27-06-2026 ore 16:26 | Economia - Aziende
di Ilaria Bosi

Reindustria, Uil sollecita un incontro: 'ad oggi nessuna risposta sul futuro del personale'

È passato più di un mese dalla prima richiesta, la Uil turismo, commercio e servizi torna a chiedere con urgenza la convocazione di un tavolo di confronto con Reindustria, con i soci della società e con tutti i soggetti istituzionali. Il motivo? “ Ad oggi non è ancora arrivata alcuna risposta ufficiale”. “ C’è stata, è vero, un’interlocuzione informale con un solo socio. Ma le interlocuzioni informali non bastano quando in gioco ci sono il futuro occupazionale delle persone, le responsabilità di soggetti pubblici e gli impegni assunti nei confronti dei dipendenti. Comprendiamo che i tempi della politica possano essere lunghi. Ma qui non stiamo parlando di una questione astratta, né di un semplice passaggio amministrativo. Stiamo parlando di lavoratrici e lavoratori che, da mesi, attendono risposte chiare sul proprio futuro, dopo che la decisione di liquidare la società è stata assunta dai soci e comunicata al personale solo a ridosso dell’annuncio pubblico”.

 

'Non basta dire che il tema è attenzionato'

“Ad oggi, non risulta alcun piano strutturato di ricollocamento, nessun percorso formalizzato di riassorbimento del personale, nessuna proposta concreta di ristoro economico per chi rischia di pagare sulla propria pelle le conseguenze di scelte societarie e istituzionali assunte da altri. Fa specie che soggetti politici e istituzionali che, a parole, rivendicano quotidianamente la centralità del lavoro, della dignità delle persone e della responsabilità sociale, lascino trascorrere quasi un mese senza dare una risposta formale su una vicenda che riguarda proprio il lavoro e le persone che lavorano. Il punto è esattamente questo: non basta dichiarare attenzione verso i lavoratori. Non basta annunciare disponibilità. Non basta far sapere, informalmente, che il tema è seguito. In Italia siamo purtroppo abituati a una dinamica pericolosa: si annuncia una soluzione e, solo per il fatto di averla annunciata, si pretende che quella soluzione venga percepita come già realizzata. Ma non funziona così. Una cosa è dire di volersi fare carico di un problema; altra cosa è assumersi concretamente la responsabilità di risolverlo”.

 

Il costo delle scelte non ricada sui lavoratori

“I lavoratori non possono essere considerati una variabile secondaria della liquidazione. Una liquidazione volontaria di una società in house deve affrontare anche le conseguenze sociali e occupazionali delle decisioni assunte. Diversamente, siamo di fronte a una gestione che rischia di scaricare sui dipendenti il costo di scelte deliberate da soggetti pubblici”.