23-02-2021 ore 20:31 | Economia - Aziende
di Gloria Giavaldi

Dalle scarpe alle mascherine, la storia di una famiglia con il coraggio di cambiare

In un angolo ci sono ancora le scarpe. La storia non si può cancellare. In sala riunioni c'è una suola. “Ora la uso come fermaporte”. Fabio Brassini, titolare di un'azienda di Soncino, ha dovuto mettere un punto. “Dopo quattro generazioni abbiamo scelto di interrompere la tradizione di famiglia nel settore delle calzature. Non è stata una decisione semplice, ma era necessario per ripartire. Ora produciamo mascherine”. In azienda non si respira più la tradizione artigiana, ma i segni restano. “Il mio bisnonno ha cominciato a produrre zoccoli subito dopo la guerra. Andava in Jugoslavia a prendere il legno, faceva gli zoccoli e poi li vendeva a bordo di un carretto. Inizialmente la mia famiglia proponeva un prodotto economico”. Dagli zoccoli alle ciabatte infradito con l'intento di soddisfare un buon numero di clienti. “Fino a quando ci siamo dovuti scontrare con la concorrenza indiana e cinese. Questo ha imposto un primo cambiamento: ci siamo dedicati ai sandali, prima. Alle sneakers di alto livello, poi, rivolgendoci principalmente al mercato europeo, americano e dell'Estremo Oriente”.

 

Il lockdown

A febbraio con il lockdown tutto si è fermato. “Dopo la chiusura dei negozi, ci siamo ritrovati tutta la produzione bloccata in magazzino e nell'impossibilità di presentare nuovi campionari. Non potevamo rischiare ancora. Così abbiamo deciso di cambiare”. La conversione ha preso il via nel mese di giugno. “E' stato un cambio drastico, soprattutto di mentalità. Le scarpe si facevano sporcandosi le mani, ora qui è tutto bianco, pulito, sterile”. Tutta un'altra storia. "Prima guardavo i piedi delle persone, ora ho alzato lo sguardo". Nel capannone l'attenzione è puntata sulla nuova macchina: “basta inserire la materia prima, la macchina, tutta italiana e di altissimo livello, consegna il prodotto finito”. Si tratta di mascherine Ffp2 certificate. “Abbiamo osservato tutte le regole ed ottenuto la certificazione in Italia. Ad oggi, tuttavia ci scontriamo con una concorrenza sleale, per lo più cinese”. Mascherine con un'efficienza di filtrazione pari al 30 per cento, contro il regolare 94 per cento, ottengono comunque la certificazione. Il procedimento per ottenere il marchio di conformità, è, in realtà, serrato e complesso: “deve essere redatto il fascicolo tecnico per palesare la procedura di realizzazione del prodotto e la realizzazione di diversi test di prova. Il tutto viene poi validato da un organo di controllo”.

 

Il futuro

Tiene tra le mani la mascherina. “Il nostro futuro sta tutto qui. Continueremo nel settore sanitario, sicuramente ampliando la gamma di prodotto anche con le Ffp3”. Sul tavolo ci sono dei ganci nucali: “è una nostra caratteristica distintiva, servono per chi ha visi piccoli”. Gira la mascherina. “Questa aletta consente un miglior adattamento al naso, aumenta la capacità di filtraggio ed impedisce agli occhiali di appannarsi”. Il futuro oggi si stringe in una mano, ma è tracciato e verrà scritto da chi ha fatto la storia di questa realtà, “dipendenti fedelissimi”, che hanno saputo cambiare strada con passione immutata. “Il mio lavoro – racconta Paola Galimberti – è cambiato totalmente: prima mi sporcavo le mani spesso, ora la parola d'ordine è pulizia”. Unita alla sterilizzazione e al “bianco perenne”. In fondo, anche il bianco splende.

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