
“Il rendiconto 2025 è il riflesso di un approccio conservativo che di fatto non tiene conto delle evoluzioni e delle criticità tipiche dell’epoca post pandemica, né delle relazioni oggi in essere con la medicina del territorio. Non racconta di una strategia a lungo termine. Piuttosto le citazioni a bilancio esprimono interventi estemporanei assunti per tamponare la difficoltà di governare i flussi qualitativi e quantitativi delle emergenze sorte in vari servizi ed unità ospedaliere”.
Carenza di personale e condizioni organizzative
Così Roberto Ripamonti dell'Unione sindacale di base sul rendiconto 2025 approvato dall'Asst di Crema a fine aprile. Appare critico sulla scelta, palesata nella relazione del direttore generale, di “ valorizzare l’integrazione con altre professioni sanitarie e con operatori socio-sanitari, al fine di garantire la continuità dei servizi e il mantenimento degli standard assistenziali, pur in presenza di condizioni di mercato non direttamente governabili”. “ L' obiettivo di integrare forzatamente unità e servizi (come nel caso dei laboratori analisi, trasfusionale ed anatomia patologica) non considera le differenti configurazioni professionali degli addetti, le specifiche certificazioni necessarie”. Sulla carenza di personale infermieristico aggiunge: “nel documento si parla di numeri, di persone che mancano, ma non viene considerata la difficile gestione di ferie e permessi per chi resta ( talvolta si contesta l' utilizzo della 104), nè viene valutato il fatto che si lavori senza la garanzia della corretta turnazione”. Critica appare, da questo punto di vista, la condizione della portineria: “allo stato attuale non vi sono risorse effettive sufficienti per garantire la corretta turnazione, tenendo conto di ferie e riposi”.
Afflusso al pronto soccorso, impatto e territorio
Nel documento secondo Ripamonti“ viene bypassato il nesso tra gli afflussi al pronto soccorso e il funzionamento complessivo dell'ospedale, come conseguenza della problematica relazione con i medici di base e il suo riflesso diagnostico”. L'attivazione delle nuove strutture territoriali non appare al momento sufficiente a “ridurre l'afflusso di utenza al pronto soccorso. Certo, di fatto, queste strutture devono ancora garantire la piena operatività: gli effetti, speriamo , si vedranno col tempo”.
Relazioni sindacali
“Il mio pensiero è che questa direzione provi a governare una situazione molto critica, ma preferisca farlo in solitaria, limitando il confronto sindacale allo stretto necessario”. Il sindacato aveva già sollecitato alla direzione strategica “maggior dialogo”. “L’augurio è che le relazioni sindacali possano essere funzionali per il bene dell'azienda e quindi per la salute di tutti. L'impressione è che la direzione strategica abbia il polso della situazione, ma preferisca un approccio duro ed isolato, senza entrare con la componente sindacale nel merito delle criticità”. Questo si traduce “in un eccessivo presenzialismo degli organi di vertice anche su partite la cui gestione potrebbe essere delegata ai collaboratori. L’approccio non porta a rapide e definitive risoluzioni delle criticità”.
Politiche di welfare
Relativamente al turnover, Ripamonti osserva: “si promuovono indagini di gradimento lavorativo su chi se ne è andato e non su chi resta. Non si considera chi arriva, corrispondendo aiuti nel trovare alloggio o assicurando altre politiche di welfare. E, allora, viene da chiedersi: perché un professionista giovane e preparato dovrebbe venire a lavorare all'ospedale di Crema?”.