29-01-2019 ore 13:06 | Economia - Associazioni
di Andrea Galvani

Crema. Intelligenza umana o artificiale, per Pietro Ichino bisogna 'uscire dagli schemi'

“Vincerà l’intelligenza umana o quella artificiale?” Da qui è iniziata la seconda lezione di economia di Cremascolta in collaborazione con Achitex Minerva e Banca Cremasca e Mantovana. In una sala Da Cemmo piena, dopo Carlo Cottarelli, un altro ospite illustre: il giornalista, giurista e politico Pietro Ichino, secondo il quale “la favolosa “buona novella” preannunciata da Aristotele, da Marx e da Keynes è realtà: le macchine sostituiscono integralmente gran parte del lavoro umano; non solo tutto il lavoro manuale, ma anche la parte meno gratificante del lavoro intellettuale”.


Uscire dagli schemi’

È quindi tutto finito? Evidentemente no: “le intelligenze che ai robot mancheranno ancora a lungo sono principalmente quattro: l’empatia, sapersi mettere nei panni altrui, l’intelligenza sociale, ovvero capire le dinamiche collettive, la capacità di riconoscere il talento delle persone al di fuori delle caselle burocratiche e soprattutto la capacità di uscire dagli schemi”. L’intelligenza umana resta (per ora) superiore perché l’intelligenza artificiale funziona grazie a un miliardo di transistor consumando molta energia, mentre l’intelligenza umana su 100 mila miliardi di sinapsi cerebrali consumando pochissima energia. Nel 1995 fece molto discutere il saggio di Jeremy Rifkin, La fine del lavoro e la sua analisi delle tre fasi industriali statunitensi: dal mondo agricolo all’intelligenza artificiale passando per le fabbriche e il terziario, dominato dal personal computer.

 


Formazione impartita e sbocchi occupazionali

Dando uno sguardo al passato, negli ultimi 40 anni, ovvero tra il 1977 ed il 2017, l’innovazione tecnologica e la globalizzazione non hanno impedito una crescita dell’occupazione in Italia pari ad oltre il 18 per cento. Una delle domande essenziali: ci sarà lavoro per tutti? Sarà lavoro ‘buono’ o ‘cattivo’? Quanti sapranno approfittare degli shock tecnologici? Oggi è in atto un aumento delle diseguaglianze tra lavoratori forti e deboli: la dispersione dei valori aumenterà ancora, perché il vecchio sistema di protezione non funziona più. Va quindi aggiornato il sistema. Come? “Con un monitoraggio permanente e capillare del tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi: anagrafe della formazione professionali, incrocio dei dati con le comunicazioni obbligatorie al ministero del lavoro e pubblicazione obbligatoria del dato in ogni Cfp”.

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