
La querelle attorno all'elezione del collegio sindacale di Padania Acque non accenna a finire. Un gruppo di amministratori del territorio legati a Fratelli d'Italia, capitanati dal senatore Renato Ancorotti ha scritto al coordinatore regionale del partito Carlo Maccari, mettendo a conoscenza di ciò anche il responsabile organizzativo a livello nazionale Giovanni Donzelli e la responsabile del tesseramento Arianna Meloni. L'obiettivo? “Sottoporre una situazione rispetto alla quale si ritiene doveroso un approfondimento politico, alla luce delle dinamiche e delle alleanze emerse negli ultimi anni sul territorio provinciale. Il documento non intende alimentare polemiche personali, ma evidenziare un crescente disagio politico percepito da parte di amministratori, iscritti ed elettori, con l’obiettivo di tutelare identità, coerenza e credibilità del partito”.
Accordi che minano la credibilità
Il testo riassume con dovizia di particolari quanto accaduto: “in occasione del rinnovo del collegio sindacale di Padania Acque si è assistito alla presentazione di una lista con candidato presidente un dirigente di Fratelli d'Italia sostenuto da sindaci del Pd, da sindaci civici legati al Pd e altri sindaci civici di area definita vicina a Fratelli d’Italia, contrapposta ad una lista sostenuta da Lega-Forza Italia”. L'elezione – sostengono i sottoscrittori – è avvenuta non grazie alla capacità autonoma di Fdi di governare la politica territoriale nel perimetro del centrodestra, ma ha raggiunto il risultato con l’alleanza e la stampella garantita dal Partito democratico (3 su 4 dei sindaci iscritti a Fratelli d’Italia della provincia di Cremona non hanno partecipato alla votazione dell’assemblea dei sindaci di Padania Acque in chiaro dissenso). La scelta politica di formare una lista Fdi e Pd, che non ha avuto un formale passaggio di condivisione ed approvazione all’interno dell’organo decisionale statutariamente deputato, mina la credibilità, l’integrità e l’affidabilità del partito di Fratelli d’Italia che ha fatto di quelle caratteristiche la cifra distintiva del percorso politico intrapreso e interpretato da Giorgia Meloni e che rappresentano un patrimonio identitario inequivocabile e non negoziabile”.
'Una strategia sistemica'
Il gruppo fa pertanto appello ai vertici del partito affinché “valutino ed attenzionino quanto accaduto, esito di un clima e di una serie di situazioni che da tempo creano disagio, non solo e non tanto ad eletti, ma soprattutto ad iscritti ed elettorato. Questo schema non rappresenta un caso isolato, ma l'ennesimo tassello di una strategia sistematica che ha visto la gestione di un gruppo appartenente, o vicina a Fdi, con l’avallo del coordinatore provinciale, stringere ripetuti accordi trasversali con il Pd locale, come già emerso negli ultimi due anni in occasione delle elezioni comunali a Cremona, in altri comuni della provincia, delle elezioni provinciali, del rinnovo del Cda di Centropadane srl.
'Basta con gli accordi di palazzo'
Tra i sottoscrittori c'è anche il nome del consigliere provinciale Attilio Zabert, che fa notare come “ c’è una linea di confine che la politica non dovrebbe mai superare: quella che separa il legittimo confronto istituzionale dagli accordi di palazzo privi di trasparenza. La gestione del partito, da almeno un anno e mezzo a questa parte, ha spinto un’ampia parte di Fratelli d’Italia Cremona, a firmare un documento ufficiale di presa di distanza nei confronti dell'attuale presidente. Un atto formale che accende i riflettori sul mancato rispetto delle regole di ingaggio nazionali e sul progressivo allontanamento dai valori fondanti del nostro movimento. Davanti alle recenti e opache manovre politiche, che calpestano la nostra storia e l’impegno di chi sul territorio ci mette la faccia ogni giorno, un gruppo numeroso di dirigenti e militanti cremonesi, cremaschi e casalaschi, ha deciso di dire basta. Con il documento che presentiamo oggi, sfiduciamo apertamente la linea politica e la gestione del presidente provinciale: le regole del partito e i valori della nostra destra non sono in vendita”.
Una lunga lista di esempi
Zabert parla di “un patto Ribbentrop-Molotov in salsa locale che, in questi due anni, ha prodotto effetti sconcertanti, soprattutto visto che i diretti interessati ne hanno sempre negato l’esistenza. Ma dove i vertici negano, l’elettore di centrodestra vede chiaramente un patto scellerato. La lista di questi disastri politici è lunga: dalle elezioni del sindaco di Cremona, perse dal centrodestra per un pugno di voti, alle elezioni di Crema e a risultati per il partito a Casalmaggiore, a quelle del presidente della Provincia, dal cda di Centropadane srl alle elezioni comunali di Torre de' Picenardi, fino a giungere, da ultimo, all’elezione del collegio dei revisori di Padania Acque”.