24-05-2020 ore 10:50 | Economia - Associazioni
di Claudia Cerioli

Asvicom e la riapertura delle attività. Il vice presidente: "il mondo del lavoro è mutato"

Lunedì le attività commerciali e artigianali hanno potuto riaprire, con tutte le precauzioni del caso. È in questo momento che le associazioni di categoria sono chiamate ancor di più a sostenere e a guidare i propri associati, soprattutto nella prima fase, quando cioè si deve prendere confidenza con le nuove disposizioni anti contagio. Su questo e altri temi abbiamo sentito il vice presidente di Asvicom Sistema Commercio e Impresa, Fabiano Gerevini.

Al fianco delle imprese
“Siamo al fianco delle imprese su più fronti – spiega Gerevini - dal punto di vista istituzionale rappresentiamo le aziende a livello regionale attraverso le proposte che presentiamo al Patto per lo sviluppo in Regione Lombardia e a livello territoriale attraverso il Tavolo per la competitività della provincia di Cremona. Nel nostro territorio, fin dall’inizio dell’epidemia, abbiamo partecipato alle riunioni del Tavolo di coordinamento tecnico fortemente voluto dalla Camera di Commercio e a cui hanno partecipato, oltre alle categorie economiche e sindacali, i rappresentanti politici del territorio, la prefettura e, di recente, gli istituti di credito. Sono momenti di condivisione fondamentali poiché ci permettono di esprimere le reali e concrete esigenze degli imprenditori e di proporre interventi mirati a risolvere le problematiche comuni. Il nostro aiuto si concretizza poi attraverso l’assistenza e la consulenza. Accompagniamo le imprese nell’iter di candidatura ai bandi proposti da Regione Lombardia così come promuoviamo gli esercizi che svolgono il servizio di consegne a domicilio, e lo abbiamo fatto per tutto il lockdown. Inoltre Asvicom, articolazione della confederazione nazionale Sistema Impresa, si avvale di importanti strumenti bilaterali, che si stanno rivelando fondamentali per la ripartenza: il Fondo Interprofessionale Formazienda finanzia e promuove la formazione delle risorse umane, l’Ebiten, ente bilaterale che si occupa di welfare e di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e il Fondo Fass, il fondo sanitario integrativo”.
 
Un quarto delle aziende rischia di non aprire più
La condizione di molti piccoli esercizi economici e aziende, dopo questa chiusura forzata non è semplice, ma, come tiene a precisare Gerevini, “impossibile fare una stima oggi. Posso dire che almeno un quarto delle imprese presenti sul territorio rischia di non riaprire più. La chiusura forzata ha messo in ginocchio diversi segmenti del terziario. Durante il lockdown alcune scadenze sono state posticipate ma gli oneri per le imprese sono rimasti immutati. Gli incassi sono azzerati o quasi mentre le spese, al contrario, sono rimaste intatte. Nel migliore dei casi solo posticipate. A questo dobbiamo aggiungere i costi per la messa in sicurezza in vista della riapertura. Per un imprenditore agire in un quadro del genere diventa praticamente impossibile”.

Quali saranno dunque gli scenari futuri?
“L’unica certezza che abbiamo oggi è che dovremo convivere con il virus ancora per un po’. Occorre prendere urgente consapevolezza che il mondo del lavoro è mutato. Per questa ragione le imprese dovranno adottare nuovi modelli organizzativi basati sull’innovazione tecnologica e sulla digitalizzazione. Web, e-commerce, delivery, smart working e intelligenza artificiale diventeranno la normalità. Un passaggio già in corso ma che l’emergenza ha reso ancora più indispensabile. Anche i principi e i criteri della sicurezza dovranno essere più marcati rispetto al passato. Formazione e competenze specifiche delle risorse umane faranno la differenza in tutti i settori”.

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