
Nessuna strada alternativa: Reindustria verrà messa in liquidazione. Tracciata la via, si rende ora necessario un passaggio consiliare anche per il comune di Crema, socio detentore del 33.4 per cento delle quote. Gli altri soci hanno già deliberato in tal senso. In commissione garanzia il sindaco di Crema Fabio Bergamaschi ha ribadito, almeno tre volte, che l'esito è frutto di una decisione corale dei soci “preso atto anche della volontà degli altri di procedere in tal senso”. A pesare in particolare la decisione della Camera di commercio, socio di maggioranza con il 59.1 per cento delle quote. In commissione garanzia c'era anche il presidente di Reindustria Marco Bressanelli. Bergamaschi ha focalizzato l'attenzione sulle priorità in questo momento delicato: da un lato, assicurare la continuità dei progetti in essere o pendenti, con particolare riguardo a quelli europei. Dall'altro, salvaguardare nel limite del possibile, il personale.
La situazione
Più nel dettaglio è entrato il presidente Marco Bressanelli: “all'inizio del 2025 era stato presentato un piano operativo, ma con l'avanzare dei mesi a tutto il consiglio direttivo è subito stato chiaro che non sussistevano le condizioni per il raggiungimento degli obiettivi. Ho avuto modo di dirlo già in precedenza: occorre dover guardare insieme nella stessa direzione, ma alcuni soci hanno preferito distogliere lo sguardo”. A complicare la situazione anche l'accorpamento della camera di commercio con Mantova e Pavia. “Il bilancio è in perdita per circa 220 mila euro, aggravato da ulteriori costi per circa 70 mila euro, per un deficit complessivo di 280 mila euro”. Nonostante questo, per dare la dimensione dell'importanza dell'attività svolta da Reindustria, Bressanelli ricorda che al momento è parte del neonato Cluster lombardo per la cosmesi, ha svolto attività di segreteria per 100 mila euro e si occupava di bandi per una somma complessiva che aleggia tra i 50 e 100 milioni di euro”.
Priorità a personale e progetti
Per quanto riguarda il personale dipendente. Rei contava su 13 dipendenti a fine 2025. Due a tempo determinato non sono stati rinnovati. Gli altri 11 a tempo indeterminato sono stati supportati nella ricerca di altra collocazione. Attualmente sono rimasti in cinque: verranno loro garantiti i previsti ammortizzatori sociali. L'altra preoccupazione riguarda la riassegnazione dei progetti in essere: “la camera di commercio si farà carico dei progetti europei ad ampio respiro, oltre che della mappatura delle aree industriali dismesse. Rimanendo focalizzati su Crema, invece al comune spetterà l'organizzazione in toto della Festa del salame e dei Beauty days”.
La replica della minoranza
Tante le domande della minoranza, convinta nell'evidenziare “la mancata presa di posizione politica da parte del sindaco di Crema. Nulla ha fatto per salvare Reindustria” ha detto Simone Beretta “in un momento in cui andava salvata. In passato sarei stato favorevole alla dismissione, ma ora no: ora era necessario spendersi con gli altri soci per invertire la rotta”. Al contrario – incalza Laura Zanibelli “nella prima commissione di ottobre ci era stato dipinto un quadro roseo, salvo poi scoprire, il giorno seguente, che le sorti di Reindustria erano già state decise, senza che il sindaco avesse preventivamente condiviso l'indirizzo. É un fatto politicamente grave”.