
“Non più singoli assistenti sociali in mobilità su più comuni del territorio, con tempo di lavoro frammentato e una gestione amministrativa non omogenea, ma la costituzione per ogni sub ambito di équipe multidisciplinari (composte da assistenti sociali e amministrativi, educatori, psicologi e altri professionisti in base ai bisogni specifici) che possano occuparsi in modo stabile e duraturo della presa in carico e della gestione degli utenti. All’incontro di ieri, martedì 9 settembre a Milano, hanno partecipato il sindaco di Crema Fabio Bergamaschi, l’assessora con delega al welfare Anastasie Musumary, l’assessora regionale alla famiglia Elena Lucchini, i consiglieri regionali Matteo Piloni e Riccardo Vitari, il presidente dell’Area omogenea cremasca Gianni Rossoni, la presidente di Comunità sociale cremasca Chiara Tomasetti e il consulente Nicola Basile.
Hub centrale, sedi spoke
La riorganizzazione prevede la costituzione di un hub centrale come sede principale dell’équipe (luogo di coordinamento, formazione, monitoraggio e incontro tra operatori) e sedi spoke distribuite sul territorio come punti di accesso per i cittadini, garantendo prossimità e continuità nei servizi. Il modello di riorganizzazione dei sub-ambiti sociali, frutto di un intenso lavoro e studio di un gruppo tecnico-politico, oltre ad essere un investimento sulla qualità della risposta ai cittadini, vuole promuovere il confronto e supporto tra assistenti sociali, dando quindi valore aggiunto a questa figura professionale sempre più rara ma al tempo stesso preziosa, riconoscendo altresì il ruolo delle coordinatrici quali figure manageriali.
Avanguardia territoriale
“Il cremasco unito è un modello”, ha esordito il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi: “L’interesse mostrato dalla regione per le forme organizzative territoriali assunte dai comuni cremaschi è una nuova conferma. Che si parli di Area omogenea, che può tendere ud una Comunità di pianura o di progetti sovra-comunali che vengono premiati nell’ottenimento di finanziamenti, o che si parli di riorganizzazione territoriale dei servizi sociali come avvenuto ieri, il concetto di fondo rimane lo stesso: il cremasco è all'avanguardia nell’integrazione dei servizi e possiamo essere un modello per altri territori. La riorganizzazione delle strutture sociali che si occupano del sostegno alle fragilità è pensata per migliorare la qualità dei servizi e garantire la continuità delle prestazioni sociali, esposte ad un grande rischio di frammentazione dovuto alle difficoltà di assunzione degli assistenti sociali. Un problema maggiore nei comuni più piccoli, ma di cui Crema, capofila dell’ambito sociale, ha inteso farsi carico insieme agli altri sindaci. Ringrazio l’assessora Lucchini per l'attenzione che ha rivolto a questa iniziativa: è stato importante far conoscere questo modello e comprendere se ci fosse interesse ed attenzione. Un domani ciò potrà anche aprire prospettive di finanziamento”.
Comunità e dignità
“Dietro al sociale non ci sono solo progetti o numeri: ci sono le persone, c’è la forza viva della comunità”, ha commentato l’assessora Musumary: “In questo momento storico così complesso abbiamo sentito il bisogno profondo di guardare al territorio, di uscire dall’autoreferenzialità che, in tempi di risorse umane ed economiche sempre più scarse, rischia di lasciare senza risposte chi ha davvero bisogno. Con questo lavoro vogliamo restituire dignità: dignità al lavoro sociale, agli operatori che ogni giorno si spendono con passione, e soprattutto dignità alle persone”.
Welfare di territorio
“Comunità sociale Cremasca ha partecipato con piacere all’appuntamento con l’assessora regionale Lucchini”, ha concluso la presidente di Csc Chiara Tomasetti: “La riorganizzazione dei servizi sociali quale nuovo modello per il welfare del territorio, è da tempo un tema molto caro all’azienda che rappresento. Il lavoro serrato e proficuo portato avanti dai rappresentanti dei sindaci dei sub-ambiti sta arrivando alla fase finale. Per alcuni sfocerà in una sperimentazione. L’assessora Lucchini ha accolto con sensibile attenzione il nostro progetto e ne ha apprezzato l’obiettivo di affrontar la difficile attuale situazione, valorizzando la qualità dei servizi e l’uniformità della loro erogazione attraverso l’aggregazione delle realtà territoriali, sottolineando l’importanza all’interno di questo contesto di un centro famiglie dedicato alle esigenze immediate e dirette del cittadino”.
La sperimentazione
“La cooperazione nella gestione associata dei servizi – si legge in una nota dell’amministrazione comunale - è già stata ampiamente applicata nel nostro territorio: ne sono virtuoso esempio Consorzio.it, il segretariato comunale e la polizia locale. L’obiettivo è sperimentare il modello con alcuni sub ambiti aderenti al progetto pilota, in modo che si possa poi dare la giusta direzione all’applicazione nei restanti, orientando le azioni verso obiettivi misurabili, secondo il modello di co-programmazione e co-progettazione con i diversi enti del terzo settore”.