
“Contro lo sfruttamento legalizzato, a favore dell'internalizzazione e contro la privatizzazione dei servizi che lascia inviolati solo i diritti dei più ricchi”. Queste, in estrema sintesi, le motivazioni che hanno spinto il personale educativo delle cooperative sociali ad aderire allo sciopero indetto dall'Unione sindacale di base per oggi, lunedì 18 maggio. Il collettivo territoriale EducAzione si è riunito questa mattina in piazza Duomo. “Il nostro contratto nazionale è scaduto cinque mesi fa. Non si vede l'ombra di un rinnovo. E comunque le condizioni previste sono vergognose. I governi di ogni colore politico continuano a tagliare la spesa pubblica su sanità, istruzione e sociale. La spesa militare aumenta per garantire accordi e risorse a sostegno dell'imperialismo che sfrutta noi
lavoratori e lavoratrici e crea miseria e morte tra i popoli oppressi”.
'Condizioni vergognose'
“Su di noi gli effetti di tali scelte producono stipendi sotto la soglia di dignità, violazioni del Contratto Nazionale e Territoriale (come la mancanza parziale o totale del rimborso chilometrico); patologie da stress lavoro correlato (burnout, depressione), assenza di pausa pranzo garantita e riconosciuta, assenza o limiti nel riconoscimento e nella retribuzione anche per le formazioni obbligatorie e, non meno importanti, le ore lavorate non pagate o non riconosciute dalle amministrazioni e dalle cooperative, vero fulcro del nostro sfruttamento. Solo grazie a questo lavoro non retribuito le cooperative possono permettersi di esistere sul mercato del Terzo settore, supportate da specifici accordi integrativi dovuti alla concertazione nazionale e territoriale tra governi, amministrazioni, organi di rappresentanza delle cooperative e sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil che firmano i nostri contratti spazzatura)”.
Le istanze
“Nell'immediato, per far fronte a questa situazione, esigiamo: l'adeguamento dei salari al costo della vita, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, la quattordicesima pagata per intero, la retribuzione o riconoscimento delle ore in caso di assenza senza preavviso dell'utenza e delle ore lavorate non frontali necessarie; il pagamento del rimborso chilometrico senza restrizioni, come previsto dal Ccnl ormai scaduto; piena retribuzione per le formazioni obbligatorie; buono pasto, fine dei part time ciclici verticali proposti unilateralmente”.
Priorità all'internalizzazione
“Queste rivendicazioni, per quanto necessarie, rappresentano solo l'inizio. Non solo i nostri diritti di lavoratori e lavoratrici, ma i bisogni e diritti stessi delle persone con cui lavoriamo finiscono per essere a loro volta calpestati venendo a mancare la continuità e la qualità nei servizi essenziali . La prospettiva che ci deve guidare è perciò inevitabilmente l'internalizzazione dei servizi: unica alternativa al sistema attuale che opprime le lavoratrici e danneggia l'intera società. I nostri interessi sono gli interessi di tutti”.