05-03-2026 ore 12:16 | Politica - Dall'italia
di Elena De Maestri

Pmi: disegno di legge per la competitività. Tre punti: semplificazione, incentivi e formazione

Mercoledì 4 marzo il Senato ha dato via libera al disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese. Il provvedimento introduce un pacchetto di misure per rafforzare la competitività delle Pmi, favorire l’accesso al credito, sostenere l’innovazione e semplificare il quadro normativo per le imprese. Tra i principali contenuti figurano la delega al governo per la riforma della normativa sull’artigianato e per il riordino del sistema dei confidi; misure per contrastare le false recensioni online nei settori del turismo e della ristorazione; interventi a sostegno del settore moda con risorse fino a cento milioni di euro; incentivi per favorire il ricambio generazionale nelle micro e piccole imprese; il ritorno della detassazione degli utili reinvestiti nelle reti d’impresa; strumenti per migliorare l’accesso al credito delle piccole medie imprese oltre a misure di tutela dei marchi storici, semplificazioni normative e interventi per rafforzare le aggregazioni tra imprese.

 

Attenzione all’Italia sounding

Per confermare il voto favorevole di Fratelli d'Italia  è intervenuto il senatore Renato Ancorotti, che ha richiamato l’attenzione anche sul fenomeno dell’Italian sounding. “Con questo provvedimento affrontiamo, tra le altre, la tematica dell’Italian sounding, cioè quel mercato di prodotti che presentano nomi e slogan riconducibili al nostro paese ma che nulla hanno a che fare con l’Italia. È il mercato del falso italiano con intento evocativo del made in Italy. Il nostro settore agroalimentare vale circa sessanta miliardi, mentre quello dell’Italian sounding ne vale il doppio, circa 120 miliardi: significa che la produzione italiana è ormai superata dal finto cibo italiano. Per questo è fondamentale informare correttamente i consumatori sulla qualità dei nostri prodotti e allo stesso tempo ridurre burocrazia e barriere tariffarie e doganali, così da favorire la diffusione del vero Made in Italy sui mercati. Dietro ogni impresa c’è sempre un imprenditore, una persona visionaria e innovatrice che, con impegno, trasforma un’idea in un progetto condiviso con chi lavora con lui”.

 

Restare isolati è un grande rischio’

“Se essere piccoli è un valore, restare isolati è un grande rischio. In un mercato globale dominato da giganti e da algoritmi, la frammentazione è un punto debole. Fare rete diventa dunque strumento di sopravvivenza e di crescita: bisogna trasformare le debolezze individuali in una forza collettiva. Solo una cosa dev'essere costante in un'azienda: l'innovazione. Singolarmente, una microimpresa ha un potere contrattuale debole, mentre facendo rete si può negoziare acquisti, abbattere costi e accedere a servizi che sarebbero altrimenti inaccessibili per questo genere di aziende. Per fare un esempio, la transizione tecnologica è un investimento non affrontabile dalle micro, piccole e medie imprese. Condividere gli investimenti in ricerca, sviluppo e infrastrutture digitali permette anche alla bottega artigiana o anche alle aziende startup di competere a livelli più alti. Anche affrontare i mercati esteri richiede competenze legali e di marketing complesse e una rete di imprese può presentarsi unita nelle fiere internazionali, aumentando in modo esponenziale la reputation del nostro made in Italy”.

 

Genius faber

Sono tre, secondo Ancorotti, le direttrici da seguire. “La prima è la semplificazione burocratica: basta con i lacci che frenano i contratti di rete, dobbiamo rendere la collaborazione tra le imprese semplice, ma giuridicamente salda, perché non vogliamo avere aziende che non fanno il proprio dovere. La seconda sono gli  incentivi fiscali: proponiamo sgravi mirati per chi investe in progetti comuni, premiamo chi sceglie la via dell'aggregazione rispetto all'isolamento. La terza è la formazione, forse la più importante: è fondamentale supportare i piccoli imprenditori nel cambio generazionale. Il genius faber è fare prodotti di assoluta qualità in una sorta di artigianato industriale. Questo è il paradigma che deve cambiare: da artigianato ad artigianato industriale, che fa propria quella materia prima, creando in modo sapiente un prodotto che è frutto dell'esperienza e del know how tutto italiano.