
Stamattina, in piazza Marconi a Crema, si è tenuta la cerimonia di celebrazione della Festa dei lavoratori, che ha visto la partecipazione degli amministratori del territorio e dei referenti sindacali. Sono intervenuti, accompagnati dalle note della Filarmonica Castiglionese, Nicola Zacchetti, vicepresidente di Anmil Cremona, Elena Curci, segretaria della Cgil Cremona, Germano Denti, coordinatore Uil Cremona, Ivan Zaffanelli, segretario Cisl, Eugenio Vailati , consigliere della provincia di Cremona, e Fabio Bergamaschi, sindaco di Crema. La cerimonia è iniziata con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime sul lavoro.
Lavoro dignitoso, sicuro e giusto
“Oggi siamo qui – ha sottolineato il sindaco - come sempre davanti al Monumento dei Caduti sul Lavoro, innanzitutto per rendere omaggio a chi sul lavoro, mentre non solo cercava sostentamento per la vita, ma quella stessa vita la rendeva ricca di impegno e di ingegno nella propria attività, la vita la perse. E subito, quindi, questa giornata ci richiama con forza ad un principio non negoziabile: il lavoro deve essere sempre dignitoso, sicuro e giusto. Non può e non deve mai costare la vita. In questo luogo, che custodisce memoria e responsabilità, il silenzio si fa parola collettiva e diventa impegno concreto: quello di non abituarci mai, di non considerare inevitabili tragedie che invece possono e devono essere prevenute”.
L'innovazione tecnologica
“Il tema che accompagna questa giornata – lavoro dignitoso, nuove tutele e nuovi diritti nell’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale – ci pone di fronte a una trasformazione profonda”. Stiamo attraversando una fase storica in cui innovazione tecnologica, automazione e digitalizzazione stanno ridefinendo i confini del lavoro, i suoi tempi, le sue competenze, i suoi diritti. È una transizione che non riguarda solo i processi produttivi, ma investe ogni vita individuale e la struttura stessa della nostra società, interrogando il modo in cui creiamo opportunità, riconosciamo meriti, distribuiamo tutele e garantiamo diritti. Questa trasformazione, come ogni cambiamento di portata epocale, può offrire opportunità straordinarie: può migliorare la qualità del lavoro, liberare energie, aumentare la produttività, aprire nuovi ambiti professionali.
Ma porta con sé anche rischi concreti: nuove disuguaglianze, precarietà, polarizzazione delle competenze, marginalizzazione di chi non riesce o non può a stare al passo. Il rischio è quello di una società divisa tra chi è dentro i processi dell’innovazione e chi ne resta ai margini. Tra vincitori e vinti della sfida del cambiamento. E non può esistere alcuna società umana fondata sulla separazione, tanto meno su una frattura di questa potenziale portata”.
Il ruolo della politica
“È qui che si misura la qualità delle istituzioni, della politica, di chiunque rivesta un ruolo di responsabilità decisionale: nella capacità di governare il cambiamento senza subirlo, orientandolo verso l’interesse generale e ponendo al centro la persona, con i suoi bisogni e le sue aspirazioni. Il lavoro non è una merce. È il fondamento della dignità individuale e della coesione sociale. È ciò che consente a ciascuno di contribuire alla comunità e di sentirsi parte di un progetto condiviso. Per questo parlare di lavoro oggi significa parlare di diritti esigibili, di sicurezza reale, di formazione continua come leva di emancipazione, di equità nelle condizioni e nelle retribuzioni. Significa anche riconoscere il valore di ogni lavoro, contrastare ogni forma di sfruttamento e promuovere una cultura che non separi mai la crescita economica dalla giustizia sociale. Perché se non esiste alcuna felicità nella decrescita, parimenti non vi è crescita deregolata che possa portare un autentico beneficio. Come amministrazione comunale, siamo chiamati a fare la nostra parte con responsabilità e visione. Lo facciamo sostenendo il tessuto economico locale, valorizzando il commercio di prossimità come presidio sociale oltre che economico, accompagnando le imprese nei processi di innovazione e transizione digitale. Pochi mesi fa abbiamo anche introdotto un atto di indirizzo politico per sostenere il salario minimo comunale, impegnandoci a favorire nelle gare d'appalto pubbliche retribuzioni non inferiori a 9 euro lordi l'ora, perché riteniamo che il “lavoro povero” sia un ossimoro inascoltabile, un’ingiustizia profonda da contrastare. Ma soprattutto lo facciamo investendo sulle persone: sulle competenze, sull’inclusione, sull’accesso alle opportunità. Lavoriamo per costruire percorsi che tengano insieme formazione, lavoro e territorio, favorendo l’incontro tra domanda e offerta e sostenendo chi è più fragile nei momenti di passaggio e di difficoltà”.
La cultura della sicurezza
“In questo quadro – conclude il primo cittadino - assume un valore centrale la promozione di una cultura della sicurezza che non sia solo adempimento normativo, ma autentica responsabilità condivisa. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo, ma un investimento imprescindibile. Una scelta. Richiede formazione, consapevolezza, controllo, ma anche una profonda etica del lavoro che coinvolga imprese, lavoratori e istituzioni. Perché ogni incidente sul lavoro è una sconfitta per tutti. Ogni vita spezzata è una ferita per l’intera comunità, un monito che non può lasciarci indifferenti. Un pensiero particolare va ai giovani. A loro dobbiamo garantire non solo accesso al lavoro, ma lavoro di qualità, capace di offrire stabilità, crescita, prospettive di vita personale e famigliare. Non possiamo accettare che il futuro sia sinonimo di incertezza permanente o di precarietà strutturale. Dobbiamo costruire condizioni in cui il talento possa esprimersi, in cui l’impegno venga riconosciuto, in cui restare o tornare nei nostri territori sia una scelta possibile e desiderabile. Il Primo Maggio ci ricorda che i diritti di oggi sono il frutto delle lotte di ieri. Sono conquiste che non possiamo dare per scontate e che richiedono di essere continuamente difese e rinnovate. Sta a noi, oggi, avere il coraggio e la responsabilità di ampliarli, di aggiornarli, di renderli adeguati al tempo che viviamo, senza arretrare di fronte alle sfide”.
