
“Reindustria è una società che ha dato tanto al territorio e che negli anni ha visto trasformare il proprio contributo, affrontando un’evoluzione normativa, vero limite di questa ultima fase, in attuazione della legge Madia, che prevede un limite minimo di fatturato di un milione di euro”. Il sindaco Fabio Bergamaschi ha spiegato che “i quattro soci”, ovvero comune di Crema, camera di commercio di Cremona, consorzio informatica e territorio e comune di Cremona, “insieme hanno valutato non più proseguibile questo tipo di esperienza”.
Controvoglia
Bergamaschi ripete che la decisione è stata presa “insieme”. I soci hanno dovuto procedere alla liquidazione “con dispiacere, controvoglia”. Al contrario, “avrebbero immaginato in tante fasi di poter fare diversamente”. Eppure, a conti fatti, “si è dovuto prendere atto di una situazione di contesto”. In sostanza, “insieme si è deciso che questa società dovrà essere posta in un percorso di dismissione”.
Il liquidatore
I prossimi passi? “Vediamo quale sarà questo percorso di dismissione, nella sua ‘tecnicalità’. Immagino che si affiderà la società a un liquidatore. Immagino che si affiderà a delle competenze professionali che in qualche misura guideranno anche le riflessioni dei soci. Una riflessione che appunto è stata corale”.
Strade alternative
Dopo l’annuncio di dimissione, al sindaco Bergamaschi “è piaciuto che non ci fosse, più di tanto, una rincorsa di ciascuno allo smarcarsi, nel dire non è colpa mia, io l’avrei mandata avanti, perché è stata una riflessione corale, come merita ogni riflessione che ha a che fare col lavoro delle persone, che diventa la prima preoccupazione”. Il prossimo futuro parte da questi assunti: “La preoccupazione per il personale e la continuazione dei progetti, una discussione che impegnerà tutti i soci nei prossimi mesi”. Sul tavolo la necessità di “capire strade alternative”.