizioni affinché avvenga. Ecco perché io voterò ‘no’ al referendum”.
Modifica Costituzione
“A coloro che ribatteranno dicendo che il Pd era a favore della separazione delle carriere e adesso cambia idea rispondo preventivamente dicendo che sì, il Pd era favorevole e infatti con la riforma Cartabia la separazione è stata fatta. Senza modificare la Costituzione, come è sempre stato sostenuto. Cosa che questo referendum invece fa, intervenendo sulla separazione della magistratura e non sulle carriere”.