26-11-2025 ore 17:27 | Economia - Sindacati
di Paola Manca

Venerdì 28 novembre indetto lo sciopero generale contro 'una finanziaria di guerra'

Le organizzazioni sindacali Unione sindacale di base, Confederazione unitaria di base, Sindacato generale di base e Comitati di base hanno indetto uno sciopero generale per venerdì 28 novembre. Interesserà molti comparti del settore pubblico e privato. Domenica 29 novembre è in programma la manifestazione “contro il governo Meloni e la manovra finanziaria e per la Palestina libera”. Come spiega l'Unione sindacale di base: “il governo ha approvato una manovra di bilancio che non difende il lavoro, ma lo attacca. Una manovra di guerra, che taglia scuola e sanità, congela i salari anche del pubblico impiego, non recupera l’inflazione, aumenta la spesa militare e regala miliardi di euro a banche, imprese e rendite da capitale. Scioperiamo per dire che il lavoro deve tornare a valere. Perché non è accettabile che in Italia tre persone su quattro guadagnino meno di duemila euro, mentre i profitti crescono e la povertà dilaga. Chiediamo: un salario minimo contrattuale non inferiore a duemila euro; una pensione minima di 1500 euro e l’uscita a 62 anni; la rivalutazione automatica dei salari e delle pensioni al costo reale della vita; un forte intervento pubblico per sanità, scuola, casa e trasporti; la fine della precarietà e delle esternalizzazioni; lo stop alla spesa militare e alla politica di guerra che ruba risorse al lavoro e alla sanità, alla scuola”.

 

Contro le politiche di riarmo

La Confederazione unitaria di base spiega che, in linea con le mobilitazioni pro Palestina dei mesi scorsi, la manifestazione intende “contrastare le politiche di riarmo che ci stanno portando rapidamente ad un concreto rischio di guerra, non solo in paesi lontani, ma nella nostra Europa. Vogliamo batterci contro la legge di bilancio del governo Meloni, che protegge i soliti interessi clientelari, gli evasori, le rendite, i profitti. Non fa niente per assicurare una redistribuzione dei redditi, attraverso una vera riforma fiscale che abbassi la pressione su stipendi e pensioni”.

 

Salari più bassi d'Europa

“No a riarmo, guerre, sangue, tagli e povertà. Riprendiamoci lavoro, salario, pace e futuro”. Così Sgb, che fa notare come “nella manovra finanziaria il governo stanzia un nuovo aumento delle spese militari per altri 12 miliardi nel prossimo triennio. Siamo di fronte ad un’altra finanziaria fatta con soldi per la guerra, con le industrie belliche che hanno più che raddoppiato il loro valore solo dall’inizio dell’anno, grazie agli stanziamenti pubblici ed agli acquisti dei fondi pensione”. Attenzionati sono anche “i salari più bassi d'Europa e una riforma del fisco spacciata per i lavoratori che porta 3 euro al mese a chi guadagna 30 mila euro l’anno. Niente a tutti coloro, la grandissima parte, che a quel reddito neanche ci arrivano. In un Paese in cui, per salari e contratti, anche chi lavora entra sempre più nella soglia di povertà. Una presa in giro. Alle imprese da tempo hanno ridotto il prelievo fiscale fino al 5 per cento in tutto”. Critici anche per pensioni, ospedali, servizi e liste di attesa: “l'assunzione di 6 mila medici, neanche sufficienti al turnover. I soliti tagli, la solita privatizzazione”.

 

Sanità e scuola

Infine Cobas scende in piazza per “investimenti nei settori pubblici e taglio immediato delle spese militari; stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari, nel pubblico e nel privato; aumenti salariali, rinnovo dei contratti e adeguamento automatico all’inflazione; riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e introduzione di un salario minimo legale; rottura dei rapporti politici. Scioperiamo contro la guerra e la militarizzazione della società, una legge di bilancio antisociale, sfruttamento e precarietà, la protezione scandalosa dei grandi patrimoni, dell'evasione e dell'elusione fiscale”.