23-11-2022 ore 15:12 | Economia - Mercati
di Giovanni Colombi

Industria e artigianato in provincia. Terzo trimestre: 'dati positivi ma permane incertezza'

“Stiamo attraversando una fase di rapidi cambiamenti delle condizioni dell’economia. Gli impulsi legati alle ondate della pandemia e alla guerra in Ucraina stanno ridefinendo il quadro congiunturale in tempi molto rapidi e mai come oggi i fenomeni che si riscontrano a livello globale hanno un immediato riflesso a livello locale”. Così il commissario straordinario della Camera di commercio, Gian Domenico Auricchio, commenta l'indagine congiunturale condotta da Unioncamere Lombardia che riguarda il terzo trimestre del 2022 e che ha coinvolto 140 imprese in provincia, tra industriali e artigiane.

 

Situazione incerta

“In questo ultimo periodo – prosegue Auricchio - si riscontrano prospettive di miglioramento legate sia alla diminuzione dei prezzi di alcune materie prime sia a miglioramenti nel funzionamento delle catene di valore globali. A questi indicatori positivi si contrappone però il peggioramento delle condizioni finanziarie, correlate all’aumento dei tassi d’interesse che si stima continueranno sino a che non ci saranno chiari segnali di inversione nell’andamento dell’inflazione anche nei prezzi al consumo, con conseguente inevitabile penalizzazione degli investimenti. In questo contesto la produzione manifatturiera provinciale tiene anche nel terzo trimestre 2022 sia per l’industria che per l’artigianato anche se è evidente il rallentamento degli indici. La situazione resta molto incerta e rende sempre più indispensabile attuare interventi pubblici a sostegno delle imprese e del potere di acquisto dei consumatori”.

 

 

Lo stato attuale

La situazione del comparto manifatturiero provinciale è in ulteriore rallentamento, con i tassi di crescita congiunturali che si avvicinano alla stazionarietà sia per l’industria (+0,4%) che per l’artigianato (+0,2%). I segnali negativi vengono dagli ordinativi che per l’industria registrano una contrazione congiunturale significativa dall’interno (-2,5%) e ancor più dall’estero (-7,4%), dove presumibilmente si registra un effetto “rimbalzo” dopo il notevole aumento registrato nel trimestre precedente (+10,6%) . Per l’artigianato il contributo degli ordini totali è ancora leggermente positivo (+0,4%), ma in evidente indebolimento. Anche il fatturato mostra segnali di rallentamento in linea con l’andamento della produzione, fermandosi a un +0,3% congiunturale per l’industria e a un +1,0% per l’artigianato. Gli incrementi produttivi restano significativi sia per l’industria (+2,1%) che per l’artigianato (+2,6%). Il fatturato, spinto anche dall’aumento dei prezzi, segna ancora incrementi significativi rispetto allo scorso anno crescendo del 10,2% per l’industria e del 5,2% per gli artigiani. Gli ordini mostrano andamenti tendenziali più contenuti per l’industria, fermandosi al +1,3% per dal mercato interno e al +1,0% dall’estero, e più positivi per l’artigianato (+4,4% gli ordini totali).

 

L'occupazione nelle aziende

Il mercato del lavoro cremonese è stabile per il settore industriale con il numero degli addetti vicinissimo alla variazione congiunturale nulla (-0,1%) e più negativo per l’artigianato che registra una flessione più significativa (-1,1%). Rimane ai minimi la quota di imprese industriali che hanno fatto ricorso alla Cassa integrazione guadagni (1,7%), mentre la percentuale sale al 3,7% per l’artigianato. Ancora molto contenuta la quota Cig sul monte ore trimestrale della (0,4% l’artigianato e 0,3% l’industria).

 

Le materie prime e il caro energia

Sul versante dei prezzi pesano le dinamiche del tutto straordinarie evidenziate a livello internazionale sulle materie prime e sui beni energetici (gas ed energia elettrica in primis) che provocano un’ulteriore spinta inflattiva, ma meno intensa rispetto allo scorso trimestre. Le imprese industriali del cremonese stimano infatti una crescita congiunturale dei prezzi delle materie prime del 9,4% e le imprese artigiane del 13,4%. Il confronto tendenziale evidenzia maggiormente la gravità della situazione con un incremento del 52,6% dei prezzi delle materie prime per l’industria e del 79,3% per l’artigianato.

 

 

Il confronto con il resto della regione

Per quanto riguarda il confronto Cremona-Lombardia, entrambe proseguono sul trend crescente, ma con un rallentamento della crescita significativo, più marcato per l’industria cremonese rispetto alla media regionale. A livello nazionale gli indicatori qualitativi denotano un peggioramento. Ciò potrebbe portare a un ripiegamento della produzione industriale italiana tra settembre e novembre. Le previsioni Prometeia indicano per il 3°trimestre una modesta contrazione dei livelli produttivi (-0,3%) che dovrebbe proseguire anche nel 4° trimestre. Dal punto di vista strutturale il quadro delle imprese industriali cremonesi alla fine di settembre 2022 resta positivo con le imprese che dichiarano una produzione accresciuta rispetto a quella di dodici mesi prima che costituiscono ancora la maggioranza assoluta (59%). Cresce però sensibilmente la quota di imprese in contrazione (dal 22% dello scorso trimestre al 28%) per lo più a discapito delle imprese stazionarie che scendono al 14%. Peggiore il quadro dell’artigianato. Scende al 50% la quota di aziende artigiane che dichiara un incremento di produzione, con una riduzione delle imprese che registrano stabilità dei livelli (15%) e un aumento di quelle in contrazione (dal 22% dello scorso trimestre al 35%).

 

Differenze nelle velocità di crescita

Le aspettative per l'ultimo trimestre degli imprenditori industriali restano positive per la maggior parte degli indicatori e virano in negativo relativamente all’andamento della domanda interna. Gli artigiani, invece, sono più pessimisti con aspettative in deciso peggioramento. Prevalgono le indicazioni di contrazione sia per i livelli produttivi che per ordini e fatturato. Meno intenso il saldo negativo per l’occupazione. Le variazioni tendenziali riscontrate a livello provinciale mostrano un quadro complessivamente positivo ma con sensibili differenze nelle velocità di crescita e i primi segnali di contrazione per due provincie. Questo risultato dipende anche dai tempi della ripresa che a livello locale, in base alle diverse specializzazioni produttive, si è avviata in momenti differenti. Dove una maggior diffusione di piccole e micro imprese si incrocia con una specializzazione nei settori del comparto moda, pelli-calzature e abbigliamento in primis, la fase di ripresa si è avviata con ritardo ed ora questi territori registrano incrementi tendenziali più intensi. Le provincie che hanno iniziato per prime il recupero ora registrano, invece, un rallentamento più marcato della crescita tendenziale.

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