20-02-2024 ore 20:01 | Economia - Aziende
di Annamaria Carioni

'La fabbrica per l'uomo e la rinascita della bellezza': Ancorotti custode dell'eredità Olivetti

Siamo ospiti di Renato Ancorotti, senatore e presidente dell'Ancorotti cosmetics, nel suo poliedrico studio: innumerevoli fotografie alle pareti, modellini di auto, corni rossi di ogni foggia e misura e l'imprenditore cremasco, seduto alla scrivania davanti a noi. L'occasione che ci ha portati nella sua azienda è il suo libro "La fabbrica per l'uomo. La rinascita della bellezza: l'eredità di Olivetti a Crema", che si presenta non solo come progetto, ma anche come prodotto di bellezza e che si presta a molteplici percorsi di lettura: può essere sfogliato come un catalogo d'arte, può essere approfondito come un saggio filosofico, sospeso tra etica ed estetica, può essere letto in chiave storica, attraverso la ricostruzione delle tappe di un'esperienza personale e professionale, che si interseca con la storia della città, può essere inteso come rispettoso e doveroso omaggio ad Adriano Olivetti, la cui eredità risuona in questo luogo.

 

Com'è nata l'idea di realizzare il libro e chi ha collaborato con lei?
"Il libro è un prodotto di bellezza, che racconta tutte le storie di Olivetti a Crema, anche i momenti bui, quando lo stabilimento chiuse e la rinascita, quando abbiamo ripreso questa fabbrica e l'abbiamo restituita alla città. Questi 30.000 metri quadrati, che erano rimasti vuoti e abbandonati, costituivano anche un pericolo. Noi abbiamo ridato una parte di sicurezza a quest'area della città".

 

Il libro ripercorre le tappe della sua luminosa carriera dal piccolo laboratorio manifatturiero con soli 3 dipendenti, alla Gamma Croma, che arriva ad averne 300, fino alla Ancorotti Cosmetics, fondata insieme a sua figlia Enrica. Quali sono i momenti che lei ricorda con maggiore intensità?
"Il momento che ricordo con più intensità è quando sono partito nel 1984, per cui ormai sono quarant'anni che faccio questo lavoro: iniziai a Pandino in uno spazio di 200 mq e non avevamo nemmeno i soldi per acquistare un muletto".

 

Nel libro compare più volte il concetto di Nuovo Umanesimo Industriale. Ce lo può illustrare?
"Questo è un pensiero olivettiano, che ha attraversato tutto il suo modo di fare impresa. Io parlerei di futurumanesimo: andare verso la modernità con i pro e i contro, che essa comporta, come per esempio nel caso dell'intelligenza artificiale, che ci porterà vantaggi, ma anche svantaggi, proiettarsi verso la crescita, verso il domani, mantenendo però la propria identità". 

 

Questo futurumanesimo parla di una rinascita, che avviene attraverso la ricerca della bellezza intesa come caratteristica peculiare dell'italianità?
"Ho letto trattati filosofici e letterari sulla bellezza. Credo che sia difficile sintetizzare che cosa sia in una sola frase. Bellezza è rispetto verso gli altri, è lavorare correttamente in una società, che non sempre è corretta verso le imprese".

 

E' anche un viaggio attraverso ricordi ed emozioni. In una delle prime pagine sua figlia ci regala uno slogan semplice e potente allo stesso tempo: “Impegno nelle idee e cuore nelle mani”. E' un pensiero che sente suo?
"In questa frase è racchiuso ciò che abbiamo fatto: si parte dall'idea, ma poi ci vogliono le mani e ci vuole il cuore. Così nasce la passione, perché se non c'è passione non si arriva da nessuna parte. Io preferisco gli appassionati agli esperti: un appassionato può diventare esperto, ma non so se sia valido il contrario".

