08-03-2026 ore 20:28 | Politica - Crema
di Gloria Giavaldi

Referendum giustizia, Zecca e Cremalab fanno chiarezza: le ragioni del sì e del no a confronto

Ha tentato di fare chiarezza, in modo neutro, analizzando tecnicamente le ragioni del Sì e quelle del No, Davide Zecca, docente a contratto di diritto costituzionale dell'università Bocconi di Milano, in vista del prossimo referendum confermativo del 22 e 23 marzo. Invitato dai giovani della lista civica Crema lab, ha trattato temi giuridici con un linguaggio comprensibile ai più per aiutare tutti i cittadini a decidere in modo consapevole. Raggiunto telefonicamente prima dell'inizio dell'incontro, ha sgombrato il campo da ogni equivoco: “al di là di ogni possibile strumentalizzazione, il voto cui siamo chiamati il 22 ed il 23 marzo affronta questioni di carattere tecnico, non politico”. Superando tentativi di comunicazione tranchant da una parte o dall'altra, ha chiarito la portata storica della revisione costituzionale: “in altre epoche, su determinati aspetti della riforma si erano già espresse tutte le forze politiche mostrando una certa convergenza”. Destra e sinistra, dunque, in epoche precedenti parevano d'accordo sulla separazione delle carriere: a dividere l'opinione pubblica sono oggi soprattutto lo sdoppiamento del Csm, l'introduzione del sorteggio come modalità per definire la composizione dei consigli e l'istituzione dell'Alta corte disciplinare.

 

Qual è l'obiettivo?

Prima di entrare tecnicamente nel merito delle questioni, Zecca fa chiarezza sugli intenti: “se ci si aspetta che questa riforma risolva i problemi della giustizia, producendo effetti concreti, almeno nel breve termine, sulla quotidianità dei cittadini, allora è giusto definirla una riforma inutile. Se, invece, la si considera come un modo per scardinare un sistema di influenze nel funzionamento interno della magistratura, allora in questo può essere utile. La domanda da farsi è: quale obiettivo vogliamo raggiungere? Deve essere utile o inutile rispetto a cosa?”.

 

Un voto al buio?

Zecca chiarisce anche il rinvio alle norme di attuazione rispetto ad alcuni elementi che potranno avere impatti rilevanti. “Non è chiaro, ad esempio, se i membri dei Csm di derivazione parlamentare saranno sorteggiati su base ampia o ristretta. E questo cambierà le cose. Così come, leggendo ad oggi il testo della revisione costituzionale, pare che l'impugnazione delle sanzioni disciplinari dell'Alta corte avverrà solo alla presenza dell'Alta corte con diversa composizione e non di fronte alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, come è previsto oggi. Qualcuno sostiene che si dovrà necessariamente prevedere che anche le sentenze dell'Alta corte disciplinare in grado di appello saranno soggette a ricorso per Cassazione, perchè altrimenti sarebbe violato l'ultimo comma dell'articolo 111. Si tratta di elementi importanti, lasciati a legge ordinaria. Questo fa si che gli italiani siano chiamati ad un voto al buio? In parte sì, ma del resto è già avvenuto in passato, basta notare le discrepanze sul Csm tra il testo costituzionale del 1948 e la norma di attuazione del 1958.

 

Separazione delle carriere

Nel merito della riforma, l'attenzione si focalizza sulla separazione delle carriere: “oggi per diventare magistrati è previsto un unico concorso. Una volta superato, è possibile scegliere tra funzione giudicante o funzione requirente ed è possibile modificare la scelta una sola volta nella vita entro nove anni dall'immissione in ruolo. Questo è quanto dispone la più recente riforma del 2022. La riforma Nordio punta a rendere impossibile questo passaggio, istituendo poi due canali di accesso separati ed una formazione più specifica per i pubblici ministeri e per i giudici. Questo cambiamento sarebbe stato possibile anche con legge ordinaria”.

 

Csm e Alta corte disciplinare

Prendendo in esame lo sdoppiamento del Csm (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri) chiarisce: “due delle funzioni in capo al Csm resterebbero tali: da un lato quella consultiva su progetti di legge in materia di giustizia e sull'organizzazione dell'ordinamento giudiziario ed organizzazione degli uffici, dall'altro quella amministrativa sulle assegnazioni e progressioni di carriera dei magistrati. Verrebbe meno la competenza disciplinare, oggi attribuita ad un'apposita sezione del Csm. Il giudizio disciplinare finirebbe per essere di competenza di un'Alta corte disciplinare unica per pm e giudici, composta da 15 membri, tra cui nove magistrati (sei giudici e tre pubblici ministeri con alcuni requisiti già definiti dal testo costituzionale), tre membri estratti a sorte tra quelli eletti dal Parlamento e tre nominati dal Presidente della Repubblica”.

 

Il sorteggio divide

Sulla composizione del Csm, invece, entra nel dettaglio: “Il Csm oggi è composto per 2/3 da membri eletti dai magistrati e 1/3 da membri eletti dal Parlamento. Poi sono membri il Presidente della Repubblica, il Primo Presidente della Corte di cassazione e il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Se la riforma venisse approvata i due Csm riprodurrebbero questa proporzione: uno, quello per i giudici, sarebbe composto per 2/3 da giudici e 1/3 da membri sorteggiati tra quelli individuati dal Parlamento, l'altro, quello per i pm sarebbe composto per 2/3 da pm e 1/3 da membri individuati tra quelli sorteggiati dal Parlamento. L'aspetto particolarmente controverso è dato proprio dal sorteggio perchè i membri a legittimazione parlamentare verrebbero sorteggiati sulla base di una lista precompilata dal Parlamento. Si parla di sorteggio temperato, vale a dire che il Parlamento eleggerebbe un numero di potenziali candidati al sorteggio, che potrebbe essere superiore rispetto al numero effettivo dei membri a legittimazione parlamentare, ma non è, al momento, escluso il contrario”.

 

Il processo è giusto

Un'ultima battuta sul giusto processo, di cui all'articolo 111 della Costituzione: “dal comitato per il Sì viene messa in discussione l'esistenza di un giusto processo davanti ad un giudice realmente terzo ed imparziale sostenendo una certa connivenza e commistione tra giudici e pm e contestando l'esistenza di un unico Csm”.