 

Per realizzare questo volume, si è avvalso della preziosa collaborazione di professionisti ed amici, tra i quali l'architetto Marco Ermentini, che scrive: “ Ci sono amici con cui condividere la passione per il mondo”. Lei con chi ha condiviso la sua passione per il mondo della cosmesi?
"Ho iniziato con persone che per me sono state delle guide: il compianto Ing. Bonetti, che era titolare della Deborah, mi ha insegnato molto e così altre persone straordinarie, come Giovanni Sgariboldi e Dario Ferrari, che sono imprenditori appassionati, visionari, intelligenti e persone per bene. Con Marco Ermentini siamo amici da quando eravamo piccoli e con lui è possibile affrontare i temi in intimità, perché ci si conosce bene, si apprezzano i punti di forza e si sostengono le debolezze dell'altro, così come le sensibilità reciproche".

 

Lo stabilimento Olivetti è stato recuperato con un progetto di Restauro Timido, che Ermentini definisce come “la dolce alleanza tra memoria e futuro”. Imparare dal passato, capire il presente e progettare il domani: in quale di questi spazi temporali lei si sente più a suo agio?
"Sono un po' conservatore su alcune cose, ma in generale proiettato sempre verso il futuro: noi esportiamo il 90% della nostra produzione. L'anno scorso si è trattato di un giro da 100 milioni di euro di made in Italy e quest'anno sarà ancora di più: se un'impresa non cresce, si diventa imprenditori compiaciuti ed è in quel momento che inizia il declino. Un imprenditore non si deve mai accontentare non di guadagnare di più, ma di far crescere la propria azienda e con essa un bene sociale e l'occupazione".

 

Passiamo ora all'eredità di Adriano Olivetti, che sosteneva “Io voglio che non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza”. E' questa la fabbrica a misura d'uomo?
"La fabbrica per l'uomo e non l'uomo per la fabbrica. Anche questa è una frase famosa di Olivetti, che io condivido pienamente. Non credo che tutti la mattina non vedano l'ora di andare a lavorare, ma ritengo che poter lavorare in un ambiente sereno, che infonde nei collaboratori una condivisione degli obiettivi sia meglio del dover lavorare per arrivare alla fine del mese. Qui ci sono regole, ma non dictat assoluti". 

 

Questa riflessione ci porta a parlare della valorizzazione del capitale umano attraverso la crescita professionale, la motivazione e che altro ancora?
"Dare dignità ai collaboratori e capire che sono loro il vero capitale dell'azienda è fondamentale: essi sono il futuro dell'azienda stessa, al di là di tutti gli investimenti e di tutto quello che si può fare dal punto di vista economico. C'è una lettera che Adriano Olivetti scrisse al padre, in cui diceva che si doveva aumentare il welfare aziendale. Oggi tutti ne parlano, ma fino a dieci anni fa non ne parlava nessuno. Lui è stato un antesignano: Olivetti è un modello per il futuro, non un modello del passato".

 

Il made in Italy conquista il mondo: la bellezza ha le stesse coordinate e segue i medesimi canoni fuori dai nostri confini nazionali?
"Il made in Italy è una frontiera in gran parte inesplorata, in cui ci sono ancora enormi spazi verdi da conquistare. Pensiamo solo alle micro aziende che sono diffuse in Italia. Dopo Coca Cola e Visa il made in Italy è il terzo marchio nel mondo: chi ci impedisce di arrivare più in alto? Il made in Italy è la preziosa risorsa che il nostro Paese ha per conquistare il mondo, è uno stile di vita, uno stile di qualità del prodotto. In questo panorama di riferimento, la cosmesi investe il doppio in ricerca e innovazione, occupa il doppio del personale femminile e laureato rispetto alla media nazionale".

 

Può svelarci qualche progetto per il futuro?
"Abbiamo alcuni progetti in cantiere, dei quali possiamo parlare, in quanto sono già stati avviati. Si tratta di nuovi prodotti cosmetici, che consentiranno di occupare nuovi spazi, che abbiamo acquistato, adiacenti all'azienda. Stiamo parlando di una struttura di 5.000 metri con un investimento di 18 milioni di euro". 

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